Il look di Sabrina sfila sul web

La blogger di Finale presenta i suoi abbinamenti via internet e racconta la vita nel mondo fashion

di Maria Vittoria Melchioni

Una volta si aveva il diario segreto chiuso con il lucchetto, da nascondere nei posti più impensati della propria cameretta. Ora il diario, il "blog" per usare il termine corretto, si mette direttamente online. Il fenomeno dei blog è da anni sotto la lente dei sociologi e massmediologi che organizzano convegni su convegni per capire se è una nuova forma di informazione o solo una manifestazione dell'ego. Fatto sta che all'interno dei blogger quelli che sicuramente riscuotono più successo, traducibile in numero di visite ai propri siti, sono i fashion blogger (che si spartiscono la gloria con chi si occupa di cucina). Sabrina Tassini, 22 anni laureanda in Scienza della Comunicazione, da Finale Emilia è una delle fashion blogger che si sta facendo notare di più nel cyber spazio.

Il suo "Patchwork à porter" (che potete leggere all'indirizzo patchworkporter.blogspot.com) è un mix di giornalismo di moda, con approfondimenti e racconti di ciò che Sabrina vive nel fashion system affiancato alla struttura classica del blog di moda che prevede foto dei propri outfit quotidiani con uno scambio di opinioni in merito con i propri lettori. L'abbiamo incontrata mentre era in partenza per un servizio proprio sulle fashion blogger per Cosmopolitan.

Come ti è venuta l'idea di aprire un blog di moda?

«L'ho fatto sostanzialmente per unire le mie due passioni: la scrittura e la moda. Amo tantissimo scrivere, sto scrivendo anche il mio primo romanzo che non riguarda però il fashion system. Ho aperto il mio blog circa un anno fa, lo gestisco tutta da sola e la cosa mi piace anche se richiede tanta passione, dedizione e tempo da dedicarci. Le foto me le fa un'amica fotografa e non il classico fidanzato come accade per tante altre blogger. Ci tengo che sia uno spazio mio». Com'e cambiata la tua vita? «Sicuramente in meglio. Grazie al blog ho conosciuto molta gente che lavora nella moda sia nelle pubbliche relazioni sia giornalisti e soprattutto numerosi altri blogger. Ho iniziato a collaborare con DonnaModerna.com, Style.it il sito di Glamour e LoveUBaby. Sono stata invitata alle sfilate e agli eventi durante le varie settimane della moda. Sono spesso in viaggio e anche se essere diventata una "globe trotter" a lungo andare può stancare ed è molto impegnativo, non ho ancora vissuto momenti di sconforto. Purtroppo per come sono io caratterialmente, in questo ambiente ci sono persone un po' troppo competitive per i miei gusti, ma a queste si controbilanciano persone meravigliose con le quali ho stretto amicizia».

Cosa ne pensi della querelle che ha visto protagonisti i giornalisti di moda contro i fashion blogger?

«Penso che siano due facce della stessa medaglia. Una più competente e formale, l'altra più improntata all'immagine, diretta ed informale, che rende accessibile ciò che per tanti resta solo un sogno. Possono benissimo convivere. Anche se capisco che ora, con i blogger alle sfilate, c'è una gran confusione e a volte chi tra essi riceve troppi favoritismi (non sempre meritati), può creare qualche disagio in chi va alle sfilate non per divertirsi ma per lavorare».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Prima di tutto laurearmi e la cosa spero accada nel giro di pochi mesi. Poi concedermi un bel viaggio negli Stati Uniti, a New York in particolare, magari durante la settimana della moda. Sono già stata in America e non vedo l'ora di ritornarci. Poi ovviamente ampliare le mie collaborazioni e magari far diventare la mia passione un lavoro vero e proprio».

Domanda fatidica: come si vestono i modenesi?

«Purtroppo cadono in tanti cliché e credono che l'eleganza sia quella stereotipata del maglioncino scollato a V con gonna o pantaloni. Non osano tanto e facendo così perdono tantissimo in originalità e si perdono anche il divertimento che è insito nella moda, nel giocare con gli abiti mescolandoli e creando ogni giorno look differenti. Devono osare un po' di più, avendo la fortuna di vivere in una città in cui non mancano gli stimoli dati dalle varie boutique. Ma si teme un po' troppo il giudizio altrui e quindi per evitare critiche che magari non vengono ignorate, si preferisce standardizzare il proprio modo di vestire. E questo è un peccato».

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