Matti? Chiusi in casa o legati ad un albero

Ecco la testimonianza di Ahmed, fuggito dalla sua terra, la Somalia. «Per chi non lo sapesse, la Somalia, il mio Paese d'origine, è in una condizione di guerra civile e di instabilità politica da più...

Ecco la testimonianza di Ahmed, fuggito dalla sua terra, la Somalia.

«Per chi non lo sapesse, la Somalia, il mio Paese d'origine, è in una condizione di guerra civile e di instabilità politica da più di ventidue anni. Uccisioni di massa, stupri e, non certo per ultimi i pirati, hanno portato in ogni famiglia un morto, un mutilato o un “matto”. E questi ultimi, per evitare che vadano in giro col rischio di beccarsi proiettili vaganti, vengono legati ad un albero del cortile di casa o costretti all'interno delle mura domestiche.

Conosco tanti miei connazionali che sono in Italia, che soffrono o hanno sintomi di depressione, paranoia e bipolarismo. Tuttavia molti di loro sono restii ad affidarsi ai Centri di Salute Mentale. Hanno paura dello stigma, hanno paura di essere definiti “matti”, hanno paura di se stessi e di come sono diventati, perché in Somalia il “matto” è l'equivalente di reietto o di persona che non serve più a nulla. Esiste un altro problema grave per noi, una volta che si è entrati nel circuito dei Centri di Salute Mentale: se non si trova lavoro prima che scada il permesso di soggiorno si è costretti a lasciare l'Italia, anche se si è abitato qui da più di vent'anni e anche se non si sono commessi reati penali. Sono le conseguenze dirette dell'applicazione della legge “Bossi-Fini”. Ai figli nati e cresciuti qui, non viene riconosciuta cittadinanza in modo automatico come invece succede ormai in tutto il resto dell'Europa. Si può chiedere la cittadinanza dalla soglia del 18esimo anno fino al compimento del 19esimo anno di vita. Se si ritarda anche di un solo giorno, si dovrà adottare l'iter normale, ovvero dimostrare di essere residenti in Italia da almeno dieci anni e di avere percepito un reddito di 10.000 euro negli ultimi tre anni. E se una persona non ha e non può guadagnare quella cifra... ?».

Ahmed

e la redazione di Idee in circolo

(nella foto: Mogadisshu, fila a un centro di distribuzione di cibo)