Progetto Fonderie Tempi lunghi e... cura dimagrante- IL VIDEO

Giorgio Prampolini, tra i promotori del piano: «A fine 2012 si farà il punto. Potremmo ridurre gli spazi necessari»

di Andrea Marini

Tra le “vittime” della crisi economica ci sono i grandi progetti, “sacrificati”, causa tagli, dal Comune impegnato doverosamente a privilegiare il welfare e i servizi. Ne sa qualcosa l’associazione «Gli amici delle Fonderie», nata per promuovere un progetto di riqualificazione del comparto di via Menotti, e attraverso un percorso partecipato con la città giunto all’approdo di un progetto definitivo, arenatosi quando era pronto per essere messo a bando. Ora tutto è rinviato a data da destinarsi. Intanto l’area è sotto gli occhi di tutti: quasi un monumento all’abbandono e al degrado, biglietto da visita poco entusiasmante per chi entra in città dalla “porta Maserati”.

«Eppure questo è un progetto di grande prospettiva - commenta Giorgio Prampolini dell’associazione Amici delle Fonderie - Una volta completato il museo casa Natale Enzo Ferrari, il comparto delle Ferriere di fronte alla Maserati con la serie di attività ad uso pubblico che ne deriveranno, le Fonderie rappresenteranno l’ideale conclusione nella rinascita di questa porta di Modena... Solo che dobbiamo ancora pazientare e aspettare. I tempi non sono maturi».

Prampolini non nasconde che il progetto, oggi come oggi, sia fermo. «Si tratta di un progetto vincente, che coinvolge diversi soggetti e richiede importanti finanziamenti. Il Comune che avrebbe dovuto avere un ruolo cruciale, oggi non può impegnarsi, le priorità devono essere altre: i deboli e i disagiati. Gli stessi imprenditori, che avevano manifestato interesse ad investire sul progetto, ci hanno fatto capire che è meglio attendere tempi migliori, ma al tempo stesso hanno ribadito che loro ci credono e quando i tempi saranno maturi non mancheranno di far sentire il loro contributo. E allora aspettiamo che passi questa tempesta - prosegue Prampolini - Confidiamo che nella seconda metà del 2012, le cose possano migliorare. Intanto l’assessore Sitta di recente ha convocato tutte le parti chiedendo impegni concreti in vista della predisposizione del piano particolareggiato, che nel frattempo potrà comunque procedere. Ed in questa sede non è detto che non si possa valutare di avviare un progetto ridotto nelle dimensioni, ma non nelle sue finalità. Le dimensioni degli spazi possono essere riviste in scia con le mutate situazioni. Passare da 9 mila a 5mila metri quadrati non credo rappresenterà un problema».

Non può suonare come una bocciatura, un mezzo fallimento?

«Assolutamente no. Partiamo dal presupposto che questo è un progetto valido come ha dimostrato il percorso partecipato. - sottolinea l’esponente di Amici delle Fonderie - Un’esperienza inedita per la città e che, me lo lasci dire, se si fosse pensato di attuare per il «caso piscina» forse avrebbe evitato molte polemiche e grattacapi sulla questione...»

Ma quando sarà il momento i soggetti interessati all’inizio ci saranno ancora tutti.

«Direi proprio di sì. L’università non si è tirata indietro, anche se ridimensionerà l’impegno in termini di metri quadri. Ma ci saranno così come le Officine Emilia, l’Arte, dovrebbe esserci l’Istituto storico della resistenza, il Laboratorio Science Center, la Galleria dei distretti modenesi. Noi non dobbiamo mettere le fonderie nel cassetto dei sogni, ma tenerle viva e per fare questo a mio avviso c’è una strada».

Quale

«A mio avviso il Comune dovrebbe aprire un tavolo attorno al quale far sedere tutti i soggetti interessati al progetto e gli esponenti del sistema Modena al quale chiederemo di supportarlo. Cooperazione, Camera di Commercio, Fondazione, Istituti di credito, Confindustria, Cna, Artigiani, le piccole imprese e via dicendo. Una volta ultimato il museo Ferrari, potrebbe essere questa la nuova sfida del Comune».

Chi ha delle remore sulla sostenibilità del progetto, teme i costi di gestione.

«Credo che con una adeguata organizzazione e un impulso al ruolo di centro di aggregazione e di sede di eventi legati al mondo economico, tecnico e , perché no, scientifico modenese e non solo le Fonderie possano diventare un centro aperto e attivo tutto l’anno con gli introiti che ne conseguiranno. Non dimentichiamo poi il ruolo attrattivo che potrà essere svolto dal Science center. Se le Terramare a Montale muovono 20 mila persone, questo centro non dovrebbe essere da meno. Quindi le potenzialità ci sono, sta a noi non dimenticare questo progetto in fondo a un cassetto».

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