Truffe, come il lockdown ha fatto impennare i reati sul web

In aumento i raggiri fatti con strumenti informatici

I truffatori preferiscono il web. Secondo i dati rilevati del ministero dell’Interno, calano i «bidoni» fatti di persona (da 134 mila 535 del 2019 a 119 mila 355 di quest’anno), ma aumentano le frodi informatiche: dalle 73 mila 942 dell’anno scorso alle 82 mila 842 di quest’anno. Truffe nelle materie più disparate: dai pagamenti di fatture «fantasma», ai raggiri a sfondo sessuale, agli attacchi alle aziende con «criptovirus» per bloccare le attività chiedendo un riscatto per «liberare» i siti. Nel 2020, però, sono calati i web-raggiri agli anziani (-16,9 per cento), segno che i pirati informatici hanno deciso di rivolgere la propria attenzione altrove.

Le forze dell’ordine hanno cercato di contrastare il fenomeno, anche se la lotta è impari: pochi nuclei di specialisti si sono ritrovati ad affrontare le 144 mila 474 denunce arrivate (quasi tutte) alla Polizia postale. Nonostante questo, gli investigatori sono riusciti a incrementare le «black list» dei siti pedopornografici (2 mila e 402 contro i 2 mila 259 del 2019), ma anche le perquisizioni (636 contro 449 del 2019), gli arresti (43 contro 36) e le denunce (828 contro 544) legati a questo reato. Indagini di complessità elevatissima, che durano mesi, a volte anni, con ramificazioni internazionali e connesse difficoltà operative. Servono «infiltrati». E tanta pazienza.

Il web è il fronte criminale del futuro. Gli attacchi alla sicurezza informatica sono passati dai 443 del 2019 ai 460 di quest’anno e hanno portato le forze dell’ordine a diffondere 84 mila 606 «alert» (72 mila e 518 nel 2019), avviando 112 indagini contro le 95 dell’anno scorso. Nel campo della prevenzione, le forze dell’ordine hanno monitorato 39 mila e 626 siti (nel 2019 erano 37 mila 649), ma ne hanno anche oscurati mille e 846 siti (nel 2019 erano 242). La punta dell’iceberg.

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