La turbina a gas già pronta per l'idrogeno

(Credits: Ansaldo) 
La Monte Bianco del Gruppo Ansaldo è il cuore della centrale termoelettrica con le più basse emissioni di CO2 e di zolfo.  L’impianto, che sarà il più efficiente d'Europa, è predisposto per bruciare miscele di metano e idrogeno fino al 50%
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GENOVA - E' "nata" a Genova la prima turbina Gt36 prodotta da Ansaldo Energia, la storica società (88% Cdp Equity, società della Cassa depositi e prestiti; e 12% Shanghai Electric) specializzata nella produzione di impianti in grande scala per la produzione elettrica. La turbina conta una serie di primati: con potenza 538 megawatt, è la più grande mai prodotta in Italia e in Europa (per questo è soprannominata Monte Bianco: è il portato dell’acquisizione del pacchetto tecnologico Alstom ceduto da General Electric nel 2015, chiesto dall’Antitrust europea a seguito dell’acquisizione, da parte degli americani, della società francese). La Monte Bianco sarà inoltre il cuore della centrale termoelettrica con le più basse emissioni di anidride carbonica e di zolfo d’Europa (l’impianto Marghera Levante, controllato dal gruppo Edison, che con il nuovo impianto abbatte le emissioni di anidride carbonica del 40% e di quelle di ossidi di azoto di oltre il 70% rispetto alla media dell’attuale parco termoelettrico italiano) e soprattutto, per effetto del sistema a combustione sequenziale, tecnicamente l’impianto è già predisposto per bruciare miscele di metano e idrogeno fino al 50%. Questo significa che se Edison trovasse già, una volta installata la trubina, una fornitura energetica con miscela di idrogeno, la centrale potrebbe già funzionare con quello che per molti è il combustibile del futuro più prossimo. Per percentuale e dimensioni dell’impianto, anche questa, in Italia, sarebbe una prima volta.

Per questa commessa da 300 milioni di euro, prima incassata dall’Ansaldo in Italia dopo 10 anni, c’è poi un elemento più storico: la turbina è stata realizzata su un’area industriale riconvertita, per essere destinata a un’altra area industriale alla ricerca di un futuro più verde. L’impianto Ansaldo, ultimato nel 2017 e satellite della fabbrica storica che si trova sotto il nuovo viadotto di Renzo Piano, sorge infatti nel porto di Genova, nella zona di Cornigliano, proprio su quelle aree dove un tempo bruciava l’altoforno dell’Ilva (oggi l’acciaieria, gestita dal gruppo AcelorMittal, effettua solo lavorazioni a freddo, ricevendo il materiale grezzo da Taranto). La centrale Marghera Levante invece è stata realizzata a partire dal 1960 nella Seconda zona industriale di Porto Marghera. Dal 2001, a seguito del ripotenziamento della centrale, la potenza elettrica complessiva è passata da circa 587 megawatt a 766 MW, in assetto cogenerativo con fornitura di vapore agli stabilimenti del vicino polo Petrolchimico.

Quando potrà bruciare la sua prima miscela di metano e idrogeno, la Monte Bianco coronerà un percorso avviato da Ansaldo ormai da parecchi anni: sul dossier infatti l’azienda genovese lavora da prima del 2006, di commercalizzazione della turbina Ae94.3 A, in grado di bruciare una miscela di gas e idrogeno al 15%. Progressivamente, la capacità di questa turbina è stata portata fino al 25%, nel 2017. L’obiettivo è arrivare al 2023 con una quota nel mix di combustibile pari al 40%. L’Ansaldo ha lavorato anche sul retrofitting di turbine già installate, aprendo alla possibilità di portarle a una capacità di combustione di idrogeno pari al 30% (per le unità Gt26, pure se con interventi più o meno importanti a seconda che queste siano state prodotte prima o dopo il 2006).