Mes, l’ira di Zingaretti contro Conte. Gualtieri fa sponda per il premier

I dem infastiditi dallo strappo sul salva-Stati. Il Mef teme i «costi politici dell’operazione»

«E non fatemi dire altro», ringhia sorridendo Nicola Zingaretti. Conoscendo il personaggio, questo tono svela una grande irritazione. Verso Giuseppe Conte, perché «un tema così importante come il Mes va a affrontato in Parlamento e tra Governo e maggioranza, non in una battuta in conferenza stampa, che porta uno strascico di polemiche». Troppo brutta quella liquidazione del famigerato Mes ad opera del presidente del Consiglio da Palazzo Chigi domenica sera: «I soldi del Mes sono prestiti, vanno a incrementare il debito pubblico. Se li prendiamo dovrò intervenire con tasse e tagli perché devo mantenere il debito sotto controllo».

Parole che creano un putiferio. Ecco Matteo Renzi: «Dicendo No al Mes, Conte fa felici Meloni e Salvini ma delude centinaia di sindaci e larga parte della sua maggioranza». Meloni e la Lega gongolano, i 5 Stelle pure, ma la parte del M5S meno barricadera è sorpresa dalle parole del premier e dagli argomenti usati, tipici dei sovranisti anti-Ue che temono la troika.

Anche Speranza nel mirino

Ma per Zingaretti questo è uno schiaffo che si ricuce dopo una telefonata con il premier, che non a caso annuncia il sua via libera all’agognato (dal Pd) vertice di maggioranza per un’agenda di qui al 2023. Ma non è il premier l’unico nel mirino dei Dem: il capogruppo Andrea Marcucci depositerà una mozione con la richiesta al governo di nominare un commissario per elencare le spese sanitarie da fare, ancora non stilate dal ministro Roberto Speranza. Tacciato di attendismo. L’altro capogruppo Graziano Delrio non è da meno. «Stiamo aspettando il piano del governo. Conte venga in Aula col programma per la sanità pubblica e discutiamo del Mes». Tanta furia viene spuntata da una marcia indietro di Conte, che accetta di confrontarsi sul Mes in Parlamento. Smentendo di voler mettere un punto e a capo sul tema che lo assilla.

Asse Gualtieri-Conte

Dietro al tutti contro tutti sul Mes, viene però a galla un asse sotterraneo tra il premier e il ministro Roberto Gualtieri. Il quale si è convinto che il gioco non valga la candela: fosse per lui, il Mes lo chiederebbe subito. Peccato che fattori politici insuperabili, come il muro dei grillini, hanno in sé un peso economico. E il vantaggio di 3 miliardi in 10 anni di interessi risparmiati con il Mes, indicati dal ministro, potrebbe essere azzerato o quasi, dal fattore instabilità: che il Mes innesca nella maggioranza e di qui si propaga, all’estero e sui mercati. Senza contare che le ultime aste Btp si sono chiuse con tassi negativi, tali da smontare l’argomento del vantaggio economico del Mes.

Ecco i termini della questione. Il premier si fa scudo col Pd del parere del titolare dell’Economia. Per Gualtieri bisogna mettere vantaggi e svantaggi sui due piatti della bilancia: da una parte l’effettiva entità economica, quei 300 milioni l’anno di risparmi dovuti ai bassi tassi del Mes; dall’altra il rischio insito in una conflittualità politica e parlamentare, che avrebbe conseguenze di tipo economico in termini di spread e stabilità. E siccome i 5 Stelle non ci sentono e nessun Paese lo chiede, se l’Italia cominciasse a ballare su questo tema, ci sarebbero una recrudescenza dello spread e un aumento dei tassi. Pensieri che il titolare del Mef ha condiviso con Zingaretti: se il governo deve sopportare il conflitto politico, inutile imbarcarsi in questa operazione, che alle condizioni date sarebbe in perdita. Ma il Pd non può arrendersi, ne va della leadership del segretario.

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