Congresso Pd/Schena: «Fuori tutti i partiti dalle fondazioni Modena sia creativa»

1) «Il programma è, deve essere, il frutto di un'elaborazione collettiva. E' il punto di arrivo di un percorso impegnativo ed autentico fatto di ascolto, confronto ed infine di sintesi. E' questa la...

1) «Il programma è, deve essere, il frutto di un'elaborazione collettiva. E' il punto di arrivo di un percorso impegnativo ed autentico fatto di ascolto, confronto ed infine di sintesi. E' questa la prima mission di un partito, soprattutto del Partito Democratico. Quindi non parlerei di programma, ma dell'indicazione di alcuni temi che devono riempire l'agenda politica. Il lavoro e l'economia saranno il fulcro su cui centrare qualunque piattaforma programmatica. Appena un passo indietro, l'ambiente e il territorio. A tale proposito non sono più rinviabili azioni concrete circa il dissesto idrogeologico della nostra terra - il bacino del Secchia è quello a più alto rischio dell'intera regione - la redazione del piano regionale per la raccolta e smaltimento dei rifiuti che deve indicare con chiarezza i programmi utili a ridurre la necessità dell'uso di discariche ed inceneritore; la ricostruzione post-sisma che, non scordiamolo, è affare di tutta la nostra provincia, oltre che nazionale. Il riassetto del sistema sanitario e l'integrazione col sociale va perseguito senza indugi».

2) «Sono convinto che le primarie siano tra gli elementi costituitivi del Pd. Non sono tra quelli che le considera la soluzione al problema irrisolto di rendere effettiva la partecipazione di iscritti ed elettori alla vita politica e al governo della propria comunità e quindi non può essere che ci fermiamo a questo. Comunque quando si tratta di scegliere cariche elettive monocratiche, a prescindere dalla dimensione del comune, sono fondamentali».

3) «Io penso ad un Partito Democratico con una precisa identità che non si caratterizza per quale alleato sceglie. Alleanze per fare cosa? È da qui che si parte. Sui territori cercheremo la condivisione sul progetto prima delle alleanze».

4) «Non sono capace di dare giudizi che, peraltro, non credo siano di una qualche utilità.Credo però che il Pd svolge appieno il suo ruolo se è capace di contenere al suo interno il confronto che ha generato queste istanze, facendosene carico».

5) «Deve starne fuori. Le Istituzioni hanno rapporti con le società partecipate e le fondazioni bancarie, i partiti no. E non è una questione di forma».

6) «Quando la mancanza di lavoro assume dimensioni così drammatiche, occorrono misure straordinarie. Modena deve sapere mettere a valore la propria creatività storica, quella della grande tradizione artigiana e industriale, fondendola con quella nascente dei nuovi media e delle tecnologie digitali, sviluppando nel prossimo futuro in un vero e proprio nuovo manifatturiero. Grandi città europee sono state capaci di giganteschi processi di trasformazione urbana per imprese e giovani talenti che cercano l' ambiente adatto in cui lavorare».

7) «Prima di tutto è cosa buona che la Cooperazione si metta in discussione: ha già vinto una prima importante sfida. Il movimento cooperativo trae forza dal tenere insieme mutualità ed imprenditorialità. Quando c'è squilibrio tra queste non si realizza il fine specifico della cooperazione. Credo ci sia margine per investire di più sulla capacità imprenditoriale e rimotivare il carattere mutualistico. Questo mondo ha le risorse per farlo».

8) «Vengo da un territorio, quello solierese, dove siamo abituati a considerare che il radicamento del partito è una cosa seria: abbiamo un numero di iscritti al Pd paragonabile a quello di tutto il comprensorio ceramico. Il reale radicamento sul territorio significa per me soprattutto questo: fare diventare i circoli territoriali e ambientali del Pd la dorsale della propria struttura politica. Certo servono azioni concrete per poterlo rendere possibile: serve un lavoro di lungo termine per supportare circoli e territori attraverso la formazione politica e la diffusione di “buone prassi” (ad esempio l'installazione del wi-fi in tutti i circoli) per renderli più attrezzati, attrattivi e frequentati. Più contemporanei, insomma».

9) «Si tratta quindi di spendere al meglio le poche risorse, nel modo più efficiente ed efficace possibile, e soprattutto di fare una buona politica che possa attrarre i contributi volontari che sono sostanzialmente le iscrizioni/adesioni e gli utili delle feste. Penso a una organizzazione centrata su pochissime funzioni “centrali” in capo alla segreteria provinciale: indirizzo politico, formazione, comunicazione e con un ruolo decisivo di protagonismo dei territori, articolati per zona. È oramai solo sul livello distrettuale che si possono trovare le dimensioni minime e le energie necessarie».

10) «Non lo so, oggi non è importante e credo, peraltro, che tutti i candidati abbiano qualità e visione, ma nessuno da solo rappresenti il partito che vorrei vedere in campo. Oggi ho l'ambizione di pensare che può esistere un Partito Democratico Modenese con una sua specificità, con una visione che metta al centro la nostra comunità ed il nostro territorio. Se non credessi in questo non avrebbe senso la mia candidatura». (d.b.)

@dvdberti

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