La Gran Bretagna chiude le porte ai laureati italiani: le nostre università non danno diritto al visto di lavoro speciale

Il mondo accademico del Regno Unito post-Brexit guarda molto a Nord America e Asia, e molto poco all’Europa. Il Bel Paese non è contemplato. Per i britannici le eccellenze italiane non valgono niente

Pochissimi comunitari, zero italiani. Il mondo accademico del Regno Unito post-Brexit guarda molto a Nord America e Asia, e molto poco all’Europa, non considerata fucina di eccellenze. La nuova politica di Londra in termini di mobilità studentesca guarda alla qualità, e gli atenei tricolori e a dodici stelle non vengono neppure presi in considerazione. Il governo di Sua Maestà ha avviato un programma volto ad attrarre studenti e ricercatori di alto livello, mettendo in palio visti individuali mirati allo scopo. Si chiamano visti HPI (High Potential Individuals), e riservati ai singoli a cui si riconoscono alte potenzialità. Il principale biglietto da visita è l’università di appartenenza, e nella lista stilata dalle autorità britannica il grado di apprezzamento per quelle del Vecchio Continente risulta molto basso.

Sul portale del governo appositamente dedicato e ricadente sotto l’ufficio immigrazione, si invitano gli interessati a verificare l’idoneità per essere ammessi in Regno Unito, e scorrendo la lista degli istituti partner, quelli Ue si contano su una mano. Università di Monaci (Germania), Karolinska Institute (Svezia), Paris Sciences et Lettres – PSL Research University (Francia) e nulla più. A voler essere precisi figurano due istituti della Svizzera, Paese europeo ma non parte dell’Unione europea. Normale di Pisa, Politecnico di Torino, la Bocconi di Milano, università di Bologna e affini, le eccellenze d’Italia non valgono praticamente niente per i britannici, o almeno non cosi tanto, e allora il territorio d’oltre Manica resta chiuso e precluso per gli italiani.

Chi proviene da uno degli atenei della lista, potrà ottenere un permesso di soggiorno di due anni se laureato o tre se in possesso di dottorato di ricerca, anche se senza un lavoro. Il possesso del visto per gli individui ad alto potenziale è un vero e proprio privilegio concesso ad altri.

Discriminazione o criteri estremamente rigorosi rispondenti a necessità di eccellenza? Comunque la si voglia leggere Londra pone barriere all’ingresso, decretando Italia come terra di università non prestigiose, e mettendo in discussione tutto il tessuto dell’istruzione terziaria dell’Europa. Si guarda con grande interesse a Stati Uniti, Canada, Giappone, Hong Kong, Australia. La nuova politica di Boris Johnson potrebbe comunque tornare utile per rilanciare il tema della competitività delle università e della ricerca universitaria. Nel frattempo italiani ed europei restano a bocca asciutta, e alle prese con le nuove politiche di immigrazione del Regno Unito.

(fonte: La Stampa)