Stati Uniti

Il colpo di coda di Trump: vendere i diritti per le trivelle nell'Artico

Donald Trump. Nel National Golf Club di Sterling, in Virginia (Usa) (reuters)
Il presidente uscente intende agevolare le trivellazioni prima di dover abbandonare la poltrona. Ma il presidente eletto ha già detto che considera le estrazione in Alaska come un "disastro" per l'ambiente
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Trump indomito. Non solo si rifiuta di concedere la vittoria a Joe Biden, ma sarebbe pronto anche all'ennesima spallata - in termini ambientali - poco prima di lasciare la poltrona della Casa Bianca. Se l'ok al disboscamento della foresta di Tongass in Alaska sembrava poter essere l'ultimo colpo di coda in un lunghissimo elenco di politiche, leggi e provvedimenti presi dall'amministrazione Trump a favore per esempio dell'industria dei combustibili fossili e dunque a danno dell'ambiente, anche poche settimane dopo il voto e prima dell'addio di gennaio alla presidenza, The Donald continua a portare avanti piani per mettere all'asta i diritti di perforazione petrolifera nell'Arctic National Wildlife Refuge (ANWR) degli Stati Uniti.

Da tempo l'ex presidente (ormai il suo mandato è agli sgoccioli) aveva spinto nella direzione di poter sfruttare le esplorazioni petrolifere nelle selvagge terre dell'Alaska ma dopo la vittoria di Biden, contrario alle trivellazioni nell'Artico, per attivisti e ambientalisti si era aperta la concreta speranza che queste pratiche venissero bloccate per sempre.

Al contrario, riferiscono Bloomberg e altri media americani, già da oggi sembra che il presidente uscente sia intenzionato ad emettere inviti formali alle candidature per l'asta che metterà a disposizione un milione e mezzo di acri di terreno disponibili per le perforazioni. Politica che, per contro, Biden ha invece affermato di voler scongiurare dato che intende proteggere "in modo permanente" i territori selvaggi dell'Alaska confermando che le trivellazioni sarebbero solo "un disastro" dal punto di vista ambientale.
Scopo di Trump è però quello di riuscire a vendere i diritti di perforazione prima che Biden possa insediarsi alla Casa Bianca a gennaio, dato che successivamente potrebbe essere complesso per il neo presidente annullare tutte le concessioni su terreni governativi già avanzate da The Donald.

Tre anni fa il Congresso aveva approvato la possibile vendita dei contratti di locazione petrolifera dopo le stime dell'US Geological Survey (USGS) che indicavano come nell'area artica sarebbe stato possibile estrarre tra 4,3 e 11,8 miliardi di barili di petrolio. Nel frattempo però, tra la pandemia globale, i prezzi del petrolio ai minimi storici, la crescente consapevolezza della necessità di abbandonare le fonti fossili per riuscire ad abbattere le emissioni e combattere il surriscaldamento e anche la spinta data da sempre più banche che abbandonano gli investimenti nel fossile, è mutato lo scenario globale legato alle trivellazioni e l'opinione pubblica sempre più distante e contraria a uno sfruttamento dei terreni in tal senso.

"Non sorprende che l'amministrazione Trump stia spingendo per una una vendita dei diritti dell'ultimo secondo nell'Artico, ma è deludente che questa amministrazione fino alla fine continui a tenere una così bassa considerazione per le terre di tutti, la fauna selvatica e le comunità indigene che dipendono da quei territori" ha detto ai media americani Adam Kolton, direttore esecutivo dell'Alaska Wilderness League.

Per gli ambientalisti, che avvertono come le trivellazioni nell'Artico potrebbero mettere in ginocchio uno scrigno di biodiversità incredibile come l'Alaska, popolata da centinaia di specie tra cui orsi polari e caribù, si riuscirebbe a porre fine alla minaccia petrolifera solo se nessuno si facesse avanti per le concessioni.

Una possibilità, questa, da non escludere, perché mentre l'amministrazione Trump intende condurre indagini per individuare possibili riserve petrolifere sotterranee entro gennaio, dall'altra parte non è detto che anche acquistando i diritti per le perforazioni le aziende possano realmente esplorare l'Artico in futuro.

Questo perché la futura amministrazione Biden potrebbe tentare di ostacolare in più modi la corsa al petrolio: le aziende per poter operare dovranno infatti comunque ottenere diversi permessi che disciplinano l'inquinamento atmosferico, i danni agli animali, l'uso dell'acqua e varie autorizzazioni che il governo Biden potrebbe negare mettendo fine al l'ultimo colpo di coda tentato da Donald Trump. Come per molti altri provvedimenti in corso, la partita resta aperta fino al 20 gennaio.