Le infrastrutture
Mercatello sul Metauro dalla Galleria della Guinza, in Umbria (foto di Alberto Sofia) 

Le grandi incompiute verdi

Dall'idrovia Padova-Venezia all'anello ferroviario di Palermo, dal Terzo Valico di Genova alla diga del Melito in Calabria e fino alla Galleria della Guinza umbra. Viaggio nell'Italia delle infrastrutture mai concluse

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In un continente dove almeno un quinto delle emissioni di gas serra è colpa dei trasporti stradali, l’efficienza delle infrastrutture può essere il migliore alleato dell’ambiente. E dunque della salute, anche per gli aspetti legati alla sicurezza. Tanto più in Italia, Paese che detiene saldamente il record europeo di mezzi di trasporto a combustione interna in rapporto agli abitanti, e nel quale le merci viaggiano quasi tutte su strada con un parco tir dell’età media molto avanzata (13 anni e mezzo). Peccato che l’Italia abbia anche conquistato il record della politica infrastrutturale meno saggia ed efficiente.

Da quasi quarant’anni si parla delle "autostrade del mare" come seria alternativa alla congestione del traffico merci su gomma. Ovvio, per una penisola lunga un migliaio di chilometri nel Mediterraneo. E infatti non c’è stato un ministro dei Trasporti che non si sia prodotto in trionfalistiche effusioni su questa idea. Correva l’anno 1991 quando uno studio dell’Enea dimostrò che le autostrade del mare avrebbero abbattuto decisamente l’inquinamento.

E nel 2004 è stata anche costituita una società pubblica, la Ram (Rete autostrade mediterranee), oggi affidata al professore trasportista della Federico II di Napoli Ennio Cascetta, già per dieci anni assessore della giunta campana di Antonio Bassolino. Ma che tale profusione di parole e opere abbia prodotto qualcosa di significativo non si può proprio dire.

Per la stessa serie, merita di essere segnalato anche il caso dell’idrovia Padova-Venezia, progettata più di mezzo secolo fa e che doveva essere completate entro il 1975. In un sussulto di memoria, il 28 luglio scorso la Camera dei deputati ha approvato una mozione perché quell’opera, il cui stato di avanzamento non supera il 10%, sia conclusa al più presto. Una pia intenzione.

Da Est a Ovest, dove la congestione intorno al nodo di Genova è infernale, ma la famosa Gronda è ferma mentre i lavori dell’altrettanto famoso Terzo Valico procedono con il contagocce.

E poi da Nord a Sud, fino in Calabria: lì da decenni c’è una diga mai finita, - la diga del Melito - che avrebbe potuto cambiare volto alla Regione dissetando campagne potenzialmente fertilissime. Per non parlare dell’anello ferroviario di Palermo, una specie di metropolitana rimasta penosamente sulla carta mentre i palermitani, a loro volta, continuano a restare imprigionati nel traffico.

I casi che presentiamo dicono tutto dell’incuria che l’Italia riserva alle proprie infrastrutture. Senza voler capire che il Green new deal, per non essere soltanto un vuoto slogan elettorale, deve partire da qui.