SAN FELICE. Un evento di solidarietà per dare un futuro a decine di bambini bielorussi e superare gli effetti del sisma. S’è chiuso mercoledì il progetto Chernobyl, attivo dal 2000. «Nel 2011 abbiamo avuto 64 bambini - racconta Giliana Galeotti, che da anni cura l’organizzazione - l’anno scorso ne erano previsti 65, ma abbiamo dovuto rinunciare per il terremoto. Quest’anno, invece, 44 famiglie hanno scelto di mandarceli». Un progetto organizzato con la collaborazione tra Comune, Croce Blu e Fondazione Cassa di Risparmio.
«Lavoravo nella Croce Blu - aggiunge Galeotti - in un centro per diversamente abili; durante una riunione, mi sono innamorata del progetto. Le famiglie si autotassano pagando 450 euro per bambino: ci sono ecografie, visite mediche, esami del sangue. Nel 2013 per fortuna non abbiamo avuto grosse problematiche: qualche anno fa è stata fatta un’operazione al cuore, poi è stato fatto un intervento alla milza in Bielorussia, dopo la malattia diagnosticata in Italia. In parecchi si sono sottoposti a terapie per la tiroide, uno degli elementi più a rischio; quest’anno per fortuna sono stati soltanto due». Per i ragazzi, non solo le cure ma anche il divertimento. «C’è stato un centro estivo - spiega la coordinatrice - con attività in piscina, giochi d’acqua e visite, i due mesi sono passati in fretta».
A breve lo scambio porterà alcuni sanfeliciani in Bielorussi. «Andiamo da un decennio in una scuola a Nivki, nella zona con il confine ucraino, difesa da cecchini. L’area è a pochi chilometri dalla centrale di Chernobyl. Una zona “limite”, in cui ci sono orfani e alcolisti. L’istituto era per 35 bambini; adesso ne possiamo accogliere 75 per le classi e 20 per l’asilo, con 30 insegnanti. È l’unica scuola che ha ottenuto tutti i permessi. Nel 2013 faremo interventi a 12 finestre e compreremo una lavastoviglie. Ogni anno spendiamo circa 3-4mila euro. Abbiamo regalato delle bici. Frutta, verdure e gelati costituiscono per loro un’alternativa adeguata a un menu composto solo da pollo e patate: sono un buon modo per far espellere le radiazioni. Lì l’igiene è un problema: perciò facciamo sottoscrivere un “patto dell’igiene”, per lasciare buone norme quando tornano a casa. Spieghiamo l’importanza dello studio per avere un lavoro. Molti vanno all’università, lavorano come meccanici, cuochi, sarte, parrucchiere. Il lavoro migliora loro la vita». (g.f.)
