La mappa del contagio: il Covid scende nel Regno Unito aumenta in Germania. A Pechino primo caso di Omicron a tre settimane dalle Olimpiadi

Di fronte alle curve che seguono traiettorie simili ma sfalsate nell'arco delle settimane, il mondo si attrezza in modo diverso per rispondere all'attuale fase della pandemia. Task force della Casa Bianca per le future varianti

ROMA. Covid, mai così alto il tasso di incidenza in Germania. L’Olanda allenta il lockdown. Contagi in calo in Regno Unito e Irlanda. «Nessun cessato allarme con Omicron», avverte il ministro tedesco della Salute, Karl Lauterbach. Quarta dose in Ungheria. A causa di Omicron, gli ospedali sono in emergenza negli Usa, dove nell'ultima settimana si sono registrati oltre 800 mila casi e 1.871 morti al giorno: almeno l'85% delle terapie intensive sono piene a Washington e in 18 Stati americani, con le situazioni peggiori in Alabama, Missouri, New Mexico, Rhode Island e Texas. E a tre settimane dalle Olimpiadi invernali di Pechino 2022, la Cina registra il primo caso di Omicron scoperto nel distretto di Haidian, noto per le molte sedi di società tecnologiche: Pang Xinghuo, un funzionario della municipalità, ha spiegato che è partito un primo ciclo di test nel complesso residenziale e nell'edificio dell'ufficio della persona contagiata. Nelle ultime settimane, la capitale ha sollecitato i residenti, al fine di ridurre i rischi di contagio, a evitare i viaggi se non necessari e a non lasciare la città anche per l'imminente Capodanno lunare. Sospese dal 24 gennaio 26 rotte aeree internazionali: 4 dagli Stati Uniti e altre da città come Melbourne, Francoforte, Parigi, Vancouver, Toronto, Il Cairo e anche Milano.

Il caso Germania

Tasso di incidenza settimanale record in Germania, con 497,1 nuovi contagi da Coronavirus per 100mila abitanti su sette giorni. A riferirlo è il Robert Koch Institut, che parla del dato più alto da inizio pandemia. Ieri il dato era di 470,6 e una settimana fa di 335,9. La autorità sanitarie tedesche riportano, inoltre ,78.022 nuove infezioni nelle ultime 24 ore, a fronte delle 55,889 infezioni di una settimana fa. In calo i decessi, con 235 morti nelle ultime 24 ore contro i 286 di una settimana fa.

Picco
Di fronte all'impennata di contagi da Covid, e alle curve che seguono traiettorie simili ma sfalsate nell'arco delle settimane, l'Europa si attrezza in modo diverso per rispondere all'attuale fase della pandemia. E così la Gran Bretagna, dove l'ondata di Omicron avrebbe già raggiunto il suo picco, pensa a revocare il suo modello di Green pass, necessario solo per gli ingressi in discoteca e agli eventi di massa ma mai veramente digerito da molti deputati conservatori ostili allo stesso premier Boris Johnson, ora alle prese con le scuse alla regina per un party in violazione delle norme anti-Covid e per giunta alla vigilia del funerale del principe Filippo. Secondo i media britannici, dunque, quando il 26 gennaio verranno riviste le misure previste dal cosiddetto piano B attualmente in vigore, si potrebbe abbandonare il certificato verde nonché l'indicazione di lavorare da casa, mentre resterebbe quella per l'uso delle mascherine nei trasporti pubblici e nei negozi. E questo proprio alla luce dei «segnali incoraggianti» di cui ha parlato mercoledì il ministro della Sanità, Sajid Javid: non solo diminuiscono i contagi su base settimanale - tornati sotto quota 100.000 nell'ultimo giorno - ma calano anche i ricoveri in ospedale. Scozia e Galles, del resto, hanno già alleggerito alcune delle loro restrizioni.

Misure
L'Olanda, ha annunciato il premier Mark Rutte, allenta il lockdown imposto a dicembre, con la riapertura di negozi, palestre e parrucchieri, ma non di ristoranti e bar che resteranno chiusi almeno fino al 25 gennaio. Al contrario del Regno Unito, in Francia il governo punta ancora a introdurre il pass vaccinale, l'equivalente del Super green pass italiano, nonostante lo stallo in parlamento e il terreno di scontro elettorale. Deputati e senatori hanno ripreso a lavorare su un progetto di legge comune: una delle ipotesi è che venga introdotto solo per i maggiori di 16 anni. Il presidente Emmanuel Macron ha intanto annunciato, attraverso il suo portavoce, una nuova ordinanza per definire meglio «le condizioni in cui la mascherina va usata all'aperto», dopo che la giustizia amministrativa di Parigi ne ha bocciato l'obbligo nella capitale. Resta alto l'allarme Omicron anche in Germania, che ha superato per la prima volta dall'inizio della pandemia il record di 92.000 contagi giornalieri, appena due giorni dopo aver sfondato il tetto degli 80.000 casi in 24 ore. «Non si può dare il cessato allarme», ha detto il ministro della Salute tedesco Karl Lauterbach, sottolineando che la variante Omicron non è affatto "innocua" e ribadendo di essere favorevole a un obbligo vaccinale a partire dai 18 anni.

