La rivolta è domata a colpi di pizze

Cie: una rivolta sedata a colpi di pizza. Quando si abbinano un classico dell’italianità e una soluzione all’italiana il risultato è invidiabile in tutto il mondo, arabo compreso. Vediamo. Siamo all’...

Cie: una rivolta sedata a colpi di pizza. Quando si abbinano un classico dell’italianità e una soluzione all’italiana il risultato è invidiabile in tutto il mondo, arabo compreso. Vediamo.

Siamo all’interno della polveriera di via La Marmora, dove una cinquantina di tunisini attendevano lo scoccare del Ramadan. Era per loro l’ultimo giorno normale, poi l’indomani sarebbe stato rigoroso digiuno sino alla cena liberatoria durante la notte. Alla “vigilia” dunque si festeggia e, come è giusto che sia, il menù deve essere all’altezza. Tortellini? No, cous cous.

I preparativi fervono, le pignatte stridono, i fuochi cuociono ciò che i cuochi creano. Ma alla fine, quando scatta il “signori, tutti a tavola”, per gli ospiti c’è solo amarezza. Una grande delusione: qualcosa è andato storto.

Non c’è bisogno di scomodare giurati, giri di parole, ricorrere a piccoli correttivi: il cous cous è immangiabile. Una cucchiaiata definitiva passa anche per il giudizio insindacabile della “vecchia guardia”, quei due poliziotti che ormai sono gli “sceriffi” del Cie. È davvero immangiabile. E allora? In situazioni di minore impatto sarebbe bastata una tazzina di caffè con il manico a destra invece che a sinistra e la rivolta sarebbe esplosa coinvolgendo all’unisono tutti i blocchi. Quando ciò accade l’arredamento è da rinnovare, arrivano da ogni dove forze dell’ordine, i pompieri spengono i fuochi, i tetti devono essere fatti “spopolare”. La beffa del cous cous immangiabile andava oltre. Tutti, ospiti e ospitanti, se ne erano resi conto.

E allora? Gli “sceriffi” e quelli della cooperativa l’Oasi fanno “ la mossa”. Anzi, il vecchio “sceriffo” molla il cinturone e si mette un grembiule, si toglie la matita che ha all’orecchio e sul block notes inizia a prendere e annotare le ordinazioni. Pizza per tutti.

I tunisini depongono gli istinti bellici ma si lasciano trasportare da quelli famelici. C’è quello che subito ne ordina una ai frutti di mare, l’altro alle “cinque stagioni”, insomma, chi più ne ha più ne metta.

Calma, le trattative sono d’obbligo, anche in questo caso. C’è un budget che non si può sforare. Perché oltre alla pizza ci vogliono anche dei bei bottiglioni di coca cola ghiacciata. Insomma, alla fine, pizza classica e bollicine. Per una volta sono arrivati gli scooter dei consegna-pizze invece dell’esercito. Una spesa di 215 euro. E la rivolta è stata domata. (s.to)