Lavoro, il modello spagnolo porta il record di contratti stabili

Con la riforma di Sanchez aumento di 700 mila in un mese. Stretta anti-precarietà e penali per le assunzioni di 30 giorni, Orlando ci pensa

ROMA. Un freno ai contratti precari e un sostegno agli stipendi più bassi. L'Italia con il ministro Andrea Orlando prova a ispirarsi all'esperienza spagnola. Ma per giungere a un'intesa tra governo, sindacati e aziende è imprescindibile aprire una nuova stagione di concertazione. L'altro pilastro della strategia dell’esecutivo è arrivare al via libera di un salario minimo. La Spagna ha approvato una riforma del mercato del lavoro dopo nove mesi di dibattito.

Il cuore della riforma stabilisce un limite alla flessibilità: vengono introdotti due tipi di contratti di formazione e un solo modello a tempo determinato con delle causali molto circoscritte. C’è inoltre una stretta sulle sanzioni per chi non si adegua (10 mila euro per ogni dipendente interessato) e ogni volta che viene attivato un contratto inferiore ai trenta giorni l’azienda dovrà pagare una penale.

Il provvedimento interviene anche sugli accordi collettivi: quando scade un contratto questo resterà valido fino ad un nuovo patto, mentre prima entrava in vigore un’intesa aziendale. Poi vengono colpite le esternalizzazioni: le imprese che si appoggiano sulle agenzie interinali dovranno rispettare i salari e i contratti collettivi dei settori in cui vengono effettivamente collocati i lavoratori esterni. Infine, arrivano gli stagionali “fissi-discontinui”, ovvero assunti a tutti gli effetti solo per alcuni mesi l’anno, avranno gli stessi diritti di quelli a tempo indeterminato e matureranno pure l’anzianità.

La Spagna sembra essere riuscita a bloccare gli impieghi di brevissima durata, un fenomeno di cui soffre anche l’Italia. Il governo guidato da Pedro Sanchez ad aprile conta 700 mila nuovi contratti stabili, un record. Invece, in Italia l’occupazione post Covid è ripartita proprio grazie a un nuovo boom del precariato.

A marzo l’Istat ha registrato un incremento dell’occupazione di 800 mila unità (rispetto al 2021), la metà però sono posti a tempo. Nel nostro Paese gli occupati precari ormai arrivano a tre milioni e 160 mila dipendenti: è il livello più alto di sempre. 

LE CLAUSOLE - Rinnovi non oltre i 2 anni, deroghe fino a settembre
La riforma spagnola interviene sulle clausole dei contratti a tempo determinato proprio come aveva fatto il decreto Dignità dell’allora ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Quel provvedimento aveva messo dei paletti alla durata (massimo 24 mesi) e ai rinnovi, incentivando la trasformazione dei rapporti precari in stabili, tuttavia il decreto Dignità è sospeso fino a settembre. La maggioranza, un anno fa, per sostenere la ripresa diede il via libera al prolungamento dei contratti a termine senza causale (se concordati con i sindacati).

L’attuale ministro, Andrea Orlando, segue con attenzione la situazione in Spagna, però ha fatto notare come le condizioni politiche in Italia siano molto diverse. Innanzitutto a Roma il governo è sostenuto da forze eterogenee, mentre il premier Sanchez ha il supporto di una maggioranza coesa e di sinistra. In più, le dinamiche tra organizzazioni sindacali e imprese italiane appaiono molto più conflittuali.

Orlando punta su una legge della rappresentanza e soprattutto sul salario minimo. Per sostenere gli stipendi fermi e che perdono potere d’acquisto a causa dell’inflazione, il ministro ha proposto di legare gli aiuti pubblici alle aziende che rinnovano i contratti aumentando i salari. Ipotesi che non è stata accolta con favore dal mondo imprenditoriale.

SALARIO MINIMO – Tre milioni di sottopagati, no dei sindacati alla legge
Il salario minimo consiste nella paga più bassa (su base oraria o mensile) sotto la quale il datore di lavoro non può scendere. Il Parlamento europeo ha votato una direttiva a favore di questa misura, eppure l’Italia è uno dei pochi Paesi in cui il salario minimo non esiste. C’è un disegno di legge fermo al Senato dell’ex ministra Nunzia Catalfo (M5s) che fissa una retribuzione non inferiore al contratto collettivo nazionale del settore di appartenenza, o comunque non sotto i 9 euro l’ora. Come spiega Openpolis, l’entità del salario minimo, negli Stati in cui esiste, è piuttosto variabile. Il range va dai 330 euro al mese in Bulgaria ai 2.200 in Lussemburgo, passando per i 1.100 in Spagna e i 1.500 euro di Francia e Germania.

L’obiettivo è far salire le retribuzioni dei lavoratori poveri perché sottopagati: in Italia gli working poor ammontano a tre milioni e mezzo di persone. I sindacati sono contrari a un salario minimo legale perché temono un depotenziamento dei contratti collettivi. È il motivo per cui, ad esempio, Svezia e Danimarca non lo applicano. Ma in quegli Stati le organizzazioni sindacali hanno ancora la forza di obbligare gli imprenditori al rispetto dei contratti. In Italia invece no. I sindacati, soprattutto nei servizi, non riescono più a imporre minimi salariali senza un aiuto dello Stato.

IL DEFICIT DI PERSONALE – La Lega rilancia i voucher per turismo e agricoltura
A non voler sentir parlare di un mercato del lavoro più rigido c’è il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, che chiede di tornare al sistema dei voucher. Per colmare la mancanza di personale delle imprese turistiche la soluzione nell’immediato è il decreto flussi, con gli immigrati che vanno a colmare i profili che non si trovano. La proposta dell’esponente della Lega è di aprire un tavolo per migliorare l’incrocio tra domanda e offerta. L’accusa è al reddito di cittadinanza, che secondo il ministro penalizza alcuni settori, perciò auspica i voucher almeno in agricoltura e nel turismo, dove c’è un deficit di personale. Garavaglia ha anche lanciato l’idea di dare il 50% del Reddito agli stagionali, «purché vadano a lavorare».

Unioncamere e Anpal prevedono un fabbisogno di oltre 387 mila lavoratori per i servizi di ristorazione e alloggio; addirittura nei campi mancano 100 mila stagionali. Il mismatch – il disequilibrio tra domanda e offerta – riguarda anche le mansioni qualificate: sono introvabili gli operai altamente specializzati, ingegneri ed esperti di informatica. Un fenomeno che i sindacati imputano a stipendi troppo bassi. Se da una parte gli imprenditori danno la colpa al reddito di cittadinanza, dall’altra Cgil, Cisl e Uil vedono un problema salariale nella fuga dei giovani italiani all’estero.

(fonte: La Stampa)