Tensione sui Buoni pasto, gli esercenti pronti a rifiutare i pagamenti con i ticket

La denuncia delle associazioni: ogni 10mila euro, gli esercizi ne perdono circa 3mila. Il Codacons: «Pronti a una class action»

La corsa dell’inflazione accelera lo strappo sui buoni pasto con una levata di scudi da parte degli esercenti che minacciano di non accettarli. E poco importa che le associazioni dei consumatori siano pronte al boicottaggio. Anche perché trovare un’intesa su quella che è una parte sempre più rilevante della retribuzione è nell’interesse di tutti.

Il costo dei ticket, però, sta diventando insostenibile per chi incassa: per ciascun buono da 8 euro, gli esercenti ne mettono in tasca poco più di 6. Come a dire che pagano una tassa nascosta vicina al 25%. A lanciare l’allarme sono Ancd Conad, Ancc Coop, FiepeT Confesercenti, Federdistribuzione, Fida e Fipe Confcommercio, che sottolineando come «una volta scalati gli oneri di gestione e quelli finanziari si registra un deprezzamento del 30%: ogni 10mila euro di buoni incassati, gli esercizi convenzionati perdono circa 3mila euro».

Per questo il presidente di Fipe-Confcommercio, Lino Enrico Stoppani chiede per la prossima gara di appalto «la revisioni dei criteri» perché «non sono accettabili livelli di commissioni sul livello di quelle precedenti», dal 16% al 19% circa, «perché se queste fossero le condizioni dell’assegnazione è ragionevole pensare che le aziende non saranno nelle condizioni di accettare più i buoni pasto». 

Peggio: senza una riforma radicale del sistema, le imprese della distribuzione commerciale potrebbero smettere di accettare i ticket. La dura presa di posizione arriva alla vigilia della pubblicazione della gara BP10, indetta dalla centrale unica di acquisto, Consip, e prima di «avviare azioni più drastiche». Nel 2019 sono stati emessi 500 milioni di buoni pasto per un valore complessivo di 3,2 miliardi di euro. Il tavolo unitario tra le associazioni di categoria chiede con urgenza «che la prossima gara Consip consenta di ridurre le commissioni a nostro carico che sono a livelli inaccettabili».

A beneficiare dei buoni sono circa 3 milioni di lavoratori, di cui 1 milione dipendenti pubblici. Dei 500 milioni di buoni pasto, 175 milioni sono acquistati dalle pubbliche amministrazioni, che li hanno messi a disposizione di 1 milione di lavoratori. In totale, ogni giorno i dipendenti pubblici e privati spendono nei bar, nei ristoranti, nei supermercati e in tutti gli esercizi convenzionati 13 milioni di buoni pasto. Per questo sono due le priorità per le aziende «la riduzione immediata dei ribassi sul prezzo richiesti in fase di gara alle società emettitrici dei buoni pasto, e la riforma complessiva del sistema, seguendo l'impianto in vigore in altre Paesi, per assicurare il rispetto del valore nominale del ticket ed eliminare le gravose commissioni pagate dagli esercizi presso i quali i buoni pasto vengono utilizzati».

Nel corso delle ultime due gare Consip, 2018 e 2020, denunciano le associazioni, «gli esercenti si sono trovati a pagare commissioni medie del 19,8% (BP8) e del 17,80% (BP9)». Questo meccanismo finisce per «scaricare il risparmio della pubblica amministrazione sui pubblici esercizi e sulla distribuzione commerciale». 

L’equilibrio, però, è sottile. Il presidente di Coop Italia, Marco Pedroni, spiega che continua ad accettarli «perché un cliente che è in qualche modo un tuo cliente, viene da te e ti chiede di fare la spesa, e poi magari comprare altre cose, altrimenti quel cliente la farà da un'altra parte, Se in Europa ci sono commissioni anche del 5% perché non si può fare anche qua?».

Dura la reazione del Codacons: «Se esercenti e ristoratori rifiuteranno di accettare i buoni pasto, scatterà una valanga di denunce in tutta Italia per conto dei lavoratori ingiustamente danneggiati, e una class action patrocinata dal Codacons. I buoni pasto rappresentano un diritto acquisito dei lavoratori e sono parte integrante dei contratti di lavoro», spiega il presidente Carlo Rienzi.

(fonte: La Stampa)