Grane reali a Buckingham Palace

Il principe Andrea sacrificato da Elisabetta per salvare la dinastia. La “Ditta” resta un marchio fortissimo, radicato nel popolo inglese

Dell’importanza di essere reali. Ovvero, di osa importa al mondo se la regina Elisabetta ha tolto al figlio Andrea, travolto dallo scandalo del pedofilo Jeffrey Epstein, il titolo di altezza reale. La risposta naturale dovrebbe essere una sola: chi se ne frega. Che ci importa se il pupillo della sovrana, 62 anni il mese prossimo - già invischiato in altri scandali, già marito della rossa esuberante Sarah Ferguson, già coinvolto in altre relazioni turbolente, scapestrato e per questo molto amato dalla madre - non potrà più affacciarsi al balcone di Buckingham Palace con le sue belle divise e le medaglie e tutto l’armamentario da principe. Che ci importa se non potrà più fregiarsi del titolo di Duca di York, come chiedono a gran voce i rappresentanti della città, oltraggiati dall’associazione con il nome del principe accusato di abusi sessuali su una minorenne?

Già, che ci importa? Ma è guardando a questi dettagli che si capisce la vera natura della monarchia britannica, questa anacronistica appendice di medioevo che si incunea nelle nostre vite contemporanee non con editti e bandi e menestrelli ma tramite notifiche sul telefonino. Siamo ben dentro il terzo millennio e tutti gli altri membri delle famiglie reali della vecchia Europa (qualcuno di voi sa che faccia ha il re di Norvegia?) sono ormai figurine indistinguibili, personaggi da rotocalco meno famosi dei calciatori e degli influencer.

Mentre dai reali inglesi non si può prescindere. Sappiamo tutto di loro, molto di più di quanto realmente ci interessi. Pettegolezzi di corte, litigi tra cognate, battesimi, matrimoni e funerali. Questo del principe Andrea è un caso diverso, uno scandalo grosso, vero. Dopo la decisione della giustizia americana di non archiviare la causa civile intentata contro di lui per presunti abusi sessuali, il duca ha rimesso nelle mani della sovrana tutti i suoi residui incarichi ufficiali e i gradi militari onorifici che ricopriva a nome della casa reale. Più di 150 veterani della marina e dell’esercito hanno scritto alla regina chiedendole di privare Andrea di tutti i suoi gradi e titoli militari dopo che è stata data la notizia di un possibile processo negli Stati Uniti.

Di certo il gran merito di aver traghettato la monarchia britannica attraverso il secolo delle democrazie va a Elisabetta, regina di cuori quando lady Diana ne fu principessa, amata e riverita al di là di ogni comprensione razionale, icona che già sopravvive a se stessa. È lei ad aver tenuto viva la riverenza, questa credo sia la parola giusta, verso la monarchia come istituzione, verso un certo mondo antico che sa di fiaba e si abbiglia di conseguenza: cavalli, carrozze, principi, mantelli, livree, corone e gioielli. Tutto fa parte di una scenografia perfettamente studiata, che a noi scettici e disincantati fa un po’ ridere, ma quando la Rolls Royce color melanzana della regina passa lenta e maestosa attraverso le strade di Londra, la gente si ferma a salutare, si fermano i rider di Glovo e i tassisti, si fermano i pedoni e tutto sembra ammantarsi di una magia incomprensibile, irrazionale appunto. Nessuno può davvero ritenere che quella persona possa essere diversa e superiore alle altre per eredità, grazia divina e volontà della nazione. Eppure in quei momenti ogni suddito potrebbe anche dire di aver visto volare Peter Pan sopra le aiuole nei giardini di Kensington.

A Londra e in Inghilterra (un po’ diverso nelle altre nazioni del Regno, specialmente Scozia e Irlanda del Nord, dove la famiglia reale non è così amata), la monarchia pervade ancora la simbologia. Sono “reali” le sale da concerto e gli ospedali, le poste (Royal Mail) e l’ufficio delle tasse è intitolato a sua maestà (HMRC, Her Majesty Revenue and Customs). Il certificato di fornitori della famiglia reale è una delle garanzie di qualità più ambite: le ditte che possono fregiarsi dello stemmino reale con la scritta «by Appointment to Her Majesty the Queen» lo esibiscono anche sulle fiancate dei furgoni e sulle insegne dei negozi e ora sui siti internet.

A noi sembrano dettagli secondari, per gli inglesi sono fondamentali. E dimostrano, in qualche modo, che la monarchia è ancora viva e vegeta, nonostante tutti gli scandali e le traversie. Talmente vegeta che quando qualcuno sgarra e la fa davvero grossa come il principe Andrea, si sacrificano le sue prerogative reali per salvare The Firm, la Ditta, come la regina definisce l’istituzione.

(fonte: La Stampa)