La solitudine della Ministra Bonetti in Aula, il caso che scatena le polemiche sui social

Mentre si discuteva la mozione contro la violenza sulle donne erano presenti solo 8 deputati

Nella «Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne» c’è un immagine che riecheggia eloquente. Risale a qualche giorno fa, lunedì 22 novembre, e raffigura la ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti, che in una Camera dei Deputati deserta, discute la mozione contro la violenza sulle donne.

Di 630 deputati, ne erano presenti giusto otto. E la ministra, con un simbolico abito rosso, ha continuato a parlare nonostante il silenzio assordante dell’aula. Sui vari social network si è scatenata la polemica ed è stato denunciato da più parti l’assenteismo. Carlo Cottarelli, economista ed ex presidente del Consiglio incaricato ha affidato a Twitter il suo sdegno: «Tre numeri descrivono l’occasione: 108 donne uccise da inizio anno; 630 potenziali deputati in aula; solo 8 presenti. Quando si parla di temi così delicati l’aula non può essere deserta».

Anche il deputato del Pd, Filippo Sensi, ha denunciato l’accaduto: «Mozione contro la violenza sulle donne, in otto, alla presenza della ministra (così si fa). Lunedì, quello che vi pare. No».

Ma c’è chi gli fa notare, come la sua compagna di partito Giuditta Pini, che «la maggior parte del lavoro legislativo si fa in commissione e un’altra buona parte del lavoro si fa sul territorio con incontri con le associazioni, in prefettura, con i sindaci e le sindache, con ispezioni, riunioni e così via. Il lunedì è il giorno preposto a questo tipo di attività quindi in Aula si fanno attività che non impegnano i parlamentari e le parlamentari e che non prevedono voti».

«Ecco perché il lunedì l’Aula è vuota, che si parli di violenza o di tasse, non è quello il momento in cui si discute e si vota quel provvedimento, è il momento facoltativo in cui lo si presenta. Eppure ogni anno almeno una volta si fa questa polemica e ogni anno tocca spiegarla. Appuntamento al 2022» conclude la Pini. 

(fonte: La Stampa)