Dal Covid al business carburanti, così i clan diversificano gli affari

L’indagine «PetrolMafia Spa» ha ricostruito come i boss riciclavano centinaia di milioni all’estero

Mafie «camaleontiche» che diversificano gli investimenti e lucrano su pandemia e crisi energetica, mimetizzandosi dietro le piattaforme finanziarie informatiche. I dossier della Guardia di finanza ricostruiscono la filiera del denaro sporco: dai canali di finanziamento agli sbocchi di investimento. Il traffico di droga resta la principale fonte di approvvigionamento finanziario: quasi 200 arresti e 97 tonnellate di stupefacenti sequestrate. Seguono contrabbando, contraffazione di marchi e, soprattutto per le mafie di origine straniera, ricettazione e sfruttamento della prostituzione.

Il tradizionale business della contraffazione non ha subito rallentamenti per la pandemia. Sia nel settore industriale, con 565 milioni di prodotti sequestrati per falsa indicazione del made in Italy; sia in quello agroalimentare, con 14,5 milioni di litri e oltre 6.400 tonnellate di prodotti agroalimentari sequestrati, in particolare con la falsa indicazione di marchi di origine controllata e protetta.

Le ricchezze vengono poi riciclate e reinvestite. Le indagini evidenziano ormai in modo consolidato e uniforme sul territorio (in questo campo, il divario Nord-Sud è assai ridotto) la disponibilità in capo alle organizzazioni criminali di know how specialistico e professionale, per costruire operazioni sofisticate sotto il profilo dell’architettura societaria e amministrativa. Il che le pone in pole position nell’acquisizione di bonus fiscali (edilizia) e finanziamenti del Pnrr.

«Alle connotazioni tipiche quali l’uso della violenza e delle intimidazioni – spiega il colonnello Carmine Virno, capo dell’ufficio tutela economia e sicurezza del comando generale - affiancano la capacità di suggellare alleanze trasversali e accordi collusivi con facilitatori, imprenditori disonesti, pubblici funzionari infedeli e professionisti senza scrupoli, disposti a scendere a patti in nome di una mutua convenienza». Inoltre «la disponibilità di piattaforme informatiche e applicazioni online assicura rapidità ed anonimato nelle transazioni». Centrali, per intercettarle, l’analisi di 260 mila segnalazioni di operazioni sospette da parte degli intermediari finanziari. In materia di riciclaggio e autoriciclaggio la Finanza ha denunciato 4.684 persone, di cui 606 arrestate, e sequestrato beni patrimoniali pari a oltre 1,4 miliardi.

Il business dei carburanti, tanto più in crisi energetica, è diventato il terreno di una «nefasta sinergia tra mafie e colletti bianchi». Un’indagine coordinata da quattro importanti Procure (Roma, Napoli, Catanzaro e Reggio Calabria) denominata PetrolMafia Spa ha ricostruito il riciclaggio di centinaia di milioni di euro in società intestate a prestanome di clan di rango: dai Moccia (camorra) ai Piromalli e Mancuso (‘ndrangheta).

I clan mettevano struttura operativa e liquidità al servizio di imprese in crisi, moltiplicandone il fatturato da 9 a 370 milioni in tre anni. La disponibilità di commercialisti consentiva poi di costituire un network di società «cartiere», anche nell’Est Europa: scatole vuote utili solo a sfornare fatture false per frodare il fisco e abbassare i prezzi della benzina nelle «pompe bianche». Infine i clan ricostituivano la provvista illecita, svuotando le società satellite con il vecchio metodo degli “spalloni”, dopo prelievi frazionati in contanti.

Significativo anche il dato dei sequestri per usura - 33 milioni di euro – considerando che il 2021 è stato caratterizzato dalle restrizioni causate dalla pandemia, con un crescente numero di imprese in crisi di liquidità. In materia di reati fallimentari i beni sequestrati ammontano a oltre 429 milioni, su un totale di patrimoni distratti di oltre 3,4 miliardi. La specifica e rafforzata disciplina dei controlli antimafia ha portato a provvedimenti di sequestro e confisca per 3,5 miliardi, cui si aggiungono le aziende (valore 200 milioni) affidate all’amministrazione giudiziaria per interrompere l’infiltrazione della criminalità organizzata, attraverso lo strumento delle misure di prevenzione. 

(fonte: La Stampa)