Rinunciare al vitalizio? Solo la metà ha detto sì

Oltre a Richetti - che ha voluto il provvedimento - ci sono Costi, Bonaccini e Favia Manfredini e Vecchi tentennano mentre Leoni e Aimi hanno rinviato la decisione

Tutti (o quasi) si dicono favorevoli. Ma, di fatto, sono stati pochissimi i consiglieri regionali che hanno dato il loro assenso alla rinuncia dei vitalizi, le “pensioni” d’oro che scattano a partire dal compimento dei 60 anni di età e che attualmente gravano sul bilancio dell’Assemblea legislativa per una spesa complessiva annuale di circa 4,5 milioni di euro.

Alla scadenza del 15 gennaio, soltanto 17 su 50 avevano inoltrato richiesta ufficiale di rinuncia, secondo quanto previsto dalla legge 17/2012 approvata in Consiglio il 20 dicembre scorso: un provvedimento fortemente voluto dal presidente dell’Assemblea legislativa uscente, Matteo Richetti, che fissava proprio nelle prime due settimane di gennaio il termine entro il quale i consiglieri potevano usufruire della possibilità di cessare i loro versamenti ai fini pensionistici. Una rinuncia per ora “facoltativa” per ogni singolo consigliere, con lo scopo di accelerare i tempi nei tagli ai costi della politica.

Un'altra finestra per aderire sarà aperta nelle prime due settimane di luglio, quando tutti i consiglieri avranno la possibilità di rinunciare al pregresso già versato.

Degli 8 consiglieri modenesi, ad aver dato il via libera sono stati finora solo in quattro: lo stesso Richetti, la nuova presidente Palma Costi e Stefano Bonaccini. In extremis, e dopo una gaffe polemica, ha aderito alla rinuncia anche l’ex grillino Giovanni Favia, ora in corsa per il Parlamento con la Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia e in procinto di essere sostituito probabilmente da Sandra Poppi come rappresentante modenese 5 Stelle in Assemblea. Favia in un primo momento aveva dichiarato di non aver ricevuto comunicazionI. Ma ieri è stato smentito da una nota dell’Assemblea, nella quale si comunicava che «lettere di rinuncia erano già state depositate da altri consiglieri, anche da Giovanni Favia», aggiungendo che «il 7 gennaio la direzione generale dell'Assemblea ha inviato ai consiglieri le indicazioni della legge approvata, allegando i moduli».

Quanto agli altri consiglieri modenesi, c’è chi valuta il da farsi, chi promette che rinuncerà a luglio e chi al vitalizio non intende rinunciare. «Ho fatto i conti ed ho deciso di non recedere dal vitalizio: e non è detto che questo sia un male per le casse della Regione. Anzi, guardando solo alle cifre, ho calcolato che se vivrò più di 83 anni ci avrò guadagnato io, ma se vivrò meno ci avrà guadagnato la tesoreria, che si terrà parte dei contributi che ho versato», afferma il 73enne capogruppo della Lega Nord, Mauro Manfredini. Un ragionamento che non farebbe una piega, se non fosse che a fronte dei 4,5 milioni di vitalizi messi a bilancio ogni anno il totale delle trattenute dei 50 consiglieri si aggira sui 700 mila euro, per un contributo mensile medio di 1.200 euro circa per consigliere. E, secondo alcuni calcoli effettuati in fase di redazione della legge, con un versamento complessivo di 100mila euro si riesce ad ottenere un vitalizio anche fino a 600mila euro. «In ogni caso non sono d'accordo con l'idea che sia un bene richiedere indietro i contributi versati - continua Manfredini - se lo facessero tutti si metterebbe a rischio il bilancio regionale. E nemmeno sono d'accordo con l'idea che si debba trattare il vitalizio come un regalo immeritato: ricordiamoci che è denaro che abbiamo versato».

Sul “rischio” che un’ondata di rinunce inoltrate in contemporanea vadano ad affossare i conti dell’assemblea regionale si sofferma anche il consigliere Pd, Luciano Vecchi: «Non ho approffittato di questa possibilità, ma il mio orientamento è comunque di farlo alla prossima occasione utile, anche se credo che la questione meriti qualche approfondimento che ancora l'ufficio di presidenza non ha messo in atto – dichiara - Attendo qualche chiarimento, ma sono comunque orientato a rinunciare. Lo si può fare due volte l'anno fino all'età della pensione, per me ancora lontana».

E se il consigliere Pdl Andrea Leoni fa sapere che se ne occuperà a luglio («Ero in attesa del regolamento attuativo per capire modi e termini»), il suo collega di partito e vicepresidente dell’Assemblea, Enrico Aimi, afferma: «C'è ancora tempo. La pensione, in qualsiasi sua forma, non rientra tra i miei scopi, nè tra i miei principali pensieri: non ho approfittato di questa finestra ma potrei farlo in futuro. Credo che molti si orienteranno a recuperare il versato e potrei valutare se fare così anche’io».