Una foto una storia / «Così il Graffio lasciò il segno»

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Alessandro “Jumbo” Manfredini racconta vita e morte dello storico circolo Arci. L’avventura con i “Ciao Fellini”

MODENA. «Si parla sempre e solo degli anni Sessanta e Settanta, senza prestare la dovuta attenzione agli splendidi anni Ottanta quando Modena, a livello nazionale, visse un momento decisamente d'oro» esordisce Alessandro “Jumbo” Manfredini, classe 1962, art director di professione, tra i fondatori del mitico locale modenese Graffio, “discoteca per menti veloci” di via Del Lancillotto, oggi conosciuto col nome di Tube.

«Prima del Graffio c'era il Jukebox, dove io e miei amici ci incontravamo. Poi, quando abbiamo capito che c'era la possibilità di aprire un locale “a modo nostro”, un locale di educazione all'intrattenimento, abbiamo cercato di mettere insieme le nostre specificità e nel 1984 abbiamo aperto il Graffio, che ha chiuso nel 1989. Io, tra le altre cose, mi occupavo di allestirlo assieme a Biccio Maselli e Giorgio Tavernari: ogni mese creavamo un allestimento diverso, ispirato dalle sensazioni captate nei viaggi che facevamo» racconta Manfredini, che, davanti all'ingresso del Tube, tiene in mano la foto del primo allestimento fatto al Graffio, il cui interno è rimasto strutturalmente invariato ma, così allestito, risulta irriconoscibile oggi per chi entra nel locale.

«Una volta, nel 1984, per uno dei miei allestimenti, chiamammo addirittura l'ambasciata albanese a Roma per chiederle del materiale perché volevo ricreare un ambiente ispirato all'Albania degli anni di Enver Hoxha e l'ambasciata albanese è venuta qui a Modena solo per noi!».

Manfredini al Graffio lavorò anche come dj e fece parte dei gruppi modenesi “Ciao Fellini” che nel 1988 visse il Festivalbar con la cover de “La mia banda suona il rock” e del “Quartetto Prampolini” che si esibì in perfomance iperfuturiste in giro per l'Italia e partecipò alla prima biennale dei Giovani del Mediterraneo a Barcellona nel 1986.

«Siamo stati noi del Graffio ad organizzare il primo concerto rap in Italia, al Palasport di Modena: il 2 giugno del 1987 si esibì nella nostra città Afrika Bambaataa e fu un successo incredibile!».

La storia del Graffio, però, fu tutt'altro che tranquilla: «A causa nostra la giunta comunale rischiò di cadere negli anni Ottanta... - racconta Manfredini, ricordando che, come oggi il Tube, anche il Graffio era un circolo Arci - Tra le altre cose, al Graffio si proiettavano anche dei film: nel 1988 proiettammo Pink Flamingos di John Walters, regista americano particolarmente in voga in quegli anni, che lavorava molto sulla parodia dell'America borghese. Il protagonista del girato era Divine, icona del travestitismo che a un certo punto del film mangia una finta cacca di cane. Successe che alla proiezione del film era presente anche un giornalista, e il giorno dopo, sull'edizione nazionale del Carlino, leggemmo il seguente titolo: “Porno horror movie al Graffio di Modena, pagato dal Comune”. Come potete ben immaginare fu l'inizio della nostra fine. Nonostante la chiusura del Graffio, quegli anni meravigliosi, per noi e soprattutto per la nostra città, non li dimenticheremo. Oggi - conclude Manfredini - manca tanta poesia. Ci vorrebbero meno rotonde, meno parcheggi, più poesia: forse così, molte cose, si risolverebbero».

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