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Longhi: «Teatro necessario per dare energia alla città»

Il direttore di Ert parla delle stagioni nel pieno della campagna abbonamenti «Offriremo il meglio di quanto accade sui palcoscenici non solo italiani»

Nel pieno della campagna abbonamenti, ci è parso naturale chiedere a Claudio Longhi, direttore di Emilia Romagna Teatro, perché fare l’abbonamento a teatro?

«Intanto una prima motivazione anche abbastanza basica e soggettiva è che abbiamo cercato, con il programma che è stato ordito per il sistema Storchi/Passioni, di dare uno spaccato significativo, e speriamo esaustivo, per quanto possibile, di quanto sta accadendo di meglio oggi in Italia, sul nostro territorio ma anche internazionalmente. Chi avesse già un interesse per il teatro credo che attraverso questo abbonamento abbia una possibilità di registrare quelle che sono le dinamiche del linguaggio teatrale odierno sul piano sia formale che contenutistico. Poi, ci sono motivazioni che possono coinvolgere anche persone non necessariamente abituate al teatro».

«Credo che oggi ci sia un forte bisogno di teatro, perché il teatro è un elemento generatore di comunità, e attualmente c’è un'enorme necessità di affrontare insieme i problemi. Sottoscrivere un abbonamento oggi potrebbe essere un gesto importante per la vita della comunità, e lo dico non da direttore di teatro, ma dal punto di vista di una persona che ha a cuore il destino di una città. Ritengo che sia ancora importante andare a teatro perché c’è bisogno di mettere in moto i pensieri, di stimolare le energie, di aprire i fronti delle discussioni, perché questo metterebbe in moto la società, facendola camminare. Penso, infine, che sia importante perché oggi abbiamo bisogno di divertirci, non solo nel senso dell’evasione, ma come possibilità di riscoprire il piacere della conoscenza che è esattamente quello che il teatro ti può dare: il piacere, soprattutto, di una conoscenza condivisa».

Vi sono, in cartellone, spettacoli speciali, in altre parole da non perdere?

«Tutti, naturalmente… ma consiglierei come imperdibili gli spettacoli che altrimenti sarebbe difficile riuscire a vedere, come, allo Storchi, la “Giselle” di Dada Masilo, “Donka” di Finzi Pasca, o "Lettere a Nour" di Benzine e Il grande gioco dell’Afghanistan del Teatro dell’Elfo, perché certi temi devono essere affrontati; per gli stessi motivi alle Passioni “Lo scurtecato” di Emma Dante, o “Per il tuo bene” poiché ha vinto il premio Tondelli e occorre dare spazio ai giovani emergenti».

Può considerarsi significativo un certo calo delle presenze nella scorsa stagione?

«Ci inseriamo in una situazione di fisiologica criticità, sotto questo aspetto. L’andamento della stagione è stato discontinuo, obiettivamente, con grandi risposte e altre minori, non necessariamente in base alla qualità degli spettacoli, per cui probabilmente si devono generare degli equilibri; di conseguenza, abbiamo cercato di disegnare una stagione che tenesse conto dei dati evidenziati dalla stagione precedente cercando di comprendere le dinamiche del coinvolgimento del pubblico, non per correre appresso a delle mode, ma perché è fondamentale saperne parlare nel modo giusto».

Rientra in tutto questo il gioco: “Esploratori in vacanza”?

«Anche questo è un tentativo di trovare risposte al problema di un maggiore coinvolgimento: utilizzare dinamiche ludiche per intercettare un tipo di spettatore che abbia perso

un po’ l’abitudine di andare a teatro. Bisogna sempre avere una sorta di doppio sguardo che punti a rispondere alle necessità di chi già ama il teatro ma anche a quelle di chi invece per svariate ragione ha deciso che il teatro non faccia, o non faccia più, parte della propria vita».

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