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Simona Bertozzi danza con i Marewa e parla d’incontro

Questa sera alle 20 in piazza Roma sarà presentata l’azione coreografica “Poem of you”, risultato dell’incontro della danzatrice Simona Bertozzi con il Gruppo Marewa

MODENA. Questa sera, sabato 22 giugno, alle 20 in piazza Roma sarà presentata l’azione coreografica “Poem of you”, risultato dell’incontro della danzatrice Simona Bertozzi con il Gruppo Marewa costituito da giovani richiedenti asilo africani. La performance - ad ingresso libero - è realizzata in collaborazione con Teatro dei Venti, Caleidos Cooperativa Sociale e Associazione Ghana Yomo nell'ambito del bando MigrArti 2018 del MiBACT.

Come nasce la collaborazione col Gruppo Marewa?

«Stefano Tè del Teatro dei Venti mi ha chiesto di incontrare questo gruppo di rifugiati e richiedenti asilo con il quale da anni realizza laboratori e incontri sulla pratica teatrale - dice Simona Bertozzi. L’incontro è avvenuto con un laboratorio in occasione del festival Trasparenze. Siccome si è creata una bella sinergia sia con la compagnia che con il gruppo di migranti, ho deciso di realizzare un ulteriore approfondimento con un evento da presentare all’interno di MigrArti, bando che appoggia percorsi di pratica e interazione tra linguaggi artistici diversi incontrando immigrati presenti in Italia».

“Poem of you”, la performance che eseguirete, si inserisce nel progetto Wonder(L)and. Di cosa si tratta?

«Wonder(L)and è un percorso biennale ancora in itinere basato sulle pratiche di esplorazione del corpo legate al movimento, dove ad essere valorizzato è proprio l’incontro. Con questo progetto ho incontrato tipologie diverse di performer, valorizzando l’idea di sorpresa e meraviglia. La proposta di lavoro con i Marewa mi è sembrata non solo attinete, ma anche una sorta di valore aggiunto; con loro davvero il territorio d’indagine si è allargato alla dimensione avventurosa dell’esplorazione del movimento e alla meraviglia e stupore di ogni gesto. Sapevo che il presupposto per lavorare insieme non poteva essere la danza contemporanea che frequento di solito perciò abbiamo lavorato sugli elementi sostanziali del movimento: sospensione, caduta, peso, spogliati da ogni psicologia di codice».

Come si coniuga la poesia di Whitman con la vostra performance?

«Whitman è apparso in diversi episodi del progetto Wonder(L)and; la dimensione dell’attraversamento e della molteplicità così come il ritmo aperto e sbilanciato del suo verso non potevano che essere la suggestione più forte anche per il lavoro con i Marewa. Nel testo di “Poem of you” parla proprio di corpi tutti ugualmente luminosi. L’estrema democrazia, la sorpresa connessa al gesto e al movimento con i Marewa è diventata un’esperienza gloriosa. È stato importante dare ai ragazzi la possibilità di cominciare a esplorare il movimento immaginando che ogni loro azione è portatrice di una memoria, si proietta in una visione futura; volevo che sentissero la dissonanza tra il territorio da cui provengono e quello in cui si proiettano. Il movimento di per sé è formato da una provenienza e da una proiezione; in questo suo darsi propone la possibilità di essere sorprendente, perché contiene molto di più: ricordi, pensieri, desideri».

Come interagisci con loro sul palco?

«Sono partita da un incompiuto di Michelangelo, la battaglia di Cascina, una scena d’azione universale. L’atteggiamento anatomico è importante per il singolo ma acquista ancora più significato nel gruppo. Insieme stiamo creando un vero e proprio

vocabolario aperto di immagini e di azioni dal quale ho cercato di discostarmi creando delle dimensioni personali, ma sempre mantenendo forte l’idea di comunità. Si tratta di un processo strutturato ma ricco di impurità, dove c’è ancora tanto da scoprire».


 

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