Yara, test del dna al modenese

Massima collaborazione dell’imprenditore coinvolto nella vicenda da una lettera anonima

di Pier Luigi Salinaro

Ha accettato di sottoporsi al prelievo di un campione biologico per il test del Dna, non si è opposto ad alcuna richiesta della polizia rispondendo a ogni domanda ed accertamenti l'imprenditore modenese la cui auto, una Audi 4, e la relativa targa era stata segnalata come sospetta in una lettera anonima recapitata lunedì scorso al qutidiano a L'Eco di Bergamo. Nella lettera si segnalava la presunta presenza del mezzo a Brembate la sera della scomparsa di Yara Gambirasio e anche il giorno del ritrovamento del cadavere della ragazzina.

Gli agenti della squadra mobile orobica insieme con i colleghi modenesi hanno così potuto accertare che l'uomo, socio di un'impresa edile con sede nel modenese, è estraneo alla vicenda di Yara.

Tra l'altro gli investigatori hanno potuto verificare, anche attraverso la documentazione della ditta, messa a disposizione dallo stesso imprenditore, che nè lui, nè la propria azienda, nè i propri dipendenti, hanno mai lavorato nel cantiere di Mapello, quello finito sotto la lente degli inquirenti, accanto alla palestra dove Yara si allenava e dove era stata prelevata la sera in cui è scomparsa e dove avevano ripetutamente "puntato" i cani molecolari durante le ricerche della ragazzina. Non solo, è stato accertato che l'imprenditore modenese non ha mai lavorato in altri cantieri della Bergamasca.

Gli investigatori della questura di Bergamo hanno quindi chiarito come l'imprenditore modenese debba essere ritenuto estraneo alla vicenda di Yara. Vi sarà da attendere l'esito degli esami del test del Dna, anche se fin d'ora si può più che ipotizzare, risulteranno negativi.

A quanto si è appreso dagli stessi investigatori orobici, l'imprenditore è rimasto più che sorpreso alla notizia diffusa anche dalle televisioni nazionali, sul contenuto delle lettera anonima in cui si accennava alla sua auto e alla relativa targa e sarebbe stato lui stesso fin da lunedì scorso a contattare la polizia e a mettersi a completa disposizione degli stessi investigatori.

Caso chiuso dunque con la lettera anonima da giudicarsi del tuto inattendibile, come lo era stata un'altra missiva inviata sempre al qutidiano Eco di Bergamo lo scorso agosto. Ma mentre in quest'ultima si era accertato che ad inviarla era stato un mitomane, tutta da chiarire chi sia l'autore della missiva che ha, suo malgrado, coinvolto l'imprenditore edile modenese. L'ipotesi investigativa più accreditata, è che a spedirla sia stato qualcuno che, per motivi di carattere privato o professionale, covava rancore nei confronti dell'imprenditore stesso.