Paesi a rischio
Berlino ha tra l'altro nuovamente inserito l'Austria tra i Paesi ad alto rischio Covid a partire da sabato, imponendo una quarantena di 10 giorni ai non vaccinati che rientrano dal Paese vicino o di 5 più un test negativo. Un altro colpo alla stagione sciistica austriaca che ha costretto la ministra del Turismo di Vienna, Elisabeth Koestinger, a precisare che le nuove disposizioni tedesche non riguardano i vaccinati: «Chi è vaccinato può in ogni momento fare una vacanza sicura e riposante in Austria». 

Riaperture

Dunque da oggi l'Olanda riapre le scuole secondarie, le universita' scientifiche e negozi non essenziali dopo il lockdown totale in vigore dal 19 dicembre. Lo hanno annunciato in una conferenza stampa il premier Mark Rutte e il ministro della Salute Ernst Kuipers sottolineando come, nonostante il record di contagi, i ricoveri siano in netta discesa. Sempre oggi riapriranno le attività di contatto, inclusi parrucchieri, i saloni di bellezza e i centri massaggi. Via inoltre l'obbligo di quarantena per chi ha la terza dose di vaccino se ha avuto contatti diretti con un positivo: se asintomatico basterà un tampone molecolare negativo dopo 5 giorni. Il Paese ha passato tutte le festività in confinamento. Rutte ha spiegato che è ancora troppo presto per riaprire i bar e i ristoranti. Per questo bisognerà attendere un'ulteriore discesa dei casi di contagi che, nel Paese, arriveranno presto ai 75-80 mila al giorno.

Ritorno alla normalità
I casi di Covid nel Regno Unito sono in calo e il picco della pandemia è probabilmente superato. Se da una parte i consulenti scientifici raccomandano ancora prudenza, dall'altro la possibilità che le restrizioni messe in campo dal governo vengano stralciate, diventa giorno dopo giorno più concreta. Il Paese è passato dai 218.724 contagi giornalieri della settimana scorsa ai 120.821 di lunedì fino ai 105.679 di ieri. Un andamento che fa ipotizzare una specie di ritorno alla normalità: il 26 gennaio dovrebbero essere annunciati gli aggiornamenti. Il primo ministro Boris Johnson, da quando la campagna vaccinale è decollata con successo, e' stato sempre restio a usare lo strumento delle limitazioni della vita sociale. Nel Regno Unito non c'è l'obbligo vaccinale ma si stima che l'88% dell'intera popolazione abbia sviluppato gli anticorpi. Se si guardano i dati relativi alla popolazione adulta i dati migliorano ulteriormente. Si stima che il 97.5% in Inghilterra, il 96.8% in Galles, il 97.4% in Irlanda del Nord e il 97.7% in Scozia abbiano gli anticorpi per via vaccinale o per aver superato l'infezione. Quello che noi chiamiamo "green pass" viene usato dai britannici solamente nei grandi eventi. In particolare, e' obbligatorio nei luoghi chiusi con più di 500 persone, all'aperto sopra le 4000 e in tutti i ritrovi quando si supera quota 10 mila. Le restrizioni in campo oggi prevedono l'uso delle mascherine nei luoghi pubblici come teatri e cinema ma anche sui treni, nelle metropolitane e in taxi. Obbligatorie anche nei negozi e dal parrucchiere, mentre non sono necessarie nei ristoranti e nelle palestre per ovvi motivi di praticità. Le persone sono inoltre incoraggiate a lavorare da casa. Dal 26 gennaio queste restrizioni potrebbero cadere.

Viaggi

Sul fronte dei viaggi non è più necessario fare un tampone per viaggiare verso il Regno Unito e, una volta arrivati, basterà fare un tampone rapido, decisamente più economico del molecolare. Boris Johnson si è opposto a restrizioni più dure nel periodo di Natale, quando i numeri erano decisamente in crescita e la richiesta di un nuovo lockdown arrivava da più parti. E' stato anche sempre contrario a discriminazioni nell'accesso alla vita pubblica fra vaccinati e non vaccinati. Per adesso i numeri gli danno ragione.

Quarta dose
L'Ungheria è il primo Paese dell'Unione europea a partire con la quarta dose del vaccino anti-Covid per chiunque ne faccia richiesta. Una decisione quella del governo di Viktor Orban che arriva proprio nei giorni in cui si intensifica il dibattito su booster e nuovi sieri con l'Ema che chiede di pensare prima ad una strategia a lungo termine e l'infettivologo della Casa Bianca Anthony Fauci che sottolinea la necessità di un vaccino "universale" contro tutti i possibili coronavirus. "Chiunque, dopo essersi consultato con un medico, è nelle condizioni di ricevere una quarta dose di vaccino anti-Covid-19 può farne richiesta a partire da questa settimana", ha annunciato in una conferenza stampa il capo dello staff del premier ungherese, Gergely Gulyás. L'Ungheria ha un tasso di vaccinazione molto più basso rispetto alla maggior parte dei Paesi europei con solo 6 milioni di persone che hanno ricevuto due dosi. E 3,3 milioni la terza. Tuttavia è il primo a dare il via libera alla quarta. Nel mondo solo Israele e Cile hanno già iniziato a somministrarla, mentre nell'Unione europea Danimarca, Grecia e Spagna hanno per ora deciso di limitarla alle persone più fragili. Il governo di Budapest ha anche annunciato che la quarantena è ridotta da 10 a 7 giorni, a 5 con un test negativo. Anche questa una misura adottata in diversi Paesi europei come Irlanda, Finlandia, Spagna, Portogallo e Grecia.

Oms
Ma anche negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, nonostante l'Organizzazione mondiale della sanità continui a raccomandare un isolamento di 14 giorni per i positivi. L'Olanda intanto, uno dei primi a reimporre un lockdown duro all'inizio della nuova ondata scatenata dalla variante Omicron, sta valutando di allentare le restrizioni. Le regole attuali, che prevedono chiusure di tutte le attività non essenziali, scadono venerdì e in questi giorni si sono moltiplicate le manifestazioni per chiedere almeno una parziale riapertura. Alcune autorità locali hanno minacciato di decidere in autonomia, con il rischio di creare una situazione caotica. Intanto dall'Ue agli Usa esperti e infettivologi continuano a discutere se sia più efficace somministrare subito una quarta dose dei vaccini disponibili oppure aspettare di avere dei sieri aggiornati contro il maggior numero di varianti. Per il capo della strategia vaccinale dell'Agenzia europea del farmaco (Ema), Marco Cavaleri, non ci sono abbastanza dati a sostegno della somministrazione di «una seconda dose booster» con i vaccini attualmente in uso. Il richiamo ogni tre-quattro mesi, ha sottolineato il medico, può essere un piano di emergenza ma non è una strategia sostenibile a lungo termine.

Vaccino universale
D'altra parte per la direttrice dell'Ema, Emer Cook, prima di approvare un «vaccino aggiornato sono necessari i dati clinici e una discussione più strategica su quali tipi di vaccini potrebbero essere necessari a lungo termine». I sieri approvati, ha puntualizzato, continuano comunque a fornire un'adeguata protezione contro le malattie gravi e l'ospedalizzazione. Anche per il consulente del Covid della Casa Bianca, Anthony Fauci, per ora non servono nuovi vaccini contro Omicron. E la dose booster, o terzo richiamo, garantisce una protezione sufficiente riducendo l'80% dei ricoveri. Bisogna, invece, cominciare a studiare con urgenza un vaccino "universale". Un siero, ha sottolineato l'infettivologo, che sia efficace non solo contro le varianti del Covid-19 ma anche per fermare eventuali altri coronavirus in futuro.

Usa
L'amministrazione Biden guarda avanti e crea una task force per far fronte alle future varianti del Covid e altre minacce legate alla pandemia in modo che gli Stati Uniti siano pronti nel caso emergessero nuove versioni del virus. Secondo quanto riportano i media americani, la Pandemic Innovation Task Force si concentrerà sullo sviluppo di vaccini, cure e test diagnostici. L'emergere del nuovo gruppo coincide con Omicron che sta creando non pochi problemi al sistema sanitario americano, mettendolo di nuovo sotto pressione. Il CDC, ossia Centers for Disease Control and Prevention raccomanda agli americani di indossare «la mascherina più protettiva possibile», anche se l'agenzia non ha chiesto l'uso di N95 - ossia la nostra FFP2 - a livello nazionale. Il CDC ha aggiunto «la mascherina rappresenta uno strumento fondamentale per prevenire il contagio di Covid-19», aggiungendo peraltro che qualsiasi tipo di mascherina è preferibile al mancato uso di alcuna mascherina.

(fonte: La Stampa)