Il primo mese dell’onorevole Vittorio

Finale. Il grillino Ferraresi: «Una grande responsabilità. Blindati a Montecitorio. Il nuovo presidente? Io dico Rodotà»

FINALE. Giovanissimo e già deputato nel M5S Vittorio Ferraresi, racconta i suoi primi quaranta giorni romani.

A oltre un mese dalle elezioni il primo bilancio dell’esperienza in Parlamento?

«All'inizio è stata una forte emozione che però si è ridimensionata con la consapevolezza che abbiamo una grande responsabilità. Da mattina a sera siamo blindati in riunioni a Montecitorio».

Ora le sue parole e i suoi silenzi hanno un peso diverso.

«Gran parte del tempo la occupo per rispondere alle domande e alle mail dei cittadini. Alcuni pensavano che avremmo stravolto il sistema nel giro di poco ma non abbiamo la bacchetta magica. Ci vuole comprensione, ce la stiamo mettendo tutta».

Il Pd ha proposto un'alleanza e avete rifiutato. Lei è favorevole ad aprire un dialogo con i partiti?

«M5S ha sempre detto che non si faranno alleanze o inciuci con altri partiti. Non vogliamo dare la fiducia a partiti che hanno rovinato il Paese e che sono la causa dell'attuale crisi. Dialogo e confronto possono esserci su idee, proposte e tematiche concrete. Io sono entrato perché sapevo che era un movimento rivoluzionario lontano dal vecchio sistema partitico».

È stato indicato come uno dei favorevoli a un governo. Qual è la sua posizione in merito?

«Sono favorevole a un governo a 5 Stelle che possa ribaltare il sistema politico attuale e risolvere davvero i problemi dell'Italia sul lungo periodo. Non vogliamo contentini».

Riunioni a porte chiuse e silenzio stampa. Perché questa segretezza, non pensate che la gente ha bisogno di un confronto diretto?

«Io mi confronto ogni giorno con chi mi scrive. Stiamo lavorando seriamente, non è vero che diciamo no a tutto. Non esprimiamo opinioni personali e le informazioni sulle decisioni prese dal movimento è giusto che arrivino da Roberta Lombardi che è capogruppo alla Camera e portavoce. Abbiamo fatto varie dirette streaming e cercheremo di trasmettere più riunioni possibili. Non c'è una chiusura da parte nostra, si può e si deve fare meglio per rendere tutto più trasparente possibile».

Ventisei anni da compiere e già a Montecitorio. Riesce ancora a staccare la spina e rilassarsi?

«È difficile, nel senso che i pensieri sono sempre collegati e la mente al 100% è lì. Sento tanta responsabilità ma noi di 5 stelle siamo cittadini; rimaniamo umili e non perdiamo di vista il territorio da dove veniamo».

A proposito di questo, il terremoto che si è sommato all'economia locale in forte difficoltà. Riuscire a portare a Roma i disagi della provincia?

«Sono problemi che riguardano il locale ma anche tutta la nazione. La crisi è pesante e daremo risposte. Come M5S ci facciamo carico innanzitutto di due punti: detassare le piccole, medie imprese perché il livello altissimo attuale di tassazione non incentiva il mercato e gli ammortizzatori sociali; bisogna aiutare la cittadinanza, le persone che hanno perso il lavoro e che sono in difficoltà».

E sul fronte Cispadana?

«Sarebbe una delle prime voci da eliminare dal respiro sociale del territorio».

Il prossimo passaggio sarà l'elezione del nuovo presidente della Repubblica. Chi vorrebbe?

«Ci sono tante ipotesi sulla nostra piattaforma. Io personalmente direi il giurista Stefano Rodotà ma è solo un'ipotesi. Voteremo e decideremo insieme».

Samuele Govoni