Coronavirus, in Argentina superato il milione di casi: oltre 4.000 persone in terapia intensiva

L’Irlanda è il primo Paese Ue a rientrare in isolamento, anche la Tunisia va verso il coprifuoco

BUENOS AIRES. Con i 12.982 contagi delle ultime 24 ore, l'Argentina ha superato il milione di casi di coronavirus. Lo ha reso noto il ministero della Salute a Buenos Aires. E' il quinto Paese al mondo ad aver raggiunto quella cifra.

L'ultimo rapporto delle autorità sanitarie ha indicato che i contagi da Covid-19 da marzo sono ora 1.002.662, e che i 451 decessi dell'ultimo giorno hanno fatto salire il bilancio totale dei morti a 26.716. Le persone ricoverate in terapia intensiva, infine, sono attualmente 4.392, con una percentuale di occupazione dei letti del 64% sul territorio nazionale e del 63,2% nell'area metropolitana di Buenos Aires.

Dopo molto tempo senza una programmazione regolare, la compagnia aerea di bandiera argentina Aerolíneas Argentinas ha comunque annunciato oggi la sua offerta di voli per il progressivo riavvio delle operazioni, che nella prima fase saranno solamente nazionali. Fonti della compagnia hanno specificato che le operazioni regolari inizieranno giovedì 22 ottobre, quando il primo volo regolare previsto per quel giorno partirà da Ezeiza verso Jujuy. Più tardi, sarà la volta delle partenze per Corrientes, Iguazú, Mendoza, San Luis e Ushuaia. Venerdì ci saranno voli da e per Córdoba, La Rioja, Salta, Resistencia, Posadas, Bariloche, Comodoro Rivadavia e Neuquén. Il resto delle destinazioni verrà attivato in maniera scaglionata nei giorni successivi, così come il numero delle frequenze giornaliere, che verrà incrementato progressivamente e in base alla richiesta. Aerolineas Argentinas ha ricordato di non aver smesso di volare per l'emergenza del coronavirus, e di aver operato un gran numero di voli in modalità «speciale», con un rigido protocollo di biosicurezza adeguato alle normative sanitarie e alle raccomandazioni degli organismi di controllo nazionali e internazionali. 

Irlanda primo Paese Ue a rientrare in isolamento
Ma è l'Irlanda il primo Paese UE a tornare al blocco del coronavirus, ha detto ieri il primo ministro Micheal Martin, emettendo un ordine nazionale di «restare a casa», ma insistendo sul fatto che le scuole resteranno aperte. Le misure che entreranno in vigore per sei settimane a partire dalla mezzanotte di mercoledì vedranno tutti i negozi al dettaglio non essenziali chiudere e bar e ristoranti limitati al solo servizio da asporto o di consegna. Solo i lavoratori essenziali saranno autorizzati a recarsi al lavoro, e ai cittadini sarà permesso di fare esercizio fisico solo entro cinque chilometri (tre miglia) dalla loro residenza.

Il governo ha avvertito in una dichiarazione che «ci sarà una sanzione» per aver violato la restrizione dei cinque chilometri e che il trasporto pubblico funzionerà al 25% della capacità di servire solo i lavoratori essenziali. Martin ha detto che le scuole e le strutture di assistenza all'infanzia devono rimanere aperte «perché non possiamo e non permetteremo che il futuro dei nostri figli e dei nostri giovani sia un'altra vittima di questa malattia». Sarà esteso anche il divieto di visite tra le diverse famiglie e di eventi al coperto, anche se due famiglie potranno mescolarsi in luoghi all'aperto come i parchi.

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Un programma «bolla sociale» permetterà anche a chi vive da solo, a rischio di isolamento sociale o di problemi di salute mentale, di mescolarsi con un'altra famiglia. E, a differenza del precedente ordine di chiusura emesso a marzo, gli sport d'élite e quelli di livello professionale saranno consentiti a porte chiuse in tutta l'Irlanda - che ha subito 1.852 morti per il coronavirus.

Martin ha detto che le attuali restrizioni della Repubblica sono «probabilmente il regime più severo d'Europa», ma che «sono necessarie ulteriori azioni». «Se ci riuniremo nelle prossime sei settimane, avremo l'opportunità di festeggiare il Natale in modo significativo», ha detto. Il gruppo Lobby Retail Ireland ha previsto che «decine di migliaia di lavoratori del commercio al dettaglio rimarranno senza lavoro» nel frattempo. «E' fondamentale che queste misure funzionino e siamo in grado di riaprire il commercio al dettaglio prima di Natale», ha avvertito il direttore Arnold Dillon. «Semplicemente non possiamo prevedere serie restrizioni a rotazione nel futuro». L'Irlanda ha generalmente assunto una posizione prudente nella lotta contro il coronavirus. Attualmente non ci sono paesi «lista verde» nel registro nazionale delle destinazioni di viaggio sicure e il governo ha approvato la chiusura di pub soprannominati «i più lunghi d'Europa». Ma la decisione di Dublino di rimettere la nazione in isolamento arriva due settimane dopo che il governo ha respinto una raccomandazione simile da parte dei capi della sanità pubblica. All'epoca, il vice primo ministro Leo Varadkar ha detto che il consiglio di portare il Paese ad un isolamento di quattro settimane «non era stato preso in considerazione».

L'ammissione del governo di coalizione che ora è necessario un isolamento più lungo di sei settimane potrebbe lasciarlo vulnerabile alle accuse di aver bloccato la risposta della sanità pubblica al virus in aumento. I decessi giornalieri per il coronavirus in Irlanda hanno raggiunto il picco di 77 morti in aprile e nelle ultime settimane sono rimasti costantemente a una sola cifra. Tuttavia, come molte altre nazioni, la Repubblica sta assistendo a una recrudescenza delle infezioni confermate del virus, con 1.031 nuovi casi registrati ieri.

In Svizzera 8.737 nuovi casi nel fine settimana
In Svizzera l'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) conferma 8.737 nuovi casi di Covid-19 segnalati nel fine settimana con il totale arrivato a 83.159 dall'inizio dell'epidemia. Con altri 14 decessi il bilancio delle vittime sale a 1.837. I dati, precisa l'Ufsp, riguardano le cifre delle ultime 72 ore in Svizzera e nel Liechtenstein. I pazienti ricoverati in ospedale negli ultimi tre giorni sono 171, complessivamente 5.447. In questo arco di tempo, sono stati effettuati 54.185 tamponi per un totale di 1.632.288. Il tasso di positività dall'inizio della pandemia è del 5,8%. Lunedì scorso la Svizzera contava 4.068 nuove infezioni, sette nuovi decessi e 80 persone ricoverate in ospedale sull'arco di tre giorni. Nelle ultime due settimane in Svizzera e nel Liechtenstein si è registrato un tasso di 314,1 casi per 100.000 abitanti.

La quota di 60 nuove infezioni per 100.000 abitanti è la soglia fissata da Berna per giustificare la quarantena di persone provenienti da regioni con tale tasso d'impatto del virus. In Ticino i contagi registrati nelle ultime 24 ore sono 26, per un totale di 4.517 infezioni dall'inizio della pandemia. Si segnala inoltre un ulteriore decesso per un totale di 352. Nei Grigioni sono stati registrati altri 38 nuovi casi (1.484 contagi in tutto). I decessi sono invece fermi a 50. Attualmente 7.367 persone si trovano in isolamento e altre 13.039 sono in quarantena perché entrate in contatto con loro. In quarantena anche 12.015 persone di ritorno da un Paese a rischio.

In Germania si sfiorano i 7 mila nuovi casi

La Germania ha registrato 47 morti e 6.868 nuovi contagi di Covid-19, contro i 4.325 del giorno prima quando però non c'erano tutti i dati dei land per un ritardo di contabilizzazione. Per questo, spiega l'Istituto Robert Koch, «la cifra è nettamente più alta dei 4122 casi di martedì scorso». Sabato la Germania aveva registrato il record assoluto dall'inizio della pandemia con 7.830 contagi accertati. Il totale dei casi in Germania è arrivato a 373.167, con 9.836 morti.

In Tunisia verso il coprifuoco
E' emergenza nazionale ormai in Tunisia, dove il premier Hichem Mechichi ha autorizzato tutti i 24 governatori del Paese a decretare misure di coprifuoco secondo le diverse esigenze, nei territori di loro competenza, ove si rendesse necessario. Secondo i dati al 17 e 18 ottobre sono stati registrati altri 2185 contagi (su 5689 test effettuati), che portano il totale delle infezioni confermate nel Paese nordafricano a quota 42.727. Lo ha reso noto il ministero della Sanità di Tunisi in un comunicato, precisando che il bilancio dei decessi è salito a 687, di cui 61 nei 2 giorni considerati.

Delle persone che risultano ancora positive, 978 sono ricoverate in ospedale, 173 in rianimazione e 103 in respirazione assistita. I tamponi effettuati da inizio epidemia sono 303.202. Per contrastare la diffusione del coronavirus le autorità tunisine hanno già imposto la misura del coprifuoco notturno in 16 governatorati del Paese e una serie di rigide misure di prevenzione cui i cittadini sono obbligati a conformarsi. Dal 28 settembre scorso per chi arriva dall'Italia in Tunisia, oltre all'obbligo della presentazione del test Rt-Pcr negativo, è previsto l'obbligo di autoisolamento domiciliare per sette giorni.

La situazione negli altri Paesi
Già ieri si era registrato in tutto il mondo un nuovo aumento record settimanale di contagi di Covid-19: oltre 2,4 milioni di casi tra 12 e 18 ottobre, il 5,3% più della settimana precedente. Un dato dell'Organizzazione mondiale della sanità, che sottolinea anche il calo dei morti: 36.504 in sette giorni, -7,8%. Intanto, i casi nel mondo hanno superato la soglia psicologica dei 40 milioni, con 1,1 milione di decessi. Gli Stati Uniti restano in testa ai macabri bilanci (oltre 8,1 milioni di infezioni e quasi 220mila morti). L'India è seconda per numero di contagi (7,5 milioni) e terza per morti (114.610). Il Brasile terzo per contagi (5,2 milioni) e secondo per vittime (153mila). L'Italia è sedicesima, dopo Francia, Spagna e Regno Unito. «So che c'è stanchezza, ma il virus ha mostrato che quando abbassiamo la guardia può tornare a velocità spaventosa, minacciando ospedali e sistemi sanitari», ha avvertito ancora una volta il direttore dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Nuovi record di contagi anche in Russia, con 15.982 nuovi positivi e 179 morti in 24 ore, mentre l'Iran non aveva mai contato tanti morti in un giorno, 337. In Europa, l'aumento senza eguali riguarda i casi settimanali, con oltre 900mila positivi in 7 giorni, quasi 180mila in più dai 740mila della settimana precedente.

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