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“Nei giardini di gioia”: con Benati un inno in versi alla nostalgia

MODENASi intitola “Nei giardini di gioia”, il volume di poesie di Stefano Benati (Ed. Artestampa, p. 128, 12 euro). Sono diversi i temi ricorrenti nelle sue composizioni; innanzitutto la nostalgia:...

MODENA

Si intitola “Nei giardini di gioia”, il volume di poesie di Stefano Benati (Ed. Artestampa, p. 128, 12 euro). Sono diversi i temi ricorrenti nelle sue composizioni; innanzitutto la nostalgia: “Sapevo che non sarebbe stato facile/riempire gli inutili anni/che avrebbero trasformato la mia vita/in una prigione di nostalgia” (Da “Nei giardini di gioia”). Poi anche un dolce romanticismo come ad esempio ne “Il metronomo dell’anima”: “Ascolta il mio cuore/ monotono dell’anima/ meccanismo perf ...

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MODENA

Si intitola “Nei giardini di gioia”, il volume di poesie di Stefano Benati (Ed. Artestampa, p. 128, 12 euro). Sono diversi i temi ricorrenti nelle sue composizioni; innanzitutto la nostalgia: “Sapevo che non sarebbe stato facile/riempire gli inutili anni/che avrebbero trasformato la mia vita/in una prigione di nostalgia” (Da “Nei giardini di gioia”). Poi anche un dolce romanticismo come ad esempio ne “Il metronomo dell’anima”: “Ascolta il mio cuore/ monotono dell’anima/ meccanismo perfetto/ che si nutre di emozioni/ scandisce con precisione la corsa dei secondi/ che volano rapidi/ ma non abbastanza/ mentre mi portano da te”. E l’amore, sempre presente nei versi di Stefano Benati: “Ti pensai tanto quella notte/e anche se il sonno mi prese/ a dispetto delle mie intenzioni/ continuai a vederti in sogno/ Ricordo che quando mi svegliai/ o credetti di farlo/ ti stringevo tra le braccia: il pensiero ti aveva riportato da me” (da “Pensiero”). Infine la natura, che torna e ritorna: “Muore l’estate/ si abbandona al silenzio/ del vestito umido/ di una coltre di nebbia/compagna di tante mattine/ E domani tutto sarà diverso/ si è chiusa l’amata stagione di cieli stellati/romantiche lune d’argento/ ispiratrici di sogni incantati” (da “Muore l’estate”).

«Scrivo poesie da quattro anni - spiega Benati - ho scoperto che è un modo bellissimo per poter urlare, sulla carta con una semplice matita, ciò che a volte non riesco nemmeno a dire sottovoce. Ho vinto la timidezza di raccontare a altri le mie emozioni e i miei sentimenti. Sono una persona comune, a volte remissiva e se ricevo uno schiaffo porgo l’altra guancia, non per convinzioni religiose ma per la mia incapacità di fare discussioni. Amo la pace, la serenità, la bellezza in tutte le sue forme, sia essa femminile o in tutte le manifestazioni della natura, mi commuovo per un alba, per un tramonto o per la mia terra che porto sempre con me. Amo autori come Giovanni Pascoli, Pablo Neruda, Alda Merini, Emily Dickinson e Nazim Hikmet».

Stefano Benati è nato nel 1957 a Ravarino, nella bassa modenese. La sua vocazione è nata nella maturità, quando le riflessioni sulle esperienze di vita, i ricordi d’infanzia, i sogni di gioventù, i sentimenti, erano ormai incontenibili e lui ha sentito il bisogno di riversarle sulla carta.

Da quel momento, quasi ogni giorno scrive versi, che a volte condivide con le sue amicizie su Facebook. —

O.G.