Covid, i familiari dei morti: “Denunciare i medici? Mai, sono le prime vittime della pandemia, i nostri soldati”

Luca Fusco, presidente di «Noi denunceremo»: «Non avevano direttive, mezzi di lavoro, protezioni. Un virus non si porta in tribunale»

Una presa di posizione chiara, forte. Il comitato “Noi denunceremo”, di cui fa parte il gruppo di familiari che hanno perso i loro cari per il coronavirus, ha difeso i medici: «Abbiamo sempre pensato che medici, infermieri e volontari fossero le prime vittime della pandemia – ha dichiarato Luca Fusco, fondatore e presidente del Comitato - Per cui credo che questa tutela sia corretta: non li denunceremo mai. Poi, è chiaro che quando si fa un provvedimento a tutela di una categoria è possibile che ne benefici anche chi non dovrebbe. Ma va bene, cerchiamo di tutelare i soldati che sono andati in guerra senz'armi».

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Questa difesa ai camici bianchi arriva nel giorno dell'approvazione dell'emendamento al decreto Covid che prevede uno scudo penale per medici e infermieri esteso al periodo dell'emergenza sanitaria: «Cosa mi ha colpito dei medici alle prese con l'esplosione della pandemia? L'abbandono. Non avevano direttive, mezzi di lavoro, protezioni. Con i “generali” non sono altrettanto buono, invece. Quello che ho visto negli occhi dei sanitari è che erano affranti perché non riuscivano a salvare le vite». Fusco ha perso il padre l’11 marzo 2020. Ma ammette: «Per un medico avere ogni giorno 10, 20 deceduti in reparto è una sconfitta a livello psicologico, difficile da reggere».

Questo filo rosso che lega vittime e sanitari traspare anche dai post nel gruppo Facebook, dalle testimonianze di chi ha perso un familiare. E nel libro del Comitato, firmato dallo stesso Fusco, un capitolo è dedicato ai medici. Definiti, appunto, “soldati”: «La pandemia non ha mietuto morti solo tra la gente comune - nonni, padri, madri, fratelli - ma anche tra coloro che queste persone hanno tentato di difendere, hanno tentato di curare, hanno provato ad assistere fino all'ultimo, rimettendoci la vita. Un virus non si può portare in tribunale, non si può tacciare di incapacità, non si può cacciare. Un virus è un virus».

(fonte: La Stampa)