Nessuno può essere ridotto a un numero

L'intervento dell'esercito a Bergamo per trasferire le bare dei deceduti

Nomi, volti, storie. Non solo numeri e percentuali. È altissima la cifra dei morti provocati dall’epidemia di coronavirus. In continuo aggiornamento, oltre ogni cupa previsione. Persone in carne e ossa con la loro umanità cui è toccato un destino atroce. Sono andate via in solitudine, quasi sempre senza poter vedere per l’ultima volta un viso caro. Senza un saluto, senza una carezza, senza una lacrima. Senza il conforto religioso per chi ha fede. Funerali vietati, a volte ignoto persino il luogo di sepoltura. Una tragedia affettiva che rende ancor più insopportabile il bilancio di questa mortifera primavera 2020. Vite cancellate.

Con il nostro giornale e con l’aiuto dei lettori nutriamo ora una speranza: provare a ridare un nome, un volto, un'identità alle migliaia di persone decedute in questo periodo funestato dal Covid-19. Sul sito web stiamo provando a costruire un “monumento virtuale”, un memoriale davanti al quale condividere il dolore che accomuna l’Italia intera. Il lutto è sicuramente individuale per i parenti, gli amici, le persone care delle vittime, ma è anche il lutto collettivo di una nazione. Proviamo così a ricostruire tutti insieme frammenti di esistenza alimentando il ricordo di chi ha voluto loro bene.

Lo scopo del sito memorie.it è semplice: non dimenticare. Un’urna dal valore simbolico davanti alla quale sussurrare una parola d’amore, un pensiero felice, una preghiera in solitudine per sopire il dolore, dove provare a intessere un dialogo ancestrale per elaborare un lutto indelebile. Si tratta di un’iniziativa promossa dal gruppo editoriale Gedi News Network cui appartiene questo giornale. Coinvolge le testate che in questi giorni hanno raccontato e raccontano qualcosa mai visto prima in tempo di pace. Abbiamo dato voce a chi in prima fila, medici e infermieri, si è speso per arginare il contagio. Abbiamo sottolineato sia le tante pecche di una sanità pubblica travolta dalla pandemia sia i successi nel salvare vite umane. Abbiamo raccolte le ansie di chi è stato costretto a una necessaria quanto pesante quarantena. Il giornale della propria città come luogo d’incontro di una comunità sofferente, una mappa per orientarsi nello spaesamento totale.

I lettori, se vorranno, potranno contribuire a scrivere una cronaca collettiva dell’epidemia lasciando sul sito un ricordo o una foto delle donne e degli uomini scomparsi in queste settimane. Il mio papà, la mia mamma non erano un numero. Quante volte abbiamo sentito ripetere questa frase straziante. Nessuno, neppure nella peggiore delle emergenze sanitarie degli ultimi 75 anni può essere ridotto al rango di un numero.

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