Il Codacons: occhio alle pubblicità a volte ingannevoli

di Evaristo Sparvieri Non è tutto oro quel che luccica. Nel campanello d’allarme sul rischio infiltrazioni della ‘ndrangheta nel Modenese, lanciato ieri sulla Gazzetta dal procuratore aggiunto Lucia...

di Evaristo Sparvieri

Non è tutto oro quel che luccica. Nel campanello d’allarme sul rischio infiltrazioni della ‘ndrangheta nel Modenese, lanciato ieri sulla Gazzetta dal procuratore aggiunto Lucia Musti, compaiono anche le attività di compravendita dell’oro.

I cosiddetti “compro oro”, il volto nascosto e sotterraneo di una crisi che sembra aver risparmiato dai propri meccanismi finanziari il prezioso metallo giallo, tanto da spingere gli analisti internazionali a parlare di una nuova “età dell’oro” del terzo millennio. La catenina avuta in regalo per la comunione, un anello, un ciondolo, un bracciale: gingilli pagati dai “compro oro” al cliente direttamente in contanti, dopo una rapida valutazione del valore dell’oggetto. In tempi di difficoltà economica, la vendita di un qualunque prezioso può essere utile per far quadrare i sempre più ristretti bilanci domestici, per fronteggiare problemi finanziari urgenti, per pagare mutui e bollette. E così il numero di persone che si rivolge ai “compro oro” per tirar su un po’ di denaro e arrivare a fine mese registra tendenze in costante aumento. Ma la circolazione di denaro liquido si trasforma anche in un’occasione ghiotta per il riciclaggio e il reimpiego di capitali sporchi da parte delle criminalità organizzate. Mafia, camorra e ‘ndrangheta appunto, con le cronache nazionali che si occupano con sempre maggiore frequenza di questa nuova frontiera del business messo in piedi dalla malavita organizzata.

Negli ultimi anni in Italia si è registrato un vero boom dei “compro oro”. A fornire una fotografia del fenomeno è il “Rapporto Italia 2011” dell’Istituto di studi politici, economici e sociali “Eurispes”, che rileva come in Italia i “compra oro” siano quintuplicati in meno di due anni: circa ventimila i punti (comprese gioiellerie) operanti su tutto il territorio nazionale, con un giro di affari che, a seconda delle stime, va da tre a sette miliardi di euro l’anno. Da Movimprese-InfoCamere, dove si effettua l'analisi statistica della nati-mortalità delle imprese, per conto di Unioncamere, sugli archivi di tutte le camere di commercio italiane, si stima a livello nazionale un tasso di licenze rilasciate nel settore dell’oro usato del +23,5% rispetto al 2010, del +30% a Roma e a Napoli, e addirittura del +60% negli ultimi tre anni nel Lazio e in Sicilia. Su tutto il territorio della nostra provincia, invece, sono attualmente 171 le imprese iscritte alla Camera di commercio che operano in questa attività di compravendita. Molte, la maggior parte, sono gioiellerie tradizionali. Ma sempre più visibili e riconoscibili sono i negozi “compro oro” specializzati: locali di poche decine di metri quadri spuntati un po’ ovunque, filiali di catene dirette o in franchising.

«Non c'è ad oggi nessun accertamento sulle attività di questi negozi – fa sapere il procuratore capo Vito Zincani – Certamente la situazione appare strana e il proliferare di questi negozi va seguito con molta attenzione».

Un segnale chiaro che non bisogna di fare di tutta l’erba un fascio, ad indicare che nella compravendita dell’oro operano molte aziende regolari. «Certamente “compro oro” e “money transfer” stanno proliferando anche qui», nota però il procuratore aggiunto Lucia Musti, sottolineando che attività del genere possono essere «veicoli per trasferire soldi di organizzazioni criminali e mafiose in modo molto semplice». Semplicità dovuta anche alle modalità “snelle” di rilascio delle licenze: le procedure amministrative per l’apertura di un punto vendita di oro usato richiedono i requisiti di incensurabilità, il rilascio dell’autorizzazione di pubblica sicurezza da parte della questura previa comunicazione al comune di inizio attività e l’apertura della partita Iva. Modalità che favoriscono il turn-over delle licenze e dei prestanome, con negozi che aprono e chiudono in pochi mesi cambiando solo il titolare ma rimanendo nello stesso posto. Ogni negozio che acquista o vende oro si attiene ad un proprio listino, seguendo le quotazioni ufficiali delle borse internazionali come indicazione. Grazie alle crescenti quotazioni di mercato, l’oro si è trasformato nel corso degli anni sempre più da bene rifugio (con un valore intrinseco, “reale” e che tende a non perdere) a bene di investimento, ovvero utilizzato per la produzione di altri beni. Di qui il boom. Secondo i dati “Eurispes”, la sua rivalutazione ha registrato incrementi pari al +355 per cento nell’ultimo decennio, con un +140% negli ultimi cinque anni e un +17% nel 2010.