L’industria dell’auto rilancia la sfida (ancora) dall’America

Ecco come il Consumer electronics show di Las Vegas e il salone di Detroit tracciano la strada dell’innovazione

 
L’industria dell’automobile ricomincia dall’America. Quella di Trump che minaccia dazi per tutti ma che poi resta sempre il mercato più ambito. Dove c’è il lusso. Dove piacciono ancora le berline e continuano a viaggiare con il vento in poppa i pick-up sempre più giganteschi e costosi. L’auto ricomincia dall’America della tecnologia, della Silicon Valley che seduce l’industria delle quattro ruote con l’obiettivo, un giorno non tanto lontano, di farla definitivamente sua. 
 
All’inizio dell’anno è sempre così. Gli occhi sono puntati al di là dell’oceano innanzitutto perché a gennaio si svolgono due saloni che raccontano ognuno a modo proprio lo stato dell’arte dell’automobile. Da una parte il Ces (Consumer electronics show) di Las Vegas, la più grande fiera di tecnologia al consumo del mondo. Dall’altra, il più tradizionale degli expo, quel Detroit Show che tra alti e bassi ha sempre lasciato un segno sul corso degli eventi automobilistici.


Tra i due, il Ces è quello che oggi seduce davvero il pubblico. Con Las Vegas che a inizio gennaio da capitale del gioco d’azzardo si trasforma in capitale dell’innovazione. È qui infatti che va in scena il futuro e ultimamente soprattutto quello automobilistico. Ed è qui che sbarcano tutti (o quasi) i big dell’industria della mobilità per mostrare la loro visione dell’auto che verrà. Al punto da aver praticamente costretto dal prossimo anno a far slittare a giugno il salone di Detroit che da sempre ha aperto le manifestazioni internazionali dell’anno. Segnale evidente della rivoluzione automobilistica in corso che vede al centro di tutto la tecnologia e l’innovazione e sempre meno il design, le carrozzerie e i motori così come l’ostentazione del lusso.

A Las Vegas, invece, si parla di auto a guida autonoma che gestendosi da sole risparmiano vite umane, che non hanno più impatto sull’ambiente, ma che sono anche molto più piacevoli da vivere. Si immagina un percorso per i prossimi dieci anni basato soprattutto sulla creatività: dalle proposte elettriche di Bmw e Byton, alla incredibile idea Hyundai dell’auto con le “gambe” per camminare su terreni su cui nemmeno la più estrema delle fuoristrada potrebbe avventurarsi. Per finire alle migliaia di soluzioni per “muoversi” meglio con e senza l’auto.

D’altronde sarà proprio su questo terreno che si giocheranno le prossime sfide industriali e soprattutto si concentrerà la maggior parte degli investimenti miliardari delle case automobilistiche.

Poi naturalmente ci sono i modelli. Ci sono i numeri e i fatturati con tutte le contraddizioni che si porta dietro l’industria dell’auto, costretta a guardare avanti ma a fare i conti con il presente e qualche volta anche con il passato. Dove tutto quello visto e raccontato a Las Vegas deve ancora arrivare o comunque è ancora abbastanza lontano per generare profitti immediati. E allora per questo ci sono i saloni della tradizione. Quelli con gli stand con le automobili a fare da star.

Dunque, eccoci, a Detroit, ultima edizione al gelo di gennaio. Il salone dei giganti, dei super pick-up e delle berline. Il salone del lusso e degli annunci. Il luogo dove progettare un altro tipo di futuro, più legato al prodotto di oggi, alle fabbriche e alle alleanze necessarie per limitare i costi di tutto questo. Tutto puntualmente accaduto nella capitale del Michigan. Da una parte con i modelli sugli stand, dall’altro con il più atteso degli annunci: l’alleanza (globale) tra Ford e Volkswagen, per costruire insieme pick-up e van con l’obiettivo di vendere in Europa i veicoli commerciali nel 2022 ed esplorare insieme le opportunità di vetture a guida autonoma, servizi di mobilità e auto elettriche.

Cosa diventerà nel tempo questa unione è ancora tutto da scoprire ma di certo aprirà scenari completamente nuovi per tutta l’industria dell’automobile. Ripartirà il valzer delle alleanze vere o presunte? Probabile. Un’industria globale come quella dell’automobile non può certo farne a meno. E se l’Europa ristagna e l’America riprende velocità perché non mettersi insieme per migliorare da una parte e correre più veloci dall’altra? A Detroit è successo. L’America funziona così. Per questo l’auto riparte ancora una volta da lì. —