Castelvetro. Opera 02, la cartolina tra vigneti e resort in cima alla collina

Ventuno ettari di grasparossa. Tutto bio. Tra Levizzano e Puianello Il rifugio di Vettel e le bottiglie di rosso vendute in tutto il mondo

CASTELVETRO Una vecchia stalla sulla sommità della collina. E campi di foraggio tutt’attorno. Diciotto anni fa era così. L’orizzonte lo stesso. Puianello sullo sfondo e a 360 gradi vecchi casolari di campagna, in quella fetta di collina tra Castelvetro , Levizzano che sa un po’ di Toscana, un po’ di Langhe. E oggi è un pullulare di vigneti , agriturismi e casolari restaurati. Diciotto anni dopo Opera 02 è l’azienda agricola con annessa cantina, resort e acetaia preferita dalla Ferrari. Vettel ci viene spesso. Ma prima di lui qui è salito il gotha della Fiat e del Cavallino con John Elkan e l’indimenticato ad Sergio Marchionne.


«Perché Opera 02? Perché abbiamo voluto omaggiare la nostra terra. Pavarotti. Il palcoscenico che la natura ci ha donato e che spazia sui vigneti. Perché Opera lo pronunci così. In tutto il mondo. E pensi subito a Big Luciano, a un’eccellenza e a Modena e all’Emilia...», racconta Mattia Montanari, 38 anni, sposato, due figlie, proprietario dal 2002 con la famiglia dell’azienda e dei ventuno ettari che la circondano.

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Una laurea in economia lontana anni luci dal profumo del mosto e un’attività di famiglia incentrata sull’edilizia, Mattia tra i filari che circondano la collina di Opera 02 c’è cresciuto. Conoscendone ogni segreto. «...Sbagliando soprattutto sul campo ma nello stesso tempo imparando e facendomi le spalle grosse». ricorda sorridendo. E di strada l’azienda agricola e resort balcone sulle colline di Levizzano ne ha fatta. Tanta.


«Iniziammo acquistando quattro ettari. Tutti vitati perché in famiglia con papà Enrico avevamo la passione dell’aceto balsamico - continua Montanari - Poi siamo cresciuti. Passo dopo passo siamo arrivati a rilevare ventuno ettari oggi tutti vitati. Con un punto fermo: produzione di vino biologico. Grasparossa, rosè, un ettaro di trebbiano che ci serve per l’aceto balsamico. E dopo l’investimento della tenuta è arrivato il passo e l’investimento della cantina e del resort. Iniziammo i lavori nel 2009 e poco più di un anno dopo eravamo già aperti per accogliere turisti...».


Mille bottiglie è stata la prima stagione di Opera 02. Che oggi sono diventate circa 70mila. «Con il 90% che va all’estero e di questo novanta il 75% negli Stati Uniti. Scommettiamo sul futuro, sulla nostra terra. E anche tra difficoltà, ostacoli superati, oggi i fatti ci stanno dando ragione. Il 90% delle nostre presenze nel resort sono straniere. E a loro spieghiamo la storia di questi vigneti. Di queste colline. Dai vitigni alla raccolta, all’imbottigliamento. E al profumo dell’aceto balsamico. Una filiera tutta nostra. L’aceto balsamico, ad esempio, lo vendiamo solo ai nostri clienti. Non finisce sui mercati interni o esteri».


Sopra il resort. Grandi vetrate. Un terrazzo che spazia sulla campagna e a valle un lago. Dentro otto camere e per arrivarci il profumo che arriva dalle botti di aceto. Trecentoventi. Il ristorante che può ospitare 120-130 clienti ed eventi esclusivi, con lo chef Pietro Gisondi, 36 anni, che dirige uno staff da qualche mese diviso tra il bistrout e il ristorante gourmet, dove vince la tradizione ma anche la fantasia della cucina emiliana e di tutta la penisola.
«È stato un grande investimento con l’obiettivo è stato sempre dare vita ad un’azienda autonoma.

Dove tutto nasce qui e tutto finisce qui. Dal produttore al consumatore. Sopra il resort, il ristorante, le stanze, l’acetaia e sotto, due rampe di scale, la cantina. Diamo lavoro a 24 dipendenti. Una media di 26 anni. E tutti con contratto a tempo indeterminato. Voglio che la squadra di chi mi affianca non viva nel precariato. I giovani hanno bisogno di fiducia. Di condividere un sogno e credere nel domani», conclude Mattia. Postacard from Levizzano Opera 02. —