«Sono scappato dopo aver visto morire la mia famiglia»

«Sono nigeriano e vivo in Italia dal 2008. Nessuno mi ha costretto ad abbandonare la mia terra natale, ma a causa dei conflitti religiosi tra musulmani e cristiani ho visto morire mia madre, mio...

«Sono nigeriano e vivo in Italia dal 2008. Nessuno mi ha costretto ad abbandonare la mia terra natale, ma a causa dei conflitti religiosi tra musulmani e cristiani ho visto morire mia madre, mio padre e mio fratello. Se volevo sopravvivere dovevo scappare».

« Dopo essere arrivato in Libia - prosegue - senza quasi accorgermene, mi sono trovato sopra un traghetto diretto verso Lampedusa: così sono giunto in questo Paese. Cercavo una nazione dove ripartire da capo, dove iniziare a vivere un futuro migliore. Ero solo, sapevo che forse potevano esserci degli amici che abitavano a Modena e così sono venuto in questa città. Ero senza il permesso di soggiorno, non me lo avevano concesso. Avevo anche seri problemi di salute, tanto che venni operato a cuore aperto all'Hesperia. Ho cercato invano un lavoro onesto per tanto tempo, poi però mi sono lasciato coinvolgere nel traffici di droghe. Mi hanno rinchiuso al carcere di S. Anna nel 2009 per spaccio. Le prime due settimane di carcere mi sono servite tantissimo, sono state caratterizzate da una lunga ed incessante riflessione sul mio sbaglio. Ho capito che la punizione è stata giusta e sono certo di non voler mai più ricommettere lo stesso errore: tengo troppo alla mia libertà. Dal 2012 sono un ex detenuto, sto studiando l'italiano e vivo con una coppia di nigeriani. Mi sono allontanato definitivamente dal mondo della droga».

«Il pregiudizio nei miei confronti - dice ancora - è forte, una volta che sei stato dentro, per tutta la vita appari agli occhi di molti come un delinquente. Nonostante tutto sembri negativo, sono contento di essere in Italia, in questo Paese ci sono molte più opportunità di un futuro migliore, anche se per adesso vivo svolgendo lavori saltuari».