Allergie: non solo male di primavera. I consigli per prevenirne i sintomi

È un disturbo del sistema immunitario che provoca reazioni esagerate verso quella sostanza che l’organismo considera nociva. Intervista alla dottoressa Anna Carabelli, direttrice della Sezione Dipartimentale di Allergologia Clinica dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana

La stagione calda è ormai alle porte e per tantissime persone non sarà tutto rose e fiori. Il riferimento è ai fastidi causati dalle allergie. Sono infatti circa 20 milioni gli italiani che soffrono di allergie stagionali ai pollini e alle graminacee e che si ritrovano periodicamente a fare i conti con una pluralità di disagi, talvolta capaci di limitare fortemente la quotidianità. Occhi rossi, prurito, starnuti, tosse, congestione nasale, gonfiore delle vie aeree, difficoltà a respirare e ad addormentarsi, eruzioni cutanee sono solo alcuni sintomi che si manifestano.

Non ci sono ovviamente solo i pollini, appartenenti alla famiglia degli allergeni, ad entrare in contatto con l’organismo attraverso l’aria. Gli allergeni sono costituiti anche da sostanze presenti nei peli di animali, nella polvere di casa, nelle muffe, negli alimenti, nel veleno di insetti, nei farmaci e, appunto, in determinati periodi dell’anno, nei pollini di particolari piante ed erbe che, dispersi dal vento o trasportati dagli insetti, possono sviluppare reazioni allergiche anche se non crescono nelle vicinanze immediate.

L’allergia non è che un disturbo del sistema immunitario che provoca reazioni esagerate a causa di quelle sostanze che l’organismo considera nocive. Da una ricerca effettuata dalla SIAAIC (Società Italiana di Asma ed Immunologia Clinica) si calcola che il 50% delle persone ha sintomi di allergia o riferisce di aver avuto almeno una volta nella vita un disturbo di origine allergica.

Particolare attenzione si deve, inoltre, porre a tutti quegli alimenti che possono provocare reazioni crociate con gli allergeni inalati. L’allergia alle graminacee può provocare una reazione allergica al melone, al pomodoro, all’anguria, all’arancia e alle ciliegie. Quelle ai pollini variano a seconda delle diverse aree geografiche del mondo, ad esempio in Scandinavia sono più frequenti quelle alla betulla, in Gran Bretagna alle graminacee, nell’area mediterranea all’olivo e alla parietaria. In Toscana, ad esempio, è molto importante anche la fioritura del cipresso tra gennaio e marzo.

Tra le cause scatenanti le allergie, sono da considerare: i fattori ambientali quali il fumo, l’inquinamento atmosferico e l’aria condizionata; i fattori ereditari (un bambino con genitori non allergici ha il 12,5% di possibilità di essere colpito da allergie; un bambino con solo un genitore allergico ha il 19,8% di possibilità di sviluppare le allergie, mentre la percentuale sale al 42,9% nel caso di un bambino con entrambi i genitori allergici aumentando fino all’80% per un bambino con entrambi i genitori allergici e sintomatici).

A inquadrare meglio il fenomeno contribuisce per noi la dottoressa Anna Carabelli, direttore della Sezione Dipartimentale di Allergologia Clinica dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, sede della struttura di diagnosi e terapia delle malattie allergiche (respiratorie, alimentari, cutanee), dell’orticaria spontanea, della dermatite atopica; dei percorsi diagnostici per reazioni avverse a sospetta genesi immunomediata verso farmaci; della diagnosi e della terapia delle allergie ai veleni degli imenotteri d’interesse locale.

Si nasce allergici o lo si diventa?

«Si può nascere con una predisposizione su base genetica. Se poi un individuo ha genitori allergici non è detto che questo sviluppi automaticamente delle allergie, ma nella maggior parte dei casi è quello che accade. Direi che soprattutto si diventa allergici nel corso della vita, e ciò può avvenire sia in età infantile, nella maggior parte dei casi, che a qualsiasi altra età». Ci sono allergie più frequenti di altre? «Quelle respiratorie sono decisamente più frequenti, ma da diversi anni abbiamo constatato (anche grazie a un rilevante affinamento della diagnostica) che sono sempre di più quelle ai farmaci, anche perché se ne usano molti di più rispetto al passato».

È vero che sono in aumento le cosiddette allergie “alimentari”?

«Spesso viene fatta un po’ di confusione con altri stati e patologie, come ad esempio la celiachia o l’intolleranza al lattosio. La vera allergia di tipo alimentare è la IgE mediata, considerata come un’alterazione della risposta immunitaria, ovvero una reazione anormale e specifica verso sostanze, in realtà innocue, percepite come nocive, quindi, attaccate dalle difese immunitarie dell’organismo. In genere provoca sintomi come prurito alla bocca e fastidi al cavo orale e orticaria diffusa, ma può anche causare reazioni più gravi fino allo shock anafilattico (orticaria, gonfiore cutaneo, ecc.)».

Le allergie possono variare?

«Sì, certamente. Quelle alimentari, nella prima infanzia, possono regredire, mentre nella seconda infanzia o in età più adulta sono destinate a permanere. Anche se i test sono negativi, talvolta i soggetti non guariscono. Un discorso diverso va fatto per le allergie di tipo respiratorio (dermatite atopica, rinite, asma, ecc.). Nella prima infanzia chi manifesta sintomi per il contatto con acari, pollini o peli di animali può anche veder peggiorata la propria situazione. La gamma degli agenti capaci di scatenare allergie può ampliarsi. Ovviamente, dipende anche molto dall’esposizione».

Nel corso dell’esistenza l’organismo si può abituare? Può diventare cioè tollerante?

«Raramente. La tolleranza, in genere, non si instaura per quanto riguarda alimentari e farmaci. In merito alle allergie respiratorie certi soggetti possono invece non avere più sintomi o averne solo di lievi in età più avanzata».

Come si può trattare oggi l’allergia?

«Oltre alle terapie tradizionali con antistaminici e steroidi topici e all’immunoterapia, ultimamente dei successi vengono riscontrati grazie ai trattamenti derivati dalle terapie biologiche. Attraverso l’utilizzo di farmaci ottenuti con sistemi di biologia molecolare, diretti verso uno specifico recettore». Gli allergici sono stati o sono più esposti al Covid-19? «In realtà no. Dopo il primo anno di pandemia gli studi ci hanno detto che gli asmatici allergici non sono più esposti. Anzi, in numerosi casi sono risultati più protetti, principalmente perché sono esposti a maggiori controlli per le terapie a cui sono sottoposti».

Per quanto riguarda le reazioni al veleno degli insetti, il fenomeno è in aumento?

«Per la verità non abbiamo assistito a un incremento. La casistica, grosso modo, è rimasta la stessa. Nella nostra sezione dipartimentale ci occupiamo delle allergie alle punture degli imenotteri (api, vespe, calabroni, ecc.). Purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, la reazione allergica viene conosciuta al momento dell’evento. Le raccomandazioni sono quelle classiche: evitare di usare profumi forti, di indossare indumenti di colore neutro e non sgargianti e di evitare di mangiare frutta e alimenti zuccherini all’aperto».

I 7 CONSIGLI PER PREVENIRE I SINTOMI DELLE ALLERGIE PRIMAVERILI

1. Evitare il fai da te. Ai primi sintomi di allergia consultare uno specialista per individuare velocemente gli allergeni e stabilire le misure terapeutiche più adatte

2. Consultare regolarmente il calendario dei pollini e le informazioni sugli allergeni della propria località di residenza, ricordando che la fioritura di piante responsabili dei principali allergeni avviene non solo in primavera. Cupressacee: fioriscono da gennaio/febbraio fino a marzo/aprile; Parietaria: fiorisce da marzo a ottobre; Graminacee: fioriscono da aprile a giugno; Olacee: fioriscono da maggio a giugno; Composite o Asteracee: fioriscono da luglio a settembre

3. Mantenere e pulire i filtri e i condotti di aeratori, condizionatori e umidificatori non solo per assicurare un regolare funzionamento nel tempo degli impianti ma anche per garantire una maggiore igiene degli ambienti: impianti non sanificati, infatti, possono causare problemi alle vie respiratorie in particolare nei periodi di picco degli allergeni

4. Allo stesso modo evitare il fumo di sigaretta, sia attivo sia passivo, poiché predisponente alle allergie

5. Ridurre la permanenza all’aperto nella stagione dei pollini, in particolare nelle giornate secche e ventose

6. Fare attenzione a tutti quegli alimenti che possono provocare reazioni crociate e aumentare l’aggressività delle crisi allergiche di chi è più sensibile agli allergeni e ai pollini

7. Attenzione a ortaggi e frutti: basilico, piselli, more, ortica, melone, ciliegie sono da evitare in caso di allergia alle parietarie; in caso di allergia alle betulacee evitare mele, banane prugne, albicocche, pesche, fragole, ciliegie, nocciole, patate, carote, mandorle, arachidi, pistacchi, finocchi, sedano; gli allergici alle graminacee dovranno evitare di mangiare meloni e angurie, agrumi, pesche, albicocche, ciliegie, kiwi, pomodori, patate, melanzane, arachidi, mandorle e, più raramente, frumento e cereali (e loro derivati); chi è allergico alle composite non dovrebbe mangiare meloni e angurie, mele, banane, anice, camomilla, cicoria, prezzemolo, finocchi, sedano e carote