Terremoto e problemi di convivenza: E c’è pure il mestolo... “impuro”

Ospite islamica rifiuta il pollo servito con le stesse posate delle braciole di maiale

Usi, costumi e tradizioni delle varie etnie che popolano evidenti i campi degli sfollati continuano a mettere alla prova gli uomini della Protezione civile. A San Felice, tanto per fare un esempio, all’indomani della “rissa del ragù”, innescata da una ragazza che ha platealmente lamentato di essere stata deliberatamente servita di ragù di carne invece che di tonno, ora bisogna stare attenti anche al... mestolo.

«Una ragazza di religione islamica ha protestato perché al momento di servire i secondi c’erano pollo e braciole. Lei ha scelto il pollo, ma non voleva che le venisse somministrato con il mestolo che il cuoco aveva in mano, in quanto avendo servito ad altri il maiale, quel mestolo era “impuro”, contaminato», ha spiegato ieri un testimone, assistendo alla scena e all’imbarazzo col quale uno degli alpini di Trento addetti alla mensa ha dovuto gestire il caso, per evitare una nuova incontrollabile sceneggiata. «Quando c’è stata l’emergenza dei profughi dalla Tunisia ci avevano dettato le direttive, ma qui ci siamo trovati sinceramente alle prese con questioni ancor più problematiche. Vedremo di attrezzarci...», commenta uno dei volontari.

Se però gli islamici magrebini hanno dato parecchio filo da torcere, ieri i Sikh di origine indiana, opportunamente istruiti e redarguiti dall’inviato del console di Milano e dalla comunità reggiana, si sono arrangiati: «Abbiamo nostri costumi e nostro cibo, per cui abbiamo chiesto e ottenuto di poter servire i nostri connazionali». E così è stato. Ieri poi a San Felice è arrivato un pulman di Ghanesi, intenzionati a sostenere i loro connazionali ospiti del campo Trento di San Felice. Dove sono ospiti 32 nigeriani (4 di religione islamica) e 28 nigeriani ( di cui 8 di religione islamica.

«Siamo venuti per portare loro conforto», spiega Isacco, che abita a Modena. Nigeriani e Ghanesi hanno a lungo parlato con i loro connazionali. Poi il capo delegazione dei volontari si è rivolto al responsabile del campo di Trento, Alberto Trenti: «Noi siamo a disposizione, diteci cosa dobbiamo fare, dare soldi o fare le pulizie, e noi lo faremo...». (ase)

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