«Oltre le immagini che dividono ragione da follia»

«Recuperare la filosofia dell’esperienza di Marco Cavallo per riuscire a far incontrare e dialogare due mondi»

Fuori come va? È il titolo di questa rubrica e quindi ci è parso naturale intervistare Peppe dell'Acqua, che nel 2003 ha pubblicato, per Editori Riuniti, un volume che si intitola proprio “Fuori come va? Famiglie e persone con schizofrenia. Manuale per un uso ottimistico delle cure e dei servizi”. Dell'Acqua, è lo psichiatra salernitano che nel 1973 ha condiviso con Giuliano Scabia e Vittorio Basaglia l’esperienza dalla quale uscì Marco Cavallo, il cavallo azzurro (nella foto) simbolo della liberazione e dei riconquistati diritti dei “matti”.

A Modena abbiamo svolto un lavoro coi giornalisti. Da questa collaborazione, abbiamo ottenuto di uscire con cadenza periodica sulla Gazzetta di Modena. E volevamo chiamare la rubrica “Fuori come và?”

«Chiaramente ne sono felice! La scelta di quel titolo fu in parte ispirata alla canzone di Ligabue, “Fuori come va?” che si interroga proprio su cosa esista intorno a noi, oltre noi. Il titolo era perfetto per un libro che voleva mostrare a mamme e papà che il mondo non si chiudeva con la scoperta della malattia del figlio. Il titolo voleva spronare a mettere il naso fuori, uscire e a vedere un po' come vanno le cose e, in questo senso, credo sia azzeccato anche per la vostra rubrica».

Che ne pensi del rapporto tra i mass media ed il mondo della salute mentale?

«Esiste un documento, approvato nel 2011, la Carta di Trieste che costituisce un vero codice deontologico per i giornalisti che parlano di salute mentale. So che questo codice ha ispirato Le Parole della Salute Mentale che voi avete realizzato nel 2012, proprio riservato ai media. I media, però, non inventano le parole che utilizzano. Quelle parole vengono dalle psichiatrie. Spesso gli psichiatri spendono belle parole. Poi ti giri e vedi che quello psichiatra ha un servizio di diagnosi e cura con una porta blindata, chiusa con un lucchetto, con una telecamera e in alcuni luoghi addirittura con persone che hanno la pistola e che sono i vigilantes. I giornalisti scrivono le stesse cose che sentono dire dagli psichiatri, con superficialità certo, ma non inventano i luoghi comuni. Dobbiamo riuscire a cambiare la percezione di cosa sia una notizia e di come raccontarla».

A volte ci sembra di essere come tanti granelli di sabbia chiusi in un metro quadro con dei muri altissimi. Questa rubrica può aiutarci a buttare giù questi muri?

«Potrà aiutarvi nella misura in cui riuscirà a far parlare i due mondi, superando l'immagine del manicomio che divide la ragione dalla follia. Ricordate l'esperienza di Marco Cavallo? La filosofia della vostra rubrica credo debba essere la stessa. Come un cavallo di Troia al contrario, esso non aveva lo scopo di far entrare le persone in una città fortificata ma di per fare uscire quelli che erano protetti dal muro, e costruire una soglia dove far incontrare i due mondi».

La guida allo shopping del Gruppo Gedi