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Modena, 1952. Sogni di benessere Storia dell’eredità arrivata dal Brasile

E in un altro caso due a processo per aver falsificato durante il funerale le ultime volontà di un parente

A fine giugno del 1951 il tenore Di Stefano aveva investito sulla Via Emilia, alla “Casa Rigata”, con la sua “Mercury”, un ciclista che procedeva verso Modena, provocandogli gravi lesioni, ma lo aveva prontamente soccorso. In Pretura si svolge alla fine di gennaio un processo, ma Di Stefano non si presenta dichiarando di essere indisposto, con grandissima delusione dei numerosissimi curiosi accorsi per vederlo. Viene assolto con formula piena “perchè il fatto non sussiste”.

Ma c’è anche un al ...

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A fine giugno del 1951 il tenore Di Stefano aveva investito sulla Via Emilia, alla “Casa Rigata”, con la sua “Mercury”, un ciclista che procedeva verso Modena, provocandogli gravi lesioni, ma lo aveva prontamente soccorso. In Pretura si svolge alla fine di gennaio un processo, ma Di Stefano non si presenta dichiarando di essere indisposto, con grandissima delusione dei numerosissimi curiosi accorsi per vederlo. Viene assolto con formula piena “perchè il fatto non sussiste”.

Ma c’è anche un altro processo. Esce una rivista, “Modena senza maschera”, e il responsabile viene denunciato all’Autorità giudiziaria in base alla legge sulle pubblicazioni contro la morale. La Questura aveva ordinato il sequestro della pubblicazione presso le edicole (confesso di non avere trovato alcuna traccia di questa rivista probabilmente un poco “osée” per l’epoca).



Nei pressi della Madonnina un giovane laureato in medicina si butta sotto il rapido Milano-Roma sfuggendo al controllo dell’addetta al passaggio a livello. Si scoprirà che il disgraziato in quella mattina aveva già cercato due volte di suicidarsi. Pochi probabilmente ricordano, o ne sono al corrente, la “questione Trieste”.

Nel 1945 Trieste e l'Istria erano state suddivise in due zone (A e B) amministrate militarmente dagli Alleati e dagli Jugoslavi: la prima comprendeva il litorale giuliano da Monfalcone fino a Muggia più l'enclave di Pola, la seconda il resto dell'Istria. Il 10 febbraio del 1947 fu firmato il trattato di pace, che istituì il Territorio Libero di Trieste. La situazione si chiarì solo il 5 ottobre 1954 quando con il Memorandum di Londra la Zona "A" del Territorio Libero di Trieste passò all'amministrazione civile del governo italiano, mentre l'amministrazione del governo militare jugoslavo sulla Zona "B" passò al governo della Repubblica socialista. Le tensioni rimanevano altissime, e l'8 marzo 1952 a Trieste una bomba uccise alcuni manifestanti di un corteo italiano. Ci furono proteste e manifestazioni in tutta Italia.

A Modena “la manifestazione di italianità indetta dagli studenti universitari e medi della nostra città, iniziatasi compostamente, ha degenerato purtroppo verso il mezzogiorno di ieri in una serie di deplorevoli incidenti che hanno avuto per teatro d’azione il centro cittadino e particolarmente il Portico del Collegio. Già nella mattinata un lungo corteo di studenti con bandiere e cartelli inneggianti alla città di Trieste si era mosso dalla sede universitaria raggiungendo il Teatro Storchi, ove il segretario del partito monarchico parlava ai convenuti sulla questione di Trieste. Successivamente gli studenti, al canto di inni patriottici, si ricomponevano in corteo raggiungendo il monumento ai Caduti ove deponevano una corona di alloro.

Era intenzione degli studenti di percorrere in corteo il centro cittadino, ma gli organi di Polizia, per motivi di ordine pubblico, avevano invitato gli organizzatori della manifestazione a desistere dall’intento, disponendo il blocco della Via Emilia all’altezza di Corso Canal Grande. Gli studenti allora si sedevano sulla strada ostruendo completamente il traffico, agitando bandiere e cartelli. Discesi da un camion una ventina di carabinieri caricavano decisamente gli studenti, determinando una veloce fuga verso Via Università.

Verso mezzogiorno alcune centinaia di studenti si concentravano all’altezza del Caffè Nazionale, sotto il portico del Collegio, deridendo i poliziotti. Provenienti dal Canal Grande alcune jeep della polizia precedute dalle motociclette della Stradale entravano sotto il portico, determinando un fuggi fuggi generale. Gli studenti si rifugiavano nei negozi, ma gli agenti li costringevano a uscire. Poi lentamente la situazione si è normalizzata e verso le tredici tutto era ritornato normale”.

ROLANDO BUSSI

bussirolando@gmail.com