Filippo, da fan a star sul palco accanto a Paul McCartney

A Bologna un musicista modenese di soli 8 anni a tu per tu con l’ex Beatles

di Evaristo Sparvieri

MODENA

Ma chi erano mai questi Beatles? Chiedetelo al giovane modenese Filippo Bignardi, otto anni compiuti a luglio, che sabato sera ha avuto l’onore (e il coraggio) di salire sul palco dell’Unipol Arena di Casalecchio e scambiare quattro chiacchiere con sir Paul McCartney, in occasione della prima tappa italiana dell’On the run Tour 2011. Una foto e un basso giocattolo autografati, il plettro personale del baronetto di Liverpool e una copia dei brani in scaletta. Dal concerto bolognese, Filippo ha portato con sé a casa un ricco bottino di cimeli. Ma, soprattutto, per lui il 26 novembre 2011 rappresenta il ricordo di una data storica, indimenticabile: durante il concerto, seguìto in prima fila a pochi metri dalla scalinata che conduce sul palco, un uomo della security invita Filippo al di là delle transenne. Lui accetta. Poi, pian piano, si fa un po’ di coraggio, si avvicina e, in inglese («Quel po’ che ho studiato a scuola, frequento la terza elementare alla Galilei») chiede di poter regalare a Paul una foto con dedica: “From Filippo to Paul… Thank you… I know all your songs e and have all your records”. Tempo qualche minuto e, poco prima del bis, Filippo si ritrova sul palco, fianco a fianco con il mito, davanti ad un pubblico di quattordici mila spettatori che avrebbero dato tutto pur di essere al suo posto. Compresi il padre Flavio e il nonno Fabio, “beatlesiani” sfegatati e allibiti: sono loro che hanno trasmesso la Beatles-mania anche al giovane Filippo che ora assicura di aver visto a Bologna suo nonno piangere dall’emozione. «Ascolto i Beatles da quando avevo tre anni», racconta Filippo. E a chiedergli informazioni sui Fab Four di Liverpool c’è da credergli: «Mi piace tutto di loro. Le canzoni che amo di più? Direi “She loves you” e “Please, please me”, ma anche “Help”». In cameretta, la storica immagine di Abbey Road, accanto ad una foto di John Lennon e a un poster che cattura insieme tutti e quattro i baronetti di sua maestà la Regina. E poi cd, libri, dvd, vinili. Trasmessi di generazione in generazione. Una collezione nella quale ora entreranno anche i cimeli del concerto bolognese, come i pezzi più pregiati: «Sul palco Paul McCartney mi ha detto delle cose in inglese che non ho capito molto – aggiunge – Però io ho detto sì». E che ci sia stata sintonia tra i due lo dimostra il fatto che, dopo aver ricevuto un primo autografo sulla foto, Filippo è tornato sul palco per farsi autografare anche il basso con il quale di solito gioca alla sua consolle, per un videogame che è rigorosamente “beatlesiano”. «Filippo is back», ha detto Paul McCartney, autografando di buon grado lo strumento. «Adesso non potrò più giocarci», dice Filippo. D’altronde Filippo Bignardi ha un curriculum di tutto rispetto. Da cinque anni a questa parte ha partecipato in giro per l’Italia a tantissimi raduni di fan: da Brescia a Salsomaggiore, fino a Carpi. Occasioni che gli hanno permesso di diventare un vero esperto: «Il primo batterista si chiamava Pete Best», ricorda con facilità. Ma come è stato incontrare Paul dal vivo? «Emozionante, anche perché stare davanti tutte quelle persone non è mica tanto facile…». Poi ammette candidamente: «Paul ha sessantanove anni e un po’ mi sembrava di stare vicino ad uno dei miei nonni». Ed è proprio il nonno Fabio l’artefice di questa passione: «Gli facevo ascoltare i Beatles ovunque: ricordo ancora l’ottobre del ‘62, quando li ascoltai per la prima volta». Amore a prima vista, rimasto intatto a distanza di cinquant’anni. Alla fine del concerto, come una vera star Filippo è stato fermato dai fan che gli chiedevano di poter scattare foto insieme a lui: il “quinto” beatles. E chissà che la nomina ufficiale non avvenga il prossimo 8 dicembre, al John Lennon day: nel parco di Castelnuovo intitolato al cantante, Filippo Bignardi sarà l’ospite d’onore di una giornata evento.