Nino Borsari - Australia

Nato a Cavezzo nel 1911, nel 1932, appena ventunenne, vinse le Olimpiadi a Los Angeles nella specialità ciclistica dell'inseguimento a squadre. E' stato per decenni un punto di riferimento dell'immigrazione italiana a Melbourne, tanto che era conosciuto come King of Carlton, re di Carlton

E' stato per decenni un punto di riferimento dell'immigrazione italiana a Melbourne, in Australia, tanto che era conosciuto come King of Carlton, re di Carlton. Lui stesso era un emigrante, anche se lo si poteva considerare un emigrante di lusso. Nino Borsari era nato a Cavezzo nel 1911 e nel 1932, appena ventunenne, vinse le Olimpiadi a Los Angeles nella specialità ciclistica dell'inseguimento a squadre.
Era considerata una vera gloria, tanto che gli abitanti di Cavezzo, per rendergli onore, decisero di costruire un velodromo in terra battuta, in modo che Borsari potesse allenarsi quotidianamente. Il Comune mise a disposizione il terreno e un gruppo di volontari costruì la pista che venne terminata nella primavera del 1933. Il velodromo Nino Borsari cominciò così ad ospitare gare e ad accogliere i nomi più prestigiosi del ciclismo internazionale, tanto che nel 1949 il Comune decise anche di cementare la pista. Ma Nino Borsari non c'era, era rimasto in Australia.

Dopo la conquista della medaglia d'oro olimpica, infatti, Nino Borsari passò al ciclismo professionistico e a girare tutti i velodromi del mondo partecipando a gare competitive e di esibizione. Era molto popolare negli Stati Uniti dove ha corso spesso al Madison Square Gardens. La sua straordinaria popolarità lo portò fino in Australia dove veniva chiamato ogni inverno, in Australia era naturalmente estate, a correre. Vinse fino al 1939 numerose gare e, proprio in Australia, se ne aggiudicò 113 su 133 disputare. Ma nel 1939, dopo la stagione in Australia, mentre era a Sidney sulla strada del ritorno per tornare in Italia, scoppiò in Europa la seconda guerra mondiale. Venne internato prima per alcuni mesi come cittadino straniero di un Paese nemico, poi liberato grazie anche all'intervento di amici sportivi australiani. Era impossibile raggiungere però l'Italia da un Paese così lontano, così Nino Borsari rimase dall'altra parte del mondo, anche se non poteva svolgere alcuna attività ufficiale. Iniziò così a riparare biciclette, sistemandosi in un sottoscala.

Gli anni della guerra furono molto difficili e, una volta arrivata la pace, per accumulare i soldi che gli avrebbero permesso di tornare in Italia, iniziò un piccolo commercio di biciclette importando dalla Bianchi, per la quale aveva anche gareggiato. Questa attività diede buoni frutti tanto che l'attività si allargò ad altri articoli sportivi, fino ai fucili da caccia, all'argenteria e alla gioielleria. L'Emporio Borsari a Merlbourne divenne un vero e proprio gigante e anche punto di riferimento degli italiani che emigravano in Australia. E Nino Borsari aiutava tutti. Ma non abbandonò mai il ciclismo, tanto che continuò a salire in bicicletta fino agli ultimi anni della sua vita e, nel corso del tempo, ad aiutare il governo australiano che voleva dare impulso al ciclismo in Australia, organizzando gare e chiamando i più grandi nomi del ciclismo mondiale. Nino Borsari è morto nel 1996.

A Melbourne rimane la sua famiglia, i suoi figli Nino Junior e Diana Espino.