Trivellazioni e gas: aperta una inchiesta

Il procuratore aggiunto Musti accerterà se ci sono state perforazioni per il maxi stoccaggio a Rivara, come segnalato da alcune mail pervenute

Ci sono state o no trivellazioni sotterranee nella Bassa modenese? Il procuratore aggiunto Lucia Musti ha aggiunto al suo fascicolo di indagini sui crolli dei capannoni del 20 maggio anche un capitolo sul progetto di deposito di gas a Rivara e su eventuali trivellazioni del terreno.

Si tratta di segnalazioni arrivate con mail in Procura delle quali la Musti si fa carico con accertamenti specifici per fugare dubbi su un evento, come le trivellazioni, che desta grande preoccupazione nella popolazione in questi giorni. Le indagini riguarderanno quindi un aspetto specifico del quale finora non si ha però alcun riscontro reale - non risulta che siano state fatte trivellazioni in profondità e tantomeno il cosiddetto “fraking”, ovvero il prelievo di gas naturale con condotte a “L” lunghe chilometri che si posizionano perforando la roccia.

L’indagine appena iniziata dovrà insomma stabilire se di trivellazioni sono state fatte oppure no e se sono state legate a prospezioni o progetti legati al Rivara.

Proseguono intanto le indagini degli altri due magistrati del pool che indaga terremoto di Modena concentrate sui danni e i crolli del 209 maggio; crolli che hanno provocato ben 13 morti. A questo proposito le salme si trovano tuttora in medicina legale e devono essere ancora sottoposte ad autopsia.

Si attende infatti che si compia una complessa procedura annunciata dalla Procura che prevede decine e decine di avvisi di garanzie a tutte le figure legate agli impianti industriali e artigianali crollati: dai progettisti ai costruttori fino ai manutentori, dal collaudatore al proprietario, più i congiunti delle vittime in quanto parti offese.

Prima dell’autopsia dovranno essere nominati i consulenti di tutte le parti: per questo servono avvisi di garanzia. Tuttavia, il lavoro di identificazione, demandato dalla Procura ai carabinieri, sono ancora lunghi. Solo dopo l’autopsia sarà possibile pensare alla sepoltura dei 13 deceduti.

Anche per i capannoni crollati, i due pm modenesi (Guerzoni e Sighicelli) dovranno nominare consulenti tecnici: deve essere infatti chiarito tutto su queste strutture spazzate via dalla forte scossa delle 9.02 del 29 maggio.

Infine, con la consegna dei documenti della Cgil ieri il procuratore capo Vito Zincani ha avviato una inchiesta sulla liberatoria che un maglificio carpigiano ha chiesto ai lavoratori per sottrarsi a ogni responsabilità e tutela eliminando rivalse legali e scaricando ogni danno su di loro. La Procura dovrà vagliare se il fatto è avvenuto, cosa negata dalla azienda sotto accusa.

Si dovrà quindi sottoporre a perizia il documento consegnato dall sindacato. Anche per i tredici morti dovrà essere accertato a che titolo si trovavano negli stabilimenti crollati e quale accordo avevano preso prima di iniziare i controlli durante i quali sono stati sorpresi dal crollo.

Mentre a Modena non ci sono quindi indagati per i crolli mortali, a Ferrara invece ieri erano 17 e se ne profilavano in totale una trentina.

Un numero alto. Anche nella città estense è previsto un forte aumento di avvisi di garanzia, per gli stessi identici motivi decisi dalla Procura di Modena.

E non è un caso: è uno dei primi effetti del coordinamento tra le due Procure deciso con il procuratore generale di Bologna Emilio Ledonne. Stesse procedure, stessi obiettivi, a volte stese figure o persone fisiche.

E il modo stabilito per procedere in maniera spedita nelle indagini. Il procuratore generale le coordinerà da Bologna soltanto per facilitare il lavoro dei colleghi, lasciando però loro piena autonomia come previsto.

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