«Referendum da nazisti»: Udc condannata

Manifesto contro la fecondazione assistita: il partito dovrà risarcire due cittadini offesi

«Io e la collega avevamo firmato per il referendum sulla procreazione assistita. Sennonché abbiamo visto quel manifesto che paragonava i promotori a dei nazisti e ci siamo sentiti profondamente offesi. Così nel 2005 abbiamo denunciato l’Udc modenese e ora abbiamo vinto la causa civile».

Se al senatore Carlo Giovanardi - promotore di quel controverso manifesto nell’ormai lontano 2004 sia a Modena che a Senigallia - è andata bene vincendo a Roma in Corte d’appello contro i Radicali Italiani e l’associazione Luca Coscioni, è andata invece male al suo vecchio partito, l’Udc modenese, che ora si trova a dover pagare 20mila euro a ciascuno dei due avvocati milanesi: Enrico Barilli e Giuseppina Maria Borella, gli attori della causa civile al tribunale di Modena. È uno dei tanti paradossi della giustizia: un giudice condanna e uno assolve sulla stessa materia. Nel caso di Giovanardi l’accusa, per due volte respinta, era di diffamazione; per l’Udc modenese, invece, è stato riconosciuto un «risarcimento di danno non patrimoniale per aver offeso la dignità, l’onore, il decoro, la reputazione e l’identità personale» dei due avvocati in veste di comuni cittadini a loro avviso colpevolizzati in quanto accostati ai nazisti e al loro metodo eugenetico di selezione della razza. L’Udc annuncia il ricorso in appello, confidando in un finale positivo come avvenuto al suo ex influente membro oggi nel Pdl. Nel frattempo, però, la sentenza emessa dal giudice Pagliani è esecutiva e quindi si rischia un pignoramento di beni per 40mila euro. Non solo: il giudice impone la pubblicazione della sentenza su ben quattro quotidiani nazionali a grande tiratura, il tutto a spese del partito. E infine lo obbliga a rifondere anche le spese processuali ai due avvocati. Che, spiegano, devolveranno parte del risarcimento in beneficenza.

Il controverso manifesto attaccato per le strade mostrava le Camice brune (Sa) e Hitler durante un raduno con la dicitura in alto «Referendum sulla procreazione assistita» e in basso: «Anche loro avrebbero firmato». Un chiarissimo riferimento ai promotori. Giovanardi lo aveva caldamente appoggiato e aveva difeso la sua scelta a spada tratta fin dalle polemiche successive all’affissione. L’assoluzione in Corte d’Appello, il 22 aprile scorso, è quindi arrivata a ridosso di questa condanna del suo vecchio partito. La motivazione per cui non avrebbe diffamato è che «si tratta di opinione che, indipendentemente dalla sua condivisibilità, può essere liberamente espressa nell’esercizio del diritto garantito dall’Articolo 21 della Costituzione».

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