L’italiana Francesca Scalfari detenuta a Zanzibar potrà uscire dal carcere su cauzione, cadute le accuse più gravi

La donna, con suo marito Simon Wood è in prigione in Tanzania dal 7 giugno con l'accusa fra l'altro di riciclaggio di denaro, ma le autorità locali avvertono: «Il caso non è chiuso»

Sembra profilarsi un esito positivo per una vicenda giudiziaria molto pesante per una donna italiana impegnata, in Tanzania, insieme al marito inglese, nell'imprenditoria alberghiera. Entrambi in carcere dal 7 giugno i due potranno uscire su cauzione. Francesca Scalfari e il consorte Simon Wood sono in prigione a Zanzibar con l'accusa, fra l'altro, di riciclaggio di denaro. E tuttavia il caso non è stato per nulla chiuso.

«Sono cadute le accuse che impedivano la scarcerazione, quindi possono uscire su cauzione» ha precisato appunto una delle fonti riferendo del pronunciamento dell'Alta corte di Zanzibar. «Il pubblico ministero ha fatto ricorso» prevedendo però un'uscita dal carcere già «entro oggi», a seconda dei tempi del pagamento dell'importo.

L'annuncio della liberazione è stato diffuso anche sulla pagina Facebook creata da amici e familiari della coppia che nei giorni scorsi avevano espresso la preoccupazione per le difficili condizioni in cui marito e moglie si trovavano nelle celle del carcere. «Simon Wood e Francesca Scalfari possono essere rilasciati dalla prigione, ma il caso non è stato chiuso» sottolinea un'altra fonte precisando che il ricorso è stato presentato dal Director of Public Prosecution (Dpp) nei confronti del rilascio su cauzione della donna nata a Sesto San Giovanni, nel Milanese, e del consorte britannico.

Come noto - la storia ha avuto un suo rilievo sulla stampa nazionale e internazionale - le indagini che hanno portato al processo erano partite da una denuncia fatta da due ex-soci italiani di Scalfari e Wood danneggiati, secondo loro, da un'operazione condotta dalla coppia su quote di maggioranza di un hotel. In una causa civile conclusasi a marzo, un Tribunale tanzaniano ha restituito le azioni agli ex-soci, i quali fin dall'inizio avevano sottolineato che la loro denuncia non conteneva le accuse che poi hanno portato all'arresto della coppia (soprattutto riciclaggio di denaro).

Da Zanzibar altre fonti ben informate hanno riferito che «gli ex soci sono compiaciuti della scarcerazione, da loro sempre deprecata, e confidano nella giustizia zanzibarina, che seguirà il suo corso sulla base delle verità che emergeranno dalle ulteriori procedure giudiziarie». Certamente sul piano giuridico si temono complessità, mentre la condizione della loro vita in penitenziario - peraltro problemi analoghi esistono anche in Paesi occidentali - aveva destato preoccupazione.

(fonte: La Stampa)