Quirinale: Salvini tratta con il centrosinistra, ma pensa al blitz per Casellati

La tentazione del Carroccio: votare Nordio sin da oggi per contarsi. La seconda carica dello Stato può tentare i grillini, ma c’è rischio di franchi tiratori

Dietro ai tre ce n’è una. Il centrodestra esce allo scoperto e fa le sue proposte per il Quirinale. Nella sala dei gruppi della Camera, Matteo Salvini fa le prove per il suo discorso, con le dita fa la conta dei «nomi autorevoli», ma poi si blocca, ne aggiunge uno e ne toglie un altro. Arrivano gli altri, Giorgia Meloni rassicurata dalle mosse dell’alleato-rivale, e Antonio Tajani, con il volto meno sereno del solito. Nella lista niente colpi di scena. Sono i nomi che girano da giorni, forse settimane, si è data una sforbiciata ed ecco che arriva la terna. Marcello Pera, Letizia Moratti e Carlo Nordio sono le carte che la coalizione si gioca subito, tenendone coperte altre. Prima tra tutte quella di Maria Elisabetta Casellati.

Non si tratta di nomi di bandiera, ma di candidati che corrono il forte pericolo di essere bruciati. Si nota più chi non c’è: ovvero Maria Elisabetta Casellati e Antonio Tajani. Il coordinatore di Forza Italia è stato escluso perché leader di partito, mentre la presidente del Senato viene messa al riparo, pare su sua richiesta, in quanto figura istituzionale. Nessuno dice però che Casellati non possa tornare utile nei prossimi giorni. Anzi, è proprio questo il nome che gira con più forza in Transatlantico. Nella seconda giornata di votazione l’umore dei leghisti è migliorato rispetto a lunedì, l’ipotesi Draghi al Quirinale sembra perdere peso e il centrodestra rispolvera i sogni di gloria: «Possiamo imporre uno nostro», ripetono un gruppo di peones. Matteo Salvini pienamente nel ruolo di leader della coalizione, domando gelosie e mal di pancia degli alleati, si tiene aperte diverse strade. La prima è quella del rimpasto di governo, con Mario Draghi i contatti sono proseguiti ieri, ma senza passi avanti. La seconda via è il dialogo con gli avversari, anche se l’offerta del tavolo dei leader fatta da Enrico Letta, restava ieri sera senza risposta formale.

Tra i leghisti di peso c’è la certezza che il confronto partirà oggi, ma se non dovesse produrre risultati, allora il leader del Carroccio proverà la prova di forza. Per il blitz c’è già un appuntamento: la quarta votazione di domani. Il nome giusto per quella occasione è quello di Casellati. «È una questione di metodo - dice Ignazio La Russa, fondatore di FdI - se non bastano le buone, la nostra terna, allora ci saranno le cattive», ovvero un nome imposto dal centrodestra. Brutale, ma chiaro. Secondo i calcoli del centrodestra, la presidente del Senato potrebbe ottenere consensi anche in territori lontani. In particolare i voti arriverebbero da settori del M5S (che l’hanno votata nel 2018) e da Italia Viva, più da fantomatici estimatori nel Pd. L’approdo sul Colle di Casellati lascerebbe libera la presidenza del Senato, un posto ambito da tutti. I renziani ci pensano, ma per ora restano su Casini e in secondo ordine su Draghi. Renzi non si sbilancia: «Casellati? Mi sembra una mancanza di rispetto verso gli altri tre candidati dire che sono finti». Per far passare questa soluzione però bisognerà cercare molti voti, anche per mettersi al riparo dal rischio di franchi tiratori, visto che la presidente nel suo partito ha alcuni nemici, anche importanti.

Dopo le tensioni degli ultimi giorni, il centrodestra ritrova un’unità di azione, «chi spera nella nostra disarticolazione resterà deluso», dice Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia aveva vissuto con particolare apprensione i colloqui di Salvini con Draghi. L’idea che insieme alla trattativa per il presidente della Repubblica ci fosse quella per la formazione del nuovo governo era motivo di tensioni tra alleati, che hanno idee opposte sul futuro (e sul presente) dell’esecutivo. La frenata del negoziato sul governo ha quindi cambiato il clima all’interno della coalizione, che si è mostrata compatta nel presentare le proposte per il Quirinale.

Ora però viene il momento della verità, la prima esigenza è contarsi, per capire se si può tentare il blitz: all’interno della Lega si sta pensando di votare per uno dei candidati della terna. Un rischio calcolato, «se va male poi passiamo alla Casellati», dice un deputato di Forza Italia, con una certa esperienza. Bruciarne uno per eleggerne un’altra.

(fonte: La Stampa)