Razzismo, Liliana Segre: “Mia eredità morale è parlare d’amore e non di vendetta”

La senatrice a vita al Senato parla a braccio: «I crimini d'odio nascono proprio con le parole come quando da bambina mi dicevano muori: e poi c'è stata la Shoah»

«Quando sono diventata, dopo 45 anni di silenzio, testimone della Shoah - preferirei non usare mai il termine 'olocausto' che sembra un sacrificio dedicato a qualcuno mentre era il massimo dell'abominio - avevo 60 anni, circa 30 anni fa. Ero diventata nonna e sono riuscita a parlare a migliaia di studenti senza mai usare la parola 'odio'. Senza mai usare la parola vendetta». Così la senatrice a vita e presidente della Commissione parlamentare sui reati d'odio Liliana Segre, che al Senato ha presentato i risultati dell'indagine conoscitiva sul fenomeno. «Sono molto contenta che ci sia questa Commissione, perché mi sembra che io debba lasciare questa eredità morale: non parlare mai di odio e di vendetta e parlare d'amore». Liliana Segre, presidente della Commissione sui reati d'odio, interviene in Senato, lasciando da parte il testo scritto. Parla a braccio, tornando non poche volte a collegare la sua drammatica esperienza di bimba ebrea al centro dei discorsi d'odio a seguito delle leggi razziali volute dal fascismo nel '38. Tanti riferimenti e l'avvertimento che «i crimini d'odio nascono proprio con le parole» come «quando da bambina "mi dicevano muori" e poi c'è stata la Shoah». Una testimonianza che le fa lasciare da parte il testo preparato. Che filtra comunque sul desk dei giornalisti.

(fonte: La Stampa)