l'editoriale

Un leader dopo il Club di Roma

In tutto il mondo si comincia a vedere la volontà di rinunciare ai combustibili fossili. Ora serve una guida per rafforzarla
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L'Australia ha deciso di costruire la piùgrande centrale di energia solare al mondo. Diecimila chilometri quadrati nei pascoli tra Alice Springs e Darwin, tanto estesi da essere visibili dallo spazio, e dove installare pannelli capaci di produrre 10 gigawatt. Ma a fare notizia non è solo la dimensione dell’impianto, o il suo costo (20 miliardi di dollari). Colpisce soprattutto che l’Australia faccia finalmente il grande salto verso l’energia sostenibile, dopo essere stato il Paese più legato alla tradizione (carbone da bruciare e da esportare) e uno di quelli più colpiti dagli effetti del cambiamento climatico. Era tempo che ciò accadesse.

E l’Australia è solo uno dei tanti Paesi che cominciano a fare marcia indietro e a cercare alternative ai combustibili fossili. L’Arabia saudita, il maggior produttore al mondo di petrolio e quello con le più vaste riserve conosciute di greggio, sta esplorando l’opzione delle centrali nucleari dopo aver trovato nel suo territorio vaste quantità di uranio. E i vicini di casa degli Emirati, pure seduti su un mare di petrolio, si stanno lanciando verso massicci investimenti sull’energia solare. Qualcosa insomma sta cambiando.

Anche l’Europa si muove e punta sull’idrogeno come soluzione per un futuro verde, tecnologia sulla quale il vecchio continente sembra avanti rispetto agli altri nel mondo. E dove l’Italia può giocare un ruolo di rilievo, avendo le risorse scientifiche, logistiche e industriali per diventare protagonista. Lo sarà? Sì, se capirà che deve assumersi la responsabilità nazionale di una lotta al cambiamento climatico, senza rimandare le scelte necessarie: sul piano nazionale favorire la collaborazione tra le imprese impegnate nell’idrogeno, su quello internazionale guidare la svolta verde nel prossimo Cop26 di Glasgow, di cui è organizzatrice assieme al Regno Unito.

“In questo momento sul clima servono leader”, hanno detto Greta Thunberg e gli altri giovani al presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte. Speriamo che sia uno stimolo ascoltato. Perché è in Italia che ha preso corpo, 50 anni fa la questione ambientale, con la nascita del Club di Roma. Sarebbe ora di raccogliere quel testimone.