IL NOSTRO CARO ALBERO

Un patrimonio verde da salvare

Lo Stivale ospita circa 20 miliardi di alberi. Recentemente, la superficie boschiva italiana ha superato per ettari quella agricola. Le foreste occupano oggi 11,4 milioni di ettari, quasi il 40% della superficie nazionale: l'incremento percentuale negli ultimi cinque anni è del 2,9%, negli ultimi 30 anni del 25% e negli ultimi ottanta perfino del 75%

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La sfida più complessa è mettere radici. Far crescere apparati fatti di cultura e investimenti, conoscenza scientifica e regole: quel che serve ai nostri alberi per continuare a crescere e assorbire CO2, in prima linea nella battaglia alla crisi climatica. L'Italia del 2020, per i suoi alberi, ha diversi progetti in corso d'opera nel tentativo di salvarli e preservarli. Nel 2015, dagli ultimi dati disponibili dell'inventario forestale nazionale, è stato calcolato che lo Stivale ospita circa 20 miliardi di alberi. Recentemente, la superficie boschiva italiana ha superato per ettari quella agricola. Le foreste occupano oggi 11,4 milioni di ettari, quasi il 40% della superficie nazionale: l'incremento percentuale negli ultimi cinque anni è del 2,9%, negli ultimi 30 anni del 25% e negli ultimi ottanta perfino del 75%. 

L'Italia è dunque sempre più verde, ma anche sempre più esposta agli effetti del cambiamento climatico. In un anno di incendi come il 2017 il carbonio assorbito dalle nostre foreste è stato quasi azzerato dall'anidride carbonica emessa dai roghi. Le emissioni e gli effetti del riscaldamento globale, dalla siccità a eventi meteo sempre più intensi e drammatici come la tempesta di Vaia che ha abbattuto oltre 14 milioni di piante, minacciano dunque seriamente il futuro dei nostri alberi. Ecco perché, nel tentativo di salvarli e salvarci, si lavora in due diverse direzioni. 

La prima è quella legata alla protezione e la prevenzione delle nostre aree verdi e boschive, la seconda è invece basata su progetti di piantumazione, come quello lanciato dalla comunità Laudato si' per piantare 60 milioni di nuovi alberi, uno per ogni italiano.

Nell'Europa del Green Deal e di foreste che godono in media di un buono stato di salute, a differenza di angoli del mondo come Amazzonia, Africa o Indonesia dove la deforestazione è allarmante o di Siberia e California dove imperano gli incendi, l'Italia dimostra per esempio di intraprendere un cammino positivo per preservare il verde, a patto che segua alcuni principi fondamentali. Giorgio Vacchiano, ricercatore forestale dell'Università Statale di Milano, indicato nel 2018 da Nature come uno degli undici giovani scienziati emergenti al mondo, fa alcuni esempi. "Sappiamo che per proteggere le foreste e gli alberi bisogna prevenire i danni, penso ad esempio a incendi boschivi, schianti, siccità. Questo significa guardare al futuro. Per esempio la Lombardia ha deciso di non rimboschire gli alberi abbattuti nella tempesta di Vaia per lasciare uno sviluppo più naturale con boschi basati su diverse specie rispetto a monocolture di abeti rossi.
E' una direzione interessante: un esempio di rinuncia, rispetto al ripiantare, che potrebbe portare a nuovi equilibri. In Toscana invece lavorano sodo sulla pianificazione anche su piccola scala, di dettaglio, per i piani antincendio: cercano di individuare dove potrebbe passare il fuoco per fare interventi mirati e aprire radure per proteggere così le foreste. Oppure nell'Appennino Tosco-Emiliano si studiano piante della stessa specie ma provenienti da luoghi diversi d'Italia, per capire quali si adattino meglio alla siccità in modo da seminare gli alberi giusti. Ci sono tanti esempi positivi, ma servono indicazioni precise. Io e altri colleghi forestali proviamo a indicare la via nel progetto Alberitalia.it".

 

I progetti di piantumazione



L'altra strada sulla quale l'Italia si sta impegnando è la piantumazione, ovvero piantare nuovi alberi che - solo una volta cresciuti - saranno efficaci nella capacità di assorbire CO2 e porteranno diversi benefici. Fra i progetti più avanti, c'è per esempio 'Forestami' della città metropolitana di Milano, che mira a piantare 3 milioni di alberi entro il 2030. E poi nuove iniziative simili stanno già partendo in Emilia Romagna dove si vogliono piantare 4,5 milioni di alberi in cinque anni e sono in programma anche in Lazio e Campania.
 

"Piantumare sì, ma ci vuole una strategia"



Piantumazione che però ha bisogno di regole. Come ha ricordato per esempio l'Uncem (Unione nazionale comuni e comunità enti montani), è corretto piantare ma è fondamentale anche la "gestione attiva dei boschi" e lasciare diversi ettari di superficie a prati e zone di pascolo. Poi, sostengono enti certificatori come Pefc e Fsc, serve una gestione sostenibile. "Piantare nuovi alberi - continua Vacchiano - può avere tanti vantaggi, non solo per la capacità di assorbire CO2, penso per esempio alla mitigazione della temperatura o la regimazione delle acque. Però la piantumazione ha due rischi: uno che per alcuni sia una forma di greenwashing, una scusa da parte di privati per continuare dall'altra parte ad inquinare; e due che specie e luoghi dove vengono piantati non siano idonei. Ci vuole una strategia: gli alberi vanno seguiti, curati almeno nei primi tre anni, perché solo da adulti saranno davvero efficaci".

Rispetto ai singoli alberi piantati nelle città, la cura delle foreste, che assorbono molta più CO2, è oggi di primaria importanza. Mentre piantare nuovi alberi "in città e zone inquinate come la Pianura Padana può dare benefici per l'assorbimento di inquinanti e polveri sottili, ma anche rinfrescare, migliorare la qualità dell'aria. Serve progettazione urbana". Progettare perché "il cambiamento climatico supera la capacità di resilienza degli alberi. L'unico modo che abbiamo per difenderci è dunque investire nella cura degli alberi e aiutarli a fare il loro lavoro".