Mangiare, questione di vita: anche al mercato e a tavola si può salvare il pianeta

Il domani dell’alimentazione al centro della seconda tappa del tour “Alfabeto del Futuro”. Una battaglia contro la fame e per l’ambiente 

L’alimentazione del futuro è una sfida deve tenere conto necessariamente di due aspetti fondamentali: la qualità e sostenibilità ambientale. Non sono parole vuote, sono concetti che richiedono una profonda trasformazione nel modo di produrre cibo che passa dalla consapevolezza che, senza un'alimentazione sicura e rispettosa dell’ambiente, non si può tutelare la nostra salute. 

Attorno a questi temi si articolerà il secondo appuntamento di “Alfabeto del Futuro”, il tour organizzato da La Stampa con i quotidiani Gnn dedicato alle grandi sfide che ci attendono. Domani l’appuntamento è a Mantova. Il titolo è: “Mangiare, questione di vita”. L’evento sarà trasmesso in streaming online. Il programma è nella pagina accanto.

Tema caldo, dunque. E ormai tutti, dopo oltre quindici mesi vissuti in pandemia, abbiamo acquisito una nuova consapevolezza di quanto sia vitale tutelare la salute pubblica. Il rapporto Fao (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l'agricoltura) di quest’anno integra la consueta valutazione dello stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo con proiezioni di come potrebbe essere la situazione sul pianeta nel 2030. Secondo la Fao l’obiettivo fame zero nel 2030 non è raggiungibile, anzi. Il numero globale di persone denutrite arriverà a superare la cifra di 840 milioni mentre oggi l’8,9% della popolazione mondiale è in situazione di denutrizione.

Al di là della fame, un numero crescente di persone è stato costretto a scendere a compromessi sulla qualità o sulla quantità del cibo che consuma e questo si riflette sul’'aumento delle malattie non trasmissibili come diabete, ictus e cancro. Ma il costo di una dieta sana supera quello della spesa alimentare media nazionale nella maggior parte dei Paesi del Sud del mondo: più di 3 miliardi di persone non possono permettersela. E mangiare male vuol dire anche favorire l’obesità tanto che negli adulti si stima che aumenterà del 40% entro il 2025, rispetto al livello del 2012. Un quadro che chiarisce come ci siano costi nascosti nei nostri sistemi alimentari. Le conseguenze sulla salute e sull’ambiente di diete malsane si traducono, infatti, nell’aumento dei costi medici e dei costi dei danni climatici e ambientali. Gli attuali modelli alimentari del mondo sono responsabili di circa un terzo delle emissioni totali di gas serra e il costo sociale è stimato a circa 1,7 trilioni di dollari per il 2030.

Per questo si deve agire in più direzioni, a partire da politiche che incentivino la ricerca in campo agricolo, che potenzino l’irrigazione, investimenti per migliorare lavorazione e conservazione, politiche per ridurre perdite e sprechi di cibo, politiche per aumentare l’accessibilità a diete sane da parte di consumatori a basso reddito. Ma uno degli strumenti che dovrebbe indurre un cambiamento forte, la politica agricola comune europea (Pac) si è per ora arenato. La nuova Pac, un pacchetto che vale 387 miliardi di euro - più o meno un terzo dell’intero budget settennale dell’Unione - è uno dei tasselli fondamentali verso la transizione ecologica. Dalle nuove misure, infatti, dipenderà il livello di tutela della biodiversità e la diffusione di un modello di agricoltura e di allevamento più sostenibile. In questo contesto, la situazione italiana è più rosea anche perché, come testimonia il Censis, il settore agroindustriale si conferma il fiore all'occhiello e la bandiera del nostro export nei mercati globali con quasi 40 miliardi di euro nel 2020 (+1,9% rispetto al 2019) e nel biennio 2021-2022 ci si attende una crescita della domanda del 14,2%.

Cambiare passo su qualità e sostenibilità è proprio un'esigenza che arriva dalle persone. Tra gli italiani c’è una maggiore attenzione sul tema della sicurezza alimentare al momento dell’acquisto dei prodotti (per il 58%) e sulla provenienza geografica (40%), aspetti seguiti dal gusto e dal contenuto nutritivo dei cibi (entrambi al 35%).

(fonte: La Stampa)