Lopalco: «Il virus non diventerà più "buono", ecco perché serve vaccinarsi»

Pier Luigi Lopalco

L'epidemiologo: «Alcuni degli indecisi hanno paura dell'ignoto ma l'elevata probabilità del contagio e le possibili conseguenze sono rischi peggiori»

«Questo virus è diventato endemico ed è molto probabile che prima o poi ci infetteremo tutti. Presentarsi senza protezione di fronte a un virus potenzialmente mortale è come giocare alla roulette russa. Non so lei, ma io preferisco affrontarlo da vaccinato». Il professor Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’università di Pisa e assessore alla sanità della Regione Puglia, non ha alcun dubbio sull’importanza delle vaccinazioni contro il Covid. Spiega quindi per quali motivi vaccinarsi è essenziale e prova ad analizzare ciò che genera indecisione.

Quella al professor Lopalco è la terza intervista di un ciclo dedicato ai più importanti epidemiologi italiani, da tempo in prima linea nella lotta contro il virus. Dopo Fabrizio Pregliasco e Francesco Menichetti, è dunque il docente universitario e assessore alla sanità pugliese a spiegare perché è decisamente meglio vaccinarsi.


Professore, che cosa direbbe agli indecisi. A coloro che sono ancora titubanti di fronte alla possibilità di vaccinarsi contro il Covid?

«Io penso che chi è indeciso non abbia ancora capito che la vaccinazione contro il Covid non serve solo per arginare la pandemia».

In che senso? Può approfondire questo concetto?

«Alcuni immaginano che adesso il problema pandemico si sia quasi esaurito. Quello che bisogna far capire è invece che questo virus circola oggi e continuerà a circolare. Ormai è diventato endemico. Se oggi non prendo il virus c’è dunque un’elevata probabilità che io lo contragga l’anno prossimo. O quello successivo. Devo immaginare questo: prima o poi capiterà. Prima o poi, cioè, da questo virus sarò infettato. E cosa potrebbe succedermi lo sappiamo. Il virus non diventerà più buono».

Poste queste premesse, che cosa se ne deduce?

«Se sono anziano e con problemi di salute la probabilità di finire in terapia intensiva aumenta. Ma il rischio non svanisce, anche se diventa minore, nel caso in cui sono giovane e in buona salute. Bisogna far capire che (senza vaccino, ndr) è come se stessimo giocando alla roulette russa. Ci presentiamo a mani nude di fronte a un virus che è potenzialmente mortale. Se io fossi un indeciso preferirei incontrarlo da vaccinato. Perché, lo ripeto, prima o poi questo virus lo prenderemo tutti. Dunque, vacciniamoci».

C’è chi dice che i vaccini contro il Covid sono pericolosi perché generano mutazioni nel dna. E chi rifiuta la somministrazione perché sostiene di non voler fare da cavia per un vaccino che considera sperimentale e dalla dubbia composizione. A queste argomentazioni come risponde?

«Bisognerebbe smontare queste teorie a una a una perché sono false convinzioni. Un medico minimamente preparato lo sa benissimo. È invece certo che il vaccino, ormai distribuito in miliardi di dosi, offre una protezione del 90 per cento nei confronti di una forma grave di polmonite».

Al di là dei cosiddetti no-vax, che si basano su tutta una serie di convinzioni alcune delle quali appena menzionate, c’è anche chi, sebbene non rifiuti a priori l’idea della vaccinazione, è ancora indeciso. Da cosa nasce questa indecisione secondo lei?

«C’è la paura dell’ignoto. E si fa fatica ad accettare di doversi sottoporre a un atto medico pur sentendosi in buona salute. Se sto male sono anche disposto a prendere un farmaco che ha effetti collaterali. Nel caso del vaccino contro il Covid vengono fatti tutti questi sofismi perché ci sentiamo bene».

E come si può fare per aiutare gli indecisi a superare queste paure?

«Serve tanta pazienza e bisogna lavorare sui principi del rischio di cui ho parlato in precedenza. Ripeto, non conviene affrontare il Covid a mani nude. Anche perché, oltre al contagio in sé, ci sono tutte le conseguenze che lascia dopo la guarigione».

Che tipo di problemi può causare il Covid su un organismo infettato e poi guarito. E per quanto tempo?

«Chi guarisce dal Covid, per esempio, può manifestare alterazioni del gusto che possono durare anche per mesi. Ma ancora non sappiamo tutti i problemi che potrebbero emergere successivamente. Perché se alcuni sono evidenti, altri sono invece ancora sconosciuti».

Qualcuno potrebbe dire che è così anche per quanto riguarda gli effetti collaterali a lungo termine legati al vaccino...

«Non conosciamo nessun vaccino che abbia avuto effetti particolari a distanza di anni».

Che dire, invece, delle cure contro il Covid, lei ci scommetterebbe?

«Ci sono e ci saranno terapie sempre più efficaci, ma sono molto scettico sulla probabilità che nel breve tempo esista un farmaco in grado di risolvere la cosa. Credo che in una situazione di pandemia non siano utilizzabili. Forse lo saranno quando i casi diventeranno più rarefatti. Ma non adesso».

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