Catania, investito con l’auto e picchiato: altri due arresti

Il guidatore era già finito in carcere, le telecamere di sorveglianza hanno consentito di individuare altri due complici

CATANIA. Il 2 novembre scorso, nella zona di via Leucatia, parte Nord di Catania, avrebbe dovuto esserci un chiarimento tra due persone per via del rapporto burrascoso, ormai finito, tra i loro rispettivi figli. E invece quella mattina, quando Pietro Costanzo, 54 anni, arrivò all’angolo con via San Gregorio, fu travolto e schiacciato contro un muro dalla Ford Fous guidata da Fabio Laganà, 46 anni, che, sceso dall’auto, mentre la sua vittima aveva una gamba incastrata sotto il mezzo, cominciò a picchiarlo. Le indagini dei carabinieri della Compagnia di piazza Dante portarono a una immediata identificazione dell’aggressore che, infatti, fu arrestato ed è tuttora in carcere. Ma le immagini di una telecamera puntata sulla strada avevano svelato agli investigatori altri particolari, e cioè che all’aggressione avevano partecipato altre due persone, giunte pochi istanti dopo a bordo di una Fiat Panda nera. Ora queste due persone sono state arrestate con l’accusa di tentato omicidio in concorso. Si tratta di Sebastiano Laganà, 25 anni, figlio di Fabio, e dello zio di quest’ultimo, Santo Aiello, 60 anni.

Tentato omicidio a Catania, altri 2 arresti: le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza

Un’aggressione violenta, quella documentata dalle immagini e dal referto dei medici dell’ospedale in cui Pietro Costanzo fu portato, che parlava di «gravi lesioni su tutto il corpo e di un gravissimo politrauma alla gamba destra». Le indagini hanno accertato che Costanzo era «incappato in una vera e propria "trappola" tesa dai suoi aguzzini per mettere fine ai dissidi esistenti fra le due famiglie, da diversi mesi in contrasto a causa della crisi di coppia sorta fra il figlio dei Costanzo e la figlia dei Laganà», spiegano carabinieri e procura di Catania. Fondamentale il filmato recuperato e che documenta l’aggressione, anche se è stato necessario il lavoro di «ripulitura» della sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri del comando di Catania per dare un volto e una identità certa anche ai due aggressori arrivati con la Panda. Anzi, si è scoperto che era stato proprio uno dei due occupanti della seconda auto, Santo Aiello, a dare appuntamento alla vittima in un noto e frequentato bar della zona, per un chiarimento. In realtà, dicono i carabinieri, un modo per attirarlo in quel luogo e a quell’orario, così da poter attuare la violenta spedizione punitiva.       

                                                                                                                                    

(fonte: La Stampa)