Il coraggio dei volontari salva i tesori di San Biagio

Spettacolare recupero tra le macerie della formella Seicentesca della Vergine e del quadro con il santo protettore: «C’era il pericolo di crolli e sciacalli»

SAN BIAGIO IN PADULE. La Seicentesca e miracolosa formella della Beata Vergine delle Grazie è sopravvissuta al bombardamento.

Salvata dal coraggio e dall’amore dei parrocchiani di una San Biagio distrutta nei suoi monumenti, ma che quel bombardamento non ha spezzato nell’anima.

Nell’emergenza che ha concentrato ogni sforzo sullo spettacolare recupero del Trittico di Bernardino Loschi a San Felice, nell’emergenza che ha finora impedito tra pericoli di crollo e priorità di dedicarsi alle chiese e ai monumenti del territorio, il popolo della parrocchia ha trovato la sua forza.

L’ingegner Marco Bergonzini, insegnante ed ex consigliere comunali, e altri volontari tra sabato e domenica hanno sottratto al destino, ai crolli e agli sciacalli tutte le opere più preziose di San Biagio.

Incluso il quadro dell’abside che raffigura il santo protettore della frazione. Lacerato, ferito come i suoi fedeli nel corpo e nei beni, il prezioso dipinto ha resistito. E ha atteso che Bergonzini, arrampicandosi con la forza della fede tra le macerie, lo prendesse a due mani, e lo restituisse alla comunità. L’operazione si è consumata nella massima discrezione, e il quadro è stato messo al sicuro, in attesa della formale consegna alle autorità competenti, per il restauro.

«Abbiamo soprattutto recuperato la ceramica che raffigura la Beata Vergine delle Grazie, simbolo di tutta la nostra comunità», dice l’ingegnere.

La ceramica venne piazzata sotto una enorme pianta a metà del 1600. E in poco tempo chi si recava in devozione e preghiera ottenne miracolosi benefici, come raccontano le cronache religiose. La fama di quella formella crebbe negli anni, tanto che nel 1699 ci fu la trasposizione nella chiesa di San Biagio, dove è rimasta per oltre trecento anni.

«Onde evitare problemi - racconta Bergonzini - spesso in chiesa veniva posizionata una copia identica dell’originale. Ma nella notte del terremoto nel santuario dedicato c’era proprio la formella seicentesca».

Ha dell’incredibile che in una chiesa rasa al suolo queste opere si siano salvate. Bergonzini e gli altri parrocchiani hanno anche recuperato tutte le stazioni della Via Crucis settecentesca. Abbastanza antiche da far gola agli sciacalli che purtroppo continuano a bazzicare sul territorio.

«Mi è capitato - racconta Bergonzini - di passare in località Croce, dove una colonnina votiva ricordava la croce posizionata dai monaci durante la bonifica della palude. C’erano due uomini che armeggiavano per strappare la croce dalla colonnina caduta. Ho chiesto cosa facessero, ho detto che avrei chiamato i carabinieri e si sono allontanati. Ho comunque segnalato targa e auto».

GUARDA VIDEO E FOTO DELLO SPETTACOLARE SALVATAGGIO

WWW.GAZZETTADIMODENA.IT

La guida allo shopping del Gruppo Gedi