Omobitransfobia, il 42% delle violenze avviene in famiglia

Marilnea Grassadonia, Svetlana Celli, Monica Lucarelli e Pietro Turano in Campidoglio

Il 35% dei lavoratori subisce discriminazioni. I dati della Gay Help Line, l’impegno delle istituzioni e delle associazioni lgbt+ riunite in Campidoglio. In campo anche la Chiesa Valdese

ROMA. Dovrebbe essere lo scudo che ci difende dal mondo. Proprio quando siamo più indifesi, quando siamo figlie e figli, eppure la famiglia non lo è ancora per le persone lesbiche, gay, bisex e transgender (lgbt) che proprio all’interno delle mura domestiche subiscono violenze inattese. È quanto emerge dai dati del numero verde Gay Help Line 800 713 713 presentati in Campidoglio nella Giornata internazionale contro l’omobitransfobia.
«L’Italia è al 33° posto su 49 paesi europei per tutela dei diritti delle persone lgbt+ – commenta Pietro Turano, portavoce di Gay Center – In assenza di leggi adeguate che permettano di fotografare e contrastare il fenomeno, i dati di Gay Help Line e Speakly.org, rispettivamente numero verde e chat contro l’omotransfobia, rappresentano un osservatorio per comprenderne la portata del fenomeno in Italia e offrire supporto».
Da 17 anni il lavoro di volontari formati e professionisti permette alle persone lgbt+ di essere riconosciute, ascoltate e protette. «Il fatto che oggi il numero nazionale di Gay Help Line sia un servizio del Comune di Roma rappresenta un segnale di inclusione fortissimo dalla capitale per l’intera cittadinanza, non solo locale» conclude Turano, portavoce di Gay Center.


I dati: l’Italia resta indietro
L’Italia è salita nel 2022 di sole due posizioni, ma ancora in fondo alla lista essendo 33esima su 49 nella Rainbow Map di ILGA Europe (International Gay Lesbian Association), rimanendo fra gli ultimi Paesi Europei per politiche a tutela dei diritti umani e dell’uguaglianza delle persone lgbt+. Il report annuale di Gay Help Line presentato in Campidoglio da Gay Center e Roma Capitale conferma il dato drammatico e il trend di segnalazioni in aumento, elaborato sui circa 20mila contatti ricevuti nel 2021. Il servizio è sostenuto da Comune di Roma, Regione Lazio, Unar e Chiesa Valdese. Anche quest’anno più del 40% delle segnalazioni proviene da under35 e più del 10% da persone transgender. Il 15% delle prese in carico rientrano nei crimini d’odio, dal 35% del 2021 al 42% i maltrattamenti e violenze in famiglia, soprattutto nella fascia 13-29 anni (59% subite da parte di familiari).


I giovani cercano rifugio nelle case famiglia lgbt+
Quando la famiglia non è in grado di comprendere l’orientamento sessuale o l’identità di genere dei figli, o quando reagiscono con violenza ai loro coming out cacciandoli di casa, i giovani cercano rifugio e supporto altrove. Il 20% degli utenti fra 18 e 26 anni ha richiesto accoglienza presso Refuge lgbt, la casa famiglia romana per giovani lgbt+ discriminati dai loro stessi genitori. Anche qui si evidenzia un rilevante incremento.

Mobbing, stalking e revenge porn: la difficoltà di denunciare
Fra le richieste di supporto, si evidenziano: il 35% segnala difficoltà di accesso e minori opportunità nel mondo del lavoro dopo il coming out, il 15% riguarda mobbing, stalking e revenge porn sul posto di lavoro. Particolarmente esposte sono le persone trans. Il 19% denuncia aggressioni e minacce, il 15% denuncia bullismo e atti discriminatori. Denunciare, parlarne apertamente, resta un problema. La quasi totalità sceglie di accedere ai servizi di Gay Help Line, ma non denuncia formalmente alle autorità, perché dichiara di avere paura e non sentirsi abbastanza protetta/o. Nei casi di denuncia è risultata fondamentale la collaborazione con Oscad (l’Osservatorio interforze di polizia e carabinieri contro le discriminazioni) soprattutto nel contrasto della violenza in famiglia a seguito del coming out.

Con la pandemia +150% di richieste di supporto
Rispetto al periodo pandemico, sono aumentate del 150% le richieste di supporto da parte di richiedenti asilo per orientamento sessuale e identità di genere, tornando ai numeri precedenti alla pandemia. Si segnala inoltre un aumento generale e trasversale del discorso d’odio online. «L’incidenza del pregiudizio inoltre dà vita a fenomeni di violenza severi se unito a pregiudizi verso altre caratteristiche fondamentali delle persone, come l’origine etnica e culturale, l’età, la disabilità, le difficoltà economiche e sociali» spiega Alessandra Rossi, coordinatrice di Gay Help Line. «Le persone transgender risultano le più discriminate, soprattutto se in mancanza di documenti rettificati e rispettosi della propria identità. Per sottrarsi al pericolo di discriminazione spesso viene scelto l’auto-isolamento rispetto ai contesti sociali e ai servizi pubblici, anche a discapito della propria salute, formazione, carriera, esercizio dei diritti».


L’impegno di Roma Capitale: vogliamo diventare un modello
«La strada per la parità delle persone lgbtq+ va percorsa con determinazione e il riconoscimento dei diritti per tutti deve essere una responsabilità di questa amministrazione» dichiara Monica Lucarelli, assessora alle attività produttive e pari opportunità. «Leggendo l’ultimo rapporto commissionato dall’Ue nel 2019 si nota che in Italia il 62% delle persone lgbtq+ non dichiara apertamente mai o quasi mai il proprio orientamento sessuale; il 38% dichiara di evitare di tenere per mano il o la partner dello stesso genere in pubblico, per paura di molestie o aggressioni; e ben il 92% considera che il proprio Paese non si impegni in una lotta efficace ed effettiva contro l’intolleranza e il pregiudizio nei confronti delle persone lgbtq+. A Roma vogliamo diventare un modello di riferimento nazionale».
«Oggi è stata discussa in Assemblea capitolina una mozione a sostegno della comunità lgbt+. È un ulteriore atto di sensibilità e attenzione della nostra amministrazione ad un tema così centrale per una città che punta ad essere sempre più inclusiva, aperta e giusta» afferma Svetlana Celli, presidente dell’Assemblea capitolina. «È nostro compito e responsabilità sollecitare azioni politiche e istituzionali ad ogni livello, ma anche realizzare interventi concreti in questa direzione».

Il Campidoglio apre le porte alla comunità lgbt+
«La strada intrapresa è quella giusta – spiega Marilena Grassadonia, titolare dell’ufficio lgbt di Roma Capitale – Un impegno collettivo per restituire dignità alla Comunità lgbtqia+ come da troppi anni non si vedeva a Roma. Gli eventi diffusi su tutti il territorio cittadino dimostrano la volontà da parte delle istituzioni municipali di stare quotidianamente a fianco delle persone lgbtqia+ che vivono la nostra città. Il 25 maggio, con il Convegno "Roma ascolta Roma lgbt+”, il Campidoglio apre le porte della città alle realtà lgbt+ che si racconteranno, in quello che vuole essere un momento importante che porta in sé una azione simbolica molto forte, oltre che un impegno politico e concreto. Sono certa che nei prossimi anni continueremo a lavorare in sinergia per portare risultati importanti e concreti nella Capitale. L’istituzione dell’Ufficio Diritti lgbt+ è una chiara presa di responsabilità istituzionale da parte di Roma Capitale».

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In campo anche la Chiesa Valdese
Alla conferenza stampa in Campidoglio erano presenti anche Agnese Canevari dell’Unar, «impegnato contro le discriminazioni e sostiene con appositi finanziamenti i Centri contro le discriminazioni e case famiglie per persone lgbt, lavorando in rete con le Associazioni»; Lucia Gori dell’Oscad che ha sottolineato la necessità dei cittadini di ricevere dallo Stato «una risposta forte, continuando a formare le Forze dell’ordine sui temi lgbt»; Fabrizio Petri, inviato speciale lgbt del Ministero degli Esteri, che ha confermato «una situazione diffusa in tanti paesi del mondo» e dichiarando la disponibilità delle istituzioni a lavorare insieme. Presente anche Francesca Serra della Chiesa Valdese «che utilizza i fondi dell’8x1000 non per attività di culto, ma per finanziare progetti. Noi siamo accanto alla Gay Help Line dal 2014, con un sostengo diretto dal 2016. L'importanza della tutela delle minoranze è una nostra priorità». Per il segretario di Arcigay Gabriele Piazzoni «Il nostro paese purtroppo continua a non occuparsi in maniera adeguato del fenomeno omofobia. È preoccupante il dato della violenza in ambito familiare. La classifica di ILGA Europe mostra come siamo ben distanti dai paesi europei più avanzati. Arcigay è accanto a Gay Help Line tramite la struttura degli oltre 70 comitati Arcigay, su cui si può appoggiare il servizio del numero verde».

(fonte: La Stampa